Didattica musicale: imparare con la musica

La musica è un canale di comunicazione universale che a scuola semplifica e rende creativo l’apprendimento delle discipline

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La musica non è solo una forma d’arte, essa infatti si presenta come un interessante strumento educativo che può facilitare l’apprendimento delle discipline insegnate a scuola. Per capirne l’importanza rubiamo le parole di Platone, filosofo che ha prestato particolare attenzione alla musica, affermando che essa “dà un’anima all’universo, ali alla mente, volo all’immaginazione”, definita come una potente forma di educazione e medicina per l’anima. E non a caso la Commissione Europea consiglia ai docenti di integrare la musica nei programmi didattici, sottolineando che essa ha il potere di migliorare l’umore e di motivare l’interesse verso le altre discipline scolastiche.

 

I vantaggi della musica in classe

La musica è uno strumento educativo olistico che agisce su più livelli contemporaneamente, (e proprio per questo risulta particolarmente utile nella scuola dell’infanzia e primaria): a livello cognitivo rinforza l’attenzione, la memoria e lo sviluppo del linguaggio; a livello emotivo stimola l’interesse attraverso il coinvolgimento e, a livello corporeo, aiuta il ritmo e la coordinazione motoria. Con la musica l’istruzione diventa un’esperienza vissuta e non solo un apprendimento di contenuti.

Save the Children specifica sul proprio sito che la musica è un potente coadiuvante nell’educazione dei giovanissimi, in quanto permette di esprimersi in modo migliore, facilitando la creatività e la comunicazione. Secondo l’organizzazione, l’esposizione alla musica già nella prima infanzia ha un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo trasversale ai vari percorsi di apprendimento. Non solo, suonare uno strumento stimola particolari aree del cervello che consentono di potenziare la memoria, l’attenzione e il ragionamento logico-matematico. Inoltre, essa rappresenta una forma di linguaggio universale che supera le barriere linguistico-culturali, stimolando l’empatia, il confronto e la collaborazione con gli altri.

 

Cosa dice la psicologia della musica

Il riconoscimento della musica come utile strumento didattico è confermato dalla psicologia e dalla pedagogia. Pensiamo all’intelligenza musicale citata da Howard Gardner nel libro “Frames of mind” del 1983. Lo psicologo, nella sua teoria delle intelligenze multiple, ritiene che l’intelligenza non sia un’unica capacità, bensì un insieme di tipologie diverse (linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporea-cinestetica, interpersonale, intrapersonale, naturalistica e, appunto, musicale). Ognuno di noi possiede delle tipologie diversamente sviluppate che variano per genetica ed esperienza. Stimolando l’intelligenza musicale, l’individuo riceve una spinta ad apprendere più facilmente tramite suoni e ritmo. Inoltre, attraverso i testi delle canzoni si può implementare lo sviluppo linguistico aiutando a migliorare la pronuncia e la memorizzazione di parole straniere.

La musica non serve solo a rendere più divertente la lezione, riesce a stimolare le emozioni più profonde che influenzano attenzione, impegno, perseveranza e qualità dell’apprendimento. Le diverse teorie motivazionali ci spiegano che la musica è in grado di creare un maggiore coinvolgimento permettendo in tal modo di raggiungere gli obiettivi nelle altre discipline attraverso un impegno rafforzato. Uno dei pensieri più conosciuti nell’ambito motivazionale è quello degli psicologi Deci e Ryan, che sostengono che la motivazione nasca da tre elementi precisi: autonomia, competenza e relazionalità. La potenza musicale è considerata massima se pensiamo che riesce ad attivarli tutti contemporaneamente.

 

Consigli ed esempi per fare musica in aula

Il potere della musica deriva da vari aspetti, ad esempio, secondo Save the Children, provare ad ascoltare i cantanti e le canzoni del momento preferite dagli alunni, permette di conoscerli meglio e di avvicinarsi a loro. Ma anche provare a suonare degli strumenti improvvisati in classe, come degli oggetti quotidiani, aiuta il pensiero critico e la creatività degli alunni. Attraverso la musica si può migliorare l’espressione linguistica e la capacità di dare sfogo alle proprie emozioni, ad esempio attraverso un laboratorio di musica rap. Save the Children sottolinea, inoltre, che attraverso la musica, e in particolare le tradizioni musicali delle varie parti del mondo, si può promuovere il rispetto delle culture e l’interculturalismo.

L’uso della musica nella scuola non si limita all’insegnamento della disciplina musicale in senso stretto, ma si configura come un potente strumento pedagogico trasversale, capace di sostenere l’apprendimento in numerosi ambiti disciplinari.

Vediamo dunque come utilizzarla nelle diverse discipline:

  • Lingua italiana: l’analisi del testo delle canzoni permette di lavorare sulla comprensione, il lessico, le figure retoriche e la memoria verbale, esattamente come si farebbe con un testo letterario, stimolando però in tal modo maggiormente l’interesse degli alunni.
  • Lingua straniera: ancora più utile nelle lingue straniere, l’analisi di un testo aiuta nella comprensione e memorizzazione di parole straniere, della struttura grammaticale e lessicale. Inoltre, con una canzone si possono abbassare le barriere emotive che spesso rendono difficile l’esposizione in una lingua diversa da quella madre.
  • Matematica: attraverso ritmo, tempo e struttura musicale, si possono rendere concreti quei concetti logico-matematici astratti. Ad esempio, le frazioni possono essere comprese tramite la durata delle note.
  • Scienze: lo studio del suono, delle onde sonore, e della frequenza aiutano a semplificare i concetti della fisica. L’analisi del funzionamento dell’apparato uditivo consente, inoltre, di approfondire i temi trattati in biologia.
  • Storia: la musica si presenta come una vera e propria fonte storica, attraverso di essa infatti si può riflettere sul contesto storico, sociale e politico dal quale proviene. Un punto di partenza per risalire ad un’epoca.
  • Geografia: anche in questo caso, la musica è il punto di partenza per l’analisi di un territorio, e per avvicinarsi a tradizioni diverse da quelle originarie.
  • Arte: nell’arte la musica ha un largo impiego, non solo nelle aule scolastiche. L’ascolto, infatti, si traduce in immagini, colori e forme, favorendo l’immaginazione e l’espressione personale, dando sfogo in modo alternativo alle proprie emozioni.
  • Educazione motoria: svolgere attività motoria con l’ascolto della musica migliora la coordinazione e la consapevolezza corporea.

 

Il potere dell’inclusività della musica

La musica è considerata un vero e proprio elemento di inclusione nella scuola, in quanto favorisce la partecipazione attiva di tutti gli studenti, compreso chi presenta difficoltà o bisogni educativi speciali. Parliamo di studenti DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), che presentano difficoltà neurologiche relative alle abilità di lettura, scrittura o calcolo, e che richiedono degli strumenti compensativi e degli specifici supporti didattici, e, con il termine più ampio BES (bisogni educativi speciali), gli studenti che presentano delle difficoltà di apprendimento e partecipazione in classe, che richiedono delle metodologie didattiche personalizzate, anche temporanee.

In questi casi, la musica mostra un grande potenziale di inclusività perché lavora su canali diversi rispetto alla didattica tradizionale. Essa non si basa solo sulla lettura e la scrittura che in molti casi rappresentano delle difficoltà, ma permette un apprendimento tramite ritmo e melodia. La memorizzazione viene facilitata attraverso la stimolazione di più sensi contemporaneamente diminuendo il carico emotivo. Negli studenti DSA e BES, infatti, la musica ha il vantaggio di ridurre l’ansia e lo stress legati alle prestazioni scolastiche, aggirando l’ostacolo con uno strumento, la musica appunto, percepita come un’attività “non scolastica”. Inoltre, la musica si presenta già di per sé come uno strumento compensativo: pensiamo alle registrazioni audio e ai testi delle canzoni.

 

Usare la musica come strumento pedagogico significa riconoscerne il valore educativo perché “imparare con la musica” non vuol dire solo insegnare meglio, ma insegnare in modo coinvolgente e inclusivo. In un sistema scolastico sempre più attento alle competenze trasversali, la musica rappresenta, dunque, una risorsa preziosa per costruire apprendimenti significativi e duraturi.

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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