Controlli parentali: proteggere senza spegnere il divertimento

Piccola guida pratica ai controlli parentali: cosa c’è da sapere e gli strumenti utili per gestire videogiochi e piattaforme digitali.

Parental control
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Nel precedente articolo abbiamo analizzato il lato oscuro dell’industria videoludica, soffermandoci sui rischi legati a microtransazioni, loot boxes e dipendenza da gioco.
Comprendere questi meccanismi è un passaggio fondamentale, ma non sufficiente: alla consapevolezza deve necessariamente seguire l’azione e diventa essenziale dotarsi di strumenti concreti per prevenire abusi e comportamenti a rischio.

I controlli parentali rappresentano uno di questi strumenti. Spesso percepiti come forme di censura o di sorveglianza eccessiva, in realtà costituiscono un supporto educativo che aiuta genitori e tutori a guidare i più giovani verso un uso equilibrato e responsabile del videogioco.
Non si tratta di proibire, ma di proteggere, accompagnare e insegnare, creando un ambiente digitale sicuro che tenga conto dell’età, della maturità e delle esigenze individuali.

Con questo articolo andremo a vedere cosa sono i controlli parentali, cosa dice la legge e come applicarli in modo pratico ed efficace su smartphone, PC e console di gioco.

 

Parental control: censura o mitigazione del rischio?

Per il sottoscritto, ovviamente, la seconda opzione.

I controlli parentali sono un insieme di strumenti tecnologici e impostazioni pensati per aiutare genitori e tutori a gestire l’accesso dei minori ai contenuti digitali.
Applicabili a videogiochi, console, computer, smartphone e piattaforme online, questi sistemi permettono di limitare il tempo di utilizzo, filtrare i contenuti in base all’età, bloccare o autorizzare gli acquisti in-app e monitorare le interazioni online.
Il loro scopo non è quello di esercitare un controllo censoriale, ma di creare un perimetro di sicurezza entro il quale i più giovani possano muoversi in modo graduale e protetto.

La necessità dei controlli parentali nasce dal fatto che l’ambiente digitale non è progettato tenendo conto esclusivamente dei minori.
Come abbiamo visto nel precedente articolo, molti videogiochi includono meccaniche economiche complesse, comunicazioni non moderate e contenuti non sempre adatti a tutte le fasce d’età.
Senza una mediazione adulta, i ragazzi possono trovarsi esposti a spese inconsapevoli, a dinamiche di gioco compulsive o a interazioni potenzialmente dannose.
In questo senso, il parental control non sostituisce il dialogo educativo, ma lo rafforza, offrendo un supporto concreto per accompagnare i minori nella costruzione di un rapporto sano e consapevole con il videogioco e la tecnologia in generale.

 

Come si valutano i videogiochi? Cos’è il PEGI ed è sufficiente? 

Per orientare genitori ed educatori nella scelta dei contenuti più adatti ai minori, l’industria videoludica utilizza sistemi di classificazione per età, il più diffuso in Europa è il PEGI (Pan European Game Information).
Questo sistema assegna ai videogiochi una fascia d’età consigliata accompagnata da specifici descrittori di contenuto che segnalano la presenza di violenza, linguaggio volgare, gioco d’azzardo simulato o acquisti in-game. Il PEGI rappresenta uno strumento utile per una prima valutazione, fornendo indicazioni chiare e standardizzate sul tipo di esperienza proposta dal gioco.

Tuttavia, il rating non può essere considerato una garanzia assoluta. Le classificazioni si basano sui contenuti dichiarati al momento della pubblicazione e non sempre tengono conto dell’evoluzione del gioco nel tempo, soprattutto nei titoli online che vengono costantemente aggiornati.

Accanto ai rischi economici e legati ai contenuti, esistono pericoli ancora più gravi connessi alle interazioni online, in particolare quelli relativi a molestie, adescamento e pornografia minorile. Numerose inchieste hanno evidenziato come alcune piattaforme di gioco molto popolari tra i più giovani possano diventare ambienti vulnerabili se non adeguatamente supervisionati.
Emblematico è il caso di Roblox, più volte al centro dell’attenzione mediatica per episodi in cui utenti minorenni sarebbero stati esposti a comportamenti inappropriati, linguaggio sessualizzato o tentativi di contatto da parte di adulti.

Controlli parentali nella pratica: gli strumenti disponibili

Oggi la maggior parte dei dispositivi e delle piattaforme di gioco mette a disposizione strumenti integrati che consentono di gestire in modo efficace l’esperienza digitale dei minori. Smartphone, computer, console e servizi online offrono sistemi sempre più avanzati per limitare il tempo di utilizzo, bloccare o autorizzare gli acquisti, filtrare i contenuti in base all’età e controllare le interazioni online.

Andiamo a vedere alcuni esempi pratici con i link alle spiegazioni per implementare i controlli parentali sui vostri dispositivi.

 

Smartphone e tablet

Smartphone e tablet rappresentano spesso il primo punto di accesso al mondo digitale per bambini e adolescenti. Proprio per questo, sia Android che iOS integrano sistemi di controllo parentale avanzati, pensati per offrire una gestione equilibrata dell’esperienza digitale.

Su dispositivi Android, Google Family Link permette di un account dedicato al minore e impostare limiti di tempo giornalieri, orari di utilizzo, approvare manualmente le app scaricabili dal Play Store e bloccare gli acquisti in-app.

Allo stesso modo, su dispositivi Apple, la funzione Tempo di utilizzo consente di monitorare l’attività, impostare pause programmate, limitare contenuti espliciti e autorizzare o rifiutare spese tramite App Store.

 

PC Windows e macOS

I principali sistemi operativi offrono controlli parentali integrati che consentono di gestire in modo efficace l’accesso ai contenuti e il tempo di utilizzo.

Su Windows, attraverso il servizio Microsoft Family Safety, è possibile creare profili separati per i minori, impostare limiti di tempo giornalieri, bloccare siti web inappropriati e monitorare le attività svolte sul dispositivo.
Inoltre, è possibile autorizzare o vietare l’accesso a specifici giochi e applicazioni in base alla classificazione per età.

Su macOS, le funzioni di Tempo di utilizzo permettono un controllo analogo: si possono definire orari di utilizzo del computer, limitare l’accesso a determinati contenuti web, gestire le app installabili e impedire modifiche non autorizzate alle impostazioni.

Particolarmente rilevante è il controllo sugli account delle piattaforme di gioco (come Steam o Epic Games), che spesso rappresentano un canale autonomo di accesso a contenuti, chat e acquisti.
In questo caso, i controlli del sistema operativo dovrebbero essere affiancati a quelli offerti dalle singole piattaforme, creando una supervisione multilivello.

 

Console da gioco (Xbox, Playstation, Nintendo Switch)

Facendo parte della grande famiglia Microsoft, Xbox, può sfruttare le funzionalità del già sopracitato Microsoft Family Safety ed in più dispone di un ulteriore app di controllo chiamata Xbox Family Settings

PlayStation offre un sistema di filtraggio contenuti direttamente sulla console e dell’app PlayStation Family.
Le impostazioni possono essere modificate direttamente dalla console, dall’app oppure tramite il sito PlayStation, offrendo una buona flessibilità di gestione.

Nintendo Switch si affida all’app Filtro famiglia per Nintendo per gestire i controlli parentali sulla sua console di gioco.

 

Piccoli passi per un parental control efficace

Siamo ben consci del fatto che ci si potrebbe facilmente perdere in mezzo a questa pletora di informazioni, app, spunte, controlli periodici e quant’altro (soprattutto per chi non è molto avvezzo al mondo tecnologico).
Proprio per questo abbiamo elaborato una pratica e veloce checklist che riassume tutti i punti fondamentali relativi al controllo parentale, in modo da dare uno schema (o meglio, una direzione) su cosa tenere maggiormente in considerazione:

🔒 Account e accessi

  • Creare un account separato per ogni minore
  • Proteggere l’account adulto con password sicura
  • Verificare periodicamente le impostazioni

⏱️ Tempo di utilizzo

  • Impostare limiti giornalieri realistici
  • Definire fasce orarie di utilizzo
  • Prevedere pause regolari e giorni senza schermi

🎮 Contenuti e giochi

  • Controllare la classificazione PEGI
  • Bloccare giochi e app non adatti all’età
  • Verificare aggiornamenti e nuovi contenuti

💳 Spese e microtransazioni

  • Disattivare gli acquisti in-app o attivare la richiesta di autorizzazione
  • Non salvare carte di credito sugli account dei minori
  • Controllare periodicamente lo storico delle spese

💬 Interazioni online

  • Limitare o disattivare chat vocali e testuali
  • Consentire comunicazioni solo con amici approvati
  • Segnalare e bloccare comportamenti inappropriati

🧠 Educazione e dialogo

  • Parlare regolarmente dei giochi e dell’attività videoludica
  • Spiegare il motivo delle regole legate al parental control
  • Dare il buon esempio nell’uso della tecnologia

 

Predicare bene e razzolare male

Dopo questo excursus relativo all’applicazione pratica dei controlli, vi propongo una riflessione: siamo davvero sicuri che la sola tecnologia (per quanto avanzata sia) basti a creare un ambiente sano e ricreativo?

L’efficacia dei controlli parentali non dipende solo dagli strumenti utilizzati, ma soprattutto da come vengono applicati.
Uno degli errori più frequenti è adottare un approccio eccessivamente restrittivo o punitivo, che può generare frustrazione e spingere i ragazzi a cercare scorciatoie per aggirare i limiti imposti. Il controllo totale, privo di spiegazioni, rischia di trasformare i controlli parentali in un elemento di conflitto anziché in un supporto educativo.
Allo stesso modo, delegare completamente la gestione della sicurezza digitale alla tecnologia, senza affiancarla al dialogo e all’osservazione, può snaturare quello che dovrebbe essere il momento del gioco: libertà, ricreazione e crescita personale.

Un altro argomento su cui dibattiamo spesso con amici e colleghi riguarda il buon esempio.
Non possiamo lamentarci del fatto che i ragazzi passino ore con il viso incollato agli smartphone se siamo noi adulti i primi a farlo.
Non dimentichiamoci che il buon esempio vale molto di più di mille ramanzine postume.
Se vogliamo coltivare ed educare la prossima generazione di videogiocatori (ma questo vale per tutti) dobbiamo essere noi ad applicare per primi dei comportamenti sani e costruttivi.

La mancanza di coerenza mina la credibilità dell’intervento educativo dei controlli parentali.
Impostare limiti non adeguati all’età e alla maturità del minore può risultare controproducente, così come ignorare l’evoluzione dei giochi e delle piattaforme utilizzate.
I controlli parentali dovrebbero essere rivisti periodicamente e adattati alla crescita dei ragazzi, accompagnando gradualmente l’acquisizione di autonomia. Evitare questi errori significa trasformare il parental control da semplice barriera tecnica a strumento di educazione digitale consapevole.

 

Tecnologia al servizio dell’educazione

I controlli parentali non sono quindi una soluzione miracolosa né uno strumento di censura, ma rappresentano un alleato fondamentale nell’educazione digitale.
In un ecosistema videoludico sempre più complesso, caratterizzato da microtransazioni, dinamiche sociali pervasive e contenuti in continua evoluzione, affidarsi solo al buon senso non è sufficiente. La tecnologia, se usata con consapevolezza, può diventare un mezzo per proteggere i minori, accompagnandoli gradualmente verso un uso responsabile e autonomo dei videogiochi.

Il vero obiettivo non è limitare il gioco, ma insegnare a gestirlo. Controlli tecnici, regole condivise e dialogo costante devono procedere insieme, adattandosi all’età e alla maturità dei ragazzi.

Solo così il videogioco può tornare a essere ciò che dovrebbe essere: un’esperienza di intrattenimento, socialità e crescita, inserita in modo equilibrato nella vita quotidiana. Educare oggi significa fornire strumenti, non imporre divieti, e in questo percorso, i controlli parentali rappresentano il primo passo verso una cittadinanza digitale più consapevole.

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Filippo Pedretti

Sviluppatore, musicista, divoratore seriale di libri e creativo.
In Education Marketing Italia mi occupo di codici, geroglifici e tutte quelle cose magiche di cui sono fatti i siti web.

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