Quando si parla di femminismo le idee appaiono spesso confuse. Non si tratta solo di riflettere sulla condizione della donna ma sui rapporti di uguaglianza e sui diritti civili tra le persone. Proprio per questo è importante introdurre l’argomento a scuola, per formare dei cittadini consapevoli e rispettosi.
Insegnare il femminismo vuol dire imparare a riconoscere e a comprendere le dinamiche fondamentali nei rapporti, partendo dalla figura femminile e dal riconoscimento che essa merita per vivere in una società più equa con relazioni fondate sul rispetto.
La prospettiva maschile
Affrontare il tema del femminismo vuol dire concentrarsi, in primis, sulla questione storica e accademica. I programmi scolastici spesso raccontano la cultura attraverso una prospettiva prevalentemente maschile, lasciando in secondo piano il contributo delle donne. Integrare il femminismo significa anche restituire visibilità a figure, lotte e conquiste che hanno plasmato la società contemporanea.
Come si legge sul sito di Save the Children, quasi sempre nei testi scolastici e nelle storie per l’infanzia, la figura femminile tende ad essere subordinata a quella maschile, che di solito rappresenta il protagonista. Le donne sono dedite al lavoro domestico o in attesa del principe azzurro, figura forte e valorosa. Questo non è evidente solo nelle fiabe, ma anche nei testi accademici e scolastici: non si può non considerare che i programmi di studio raccontino il mondo secondo una prospettiva maschile.
Questo è esattamente il punto di vista della sociologia post-coloniale, ossia di quel filone di studi accademici che, a partire appunto dalla decolonizzazione, si è reso conto che la maggior parte degli studi sono elaborati da uomini bianchi. La stessa sociologia spiega che il genere non è conseguenza del sesso biologico: nelle parole della filosofa Simone De Beauvoir si legge: “donne non si nasce, si diventa”, ad individuare il fatto che il sesso è un fattore biologico, ma il genere implica ruoli imposti dalle aspettative sociali. È la società che impone il ruolo femminile. E forse, è su quest’ultimo elemento che la scuola può concentrare la propria attenzione, anche a vantaggio della figura maschile, che può trarne beneficio rimettendo in discussione i modelli di mascolinità rigidi, trovando maggiore spazio per la libertà emotiva.
Quando si parla di femminismo, spesso, si pensa automaticamente alle lotte e ai movimenti delle donne sorti in Europa e negli Stati Uniti, sviluppatisi con le tre ondate femministe (oggi potremmo dire quattro, considerando quella che stiamo vivendo). Eppure, oggi il femminismo è un fenomeno globale, articolato e profondamente influenzato dai contesti culturali nei quali si sviluppa, e questo ci insegna che il pensiero mainstream maschile occidentale non è più accettabile.
Ecco perché parlare di femminismo a scuola
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha promosso un incontro nel 2002 proprio per definire i concetti legati alla sessualità, descritta come “un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita”. Un sano approccio alla sessualità è legato al contrasto delle disuguaglianze di genere, frutto delle logiche imposte dall’uomo e degli stereotipi creati dalla società.
Affrontare il tema del femminismo in classe aiuta gli studenti a comprendere che l’uguaglianza non è un concetto astratto, bensì una pratica quotidiana che riguarda il linguaggio, le relazioni, e l’interiorizzazione di stereotipi veicolati dai social media e dalla cultura popolare, in grado di influenzare le scelte future. Dialogare sul femminismo, infatti, favorisce la riflessione su problemi quali il gap salariale, la rappresentanza femminile nelle istituzioni e le difficoltà lavorative legate alla maternità.
Discuterne a scuola contribuisce anche alla prevenzione di discriminazioni e violenze, perché permette di riflettere sui modelli relazionali basati sul possesso e la mascolinità, promuovendo invece il rispetto reciproco.
La pedagogia della complessità ci aiuta a parlare di femminismo
Nell’ambito della pedagogia, a partire dagli anni ’70, ha origine un filone di studi fondato soprattutto sul pensiero del sociologo Edgar Morin. Il pensiero di base è che sia necessario educare a pensare in modo non riduzionista, ossia accettando ambiguità e pluralismo.
Questa convinzione di partenza si presta senza dubbio ad affrontare il tema del femminismo in classe, per insegnare ad evitare la banalizzazione dei ruoli e l’etichettamento che la figura femminile ha subito nel tempo.
Il tema può essere affrontato, innanzitutto, attraverso la spiegazione delle diverse correnti del femminismo, partendo dal presupposto che non esiste un solo femminismo:
- agli albori dei movimenti femministi, troviamo il femminismo liberale, che si presenta nella prima ondata, ossia quella delle suffragette, impegnate ad ottenere diritti civili, il primo fra tutti quello del voto;
- il femminismo radicale, che si concentra sul ruolo femminile in casa e la sottomissione al patriarcato domestico;
- infine, la terza ondata è quella definita “femminismo intersezionale”, influenzata dal multiculturalismo della contemporaneità. Il termine intersezionale, coniato dalla studiosa Kimberlé Williams Crenshaw, sta ad indicare un femminismo inclusivo, che intreccia ad esso vari temi quali genere, etnia, religione, classe o identità LGBTQIA+. È un femminismo che include le voci di donne nere, latine, asiatiche, indigene che per lungo tempo, anche nel mondo accademico, non hanno avuto voce. L’idea di intersezionalità sottolinea il fatto che le donne sperimentino l’oppressione in diverse forme e diversi livelli di intensità: tutte le donne possono subire l’oppressione sulla base del genere, ma alcune di esse sono oppresse in modo diverso a seconda delle intersezioni di diverse disuguaglianze.
Come parlare di femminismo a scuola
Il linguaggio è il principale strumento che la scuola può utilizzare per sensibilizzare al tema, non solo per riaffermare il ruolo femminile al di fuori degli schemi classici occidentali, ma anche per sensibilizzare al concetto del consenso e del reciproco rispetto, fondamentali per combattere la violenza di genere. È necessario portare l’argomento a scuola perché “ciò che non viene nominato non esiste”, specifica la linguista Cecilia Robustelli.
La lettura è una potente arma di sensibilizzazione e riflessione, sin dai primi anni. Già nella scuola dell’infanzia si può toccare l’argomento con libri specifici dedicati all’educazione e alla parità di genere. Alcuni esempi:
- Helene Druvert, “Così come sono” (centrato sugli stereotipi di genere)
- Christian Robinson, “Tu sei importante” (tratta l’idea di rinforzo positivo e rappresentazione inclusiva)
- Rosie Haine, “La nudità che male fa?” (riporta le riflessioni sulla consapevolezza dei propri corpi)
- Pauline Oud, “Sì&no si può fare” (sul tema della sensibilizzazione all’importanza del consenso)
- Smith, Laird, Fox, “Stramba” (sottolinea l’importanza di non conformarsi agli standard)
- Jessica Love, “Julian è una sirena” (per trovare il coraggio di essere se stessi)
- Vegna/Tolke – “Il bosco in casa” (centrato sul tema delle famiglie arcobaleno)
- Caroline Dall’Ava, “Chi sono?” (in cui si parla degli stereotipi sui ruoli)
- Silvia Vecchin, “Il mio primo libro femminista” (il femminismo spiegato ai più piccoli e alle più piccole)
- Zolotov/Delacroix, “Una bambola per Alberto” (per trattare il tema degli stereotipi legati ai giocattoli).
Nelle classi dei più grandi, invece, nell’età dell’adolescenza, sono consigliabili romanzi e testi di narrativa vari:
- Jennifer Mathieu, “Moxi” (una ragazza lancia un movimento femminista nella propria scuola)
- Jamia Wilson, “This book is feminist” (guida per giovani lettori su cosa significa essere femminista)
- Virginia Woolf, “Una stanza tutta per me” (un classico del pensiero femminista)
- Chimamanda Ngozi Adichie, “Dovremmo essere tutti femministi” (saggio breve che spiega perché il femminismo riguarda tutti)
- Chimamanda Ngozi Adichie, “Caro Ijeawele, ovvero un Manifesto femminista in quindici suggerimenti” (consigli pratici per uguaglianza e rispetto)
- Kelly Jensen, “Eccoci qui: femminismo per il mondo reale” (guida per adolescenti per capire cosa vuol dire essere femministe).
Parlare di femminismo a scuola significa formare cittadini consapevoli, critici e capaci di vivere responsabilmente in una società pluralistica, nella quale si riconosce il valore della diversità e la diversificazione tra opinioni e stereotipi.