Le attività pratiche sono la svolta per insegnare ai giovani

Come ottenere l’attenzione e la concentrazione dei giovani? Coinvolgendoli in modo attivo nel lavoro, continuando a stimolarli nella formazione direttamente legata alle loro mansioni e avendo cura d

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Come ottenere l’attenzione e la concentrazione dei giovani? Coinvolgendoli in modo attivo nel lavoro, continuando a stimolarli nella formazione direttamente legata alle loro mansioni e avendo cura di potenziare le loro soft skills, ambito in cui sono più vulnerabili. Deloitte, una delle quattro più grandi aziende di consulenza e revisione, è convinta che i lavori entry-level, ovvero quei lavori a cui sono chiamati i giovani neo assunti all’inizio della loro carriera, vadano organizzati in azienda come un vero e proprio “campo di formazione”.

Ci stiamo riferendo ai giovani professionisti appartenenti alla Generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2012 che si stanno affacciando in questi anni per la prima volta al mondo del lavoro.

 

 

Mantenere e migliorare le competenze dei giovani professionisti al lavoro sembra ora sempre più difficile. La pandemia globale ha messo i giovani all’inizio della carriera e i neolaureati in una situazione difficile: hanno un’esperienza di lavoro pressoché nulla in uffici fisici; non hanno avuto opportunità per socializzare e quindi imparare dai propri colleghi fatto che, unito a uno scarso onboarding, può causare problematiche del turnover e gap di competenze.

Migliorare le competenze dei dipendenti della Generazione Z non è solo una sfida da cogliere per affrontare il mondo post-pandemia, ma un requisito necessario per trattenere nelle aziende i giovani dipendenti. La ricerca condotta dallo studio Robert Half, ha dimostrato che i professionisti della Generazione Z sono altamente motivati ​​dalle opportunità di sviluppo e di apprendimento quando scelgono dove andare a lavorare. Iniziare dalla formazione per la crescita della carriera nella fase di onboarding diventa quindi un punto cruciale.

Rispetto alle generazioni precedenti, i nativi digitali hanno competenze, abitudini di apprendimento e motivazioni completamente diverse riguardo il loro posto di lavoro ideale post-COVID.

 

Come le aziende possono tradurre queste differenze a proprio vantaggio aiutando i giovani talenti a crescere sul posto di lavoro e ad acquisire nuove competenze? Come le organizzazioni dovrebbero rimodellare i loro programmi di formazione per adattarli alla generazione Z?

 

La Gen Z impara meglio con contenuti semplici fruibili dai loro device

La Gen Z è stata la prima generazione a crescere con gli smartphone incollati alle mani. Con gli smartphone comunicano, consumano informazioni, cercano nuove opportunità e, soprattutto, imparano cose nuove. Sono studenti attivi, veloci e indipendenti che vogliono collegare tutto ciò che sentono, vedono e leggono sui loro device al mondo reale. Invece di scoraggiare la costante necessità della Generazione Z di utilizzare dispositivi mobili, possiamo accelerare il miglioramento delle loro competenze consentendo l’uso degli smartphone sul lavoro a nostro vantaggio trasformando questi dispositivi in ​​strumenti di apprendimento.

Con loro non funzionano programmi di formazione a lungo termine e spiegazioni complesse. Al contrario, sono adatti contenuti di apprendimento di facile comprensione erogati attraverso gli strumenti che conoscono e usano ogni giorno.

 

La Gen Z impara “facendo”

La Gen Z sembra essere più pratica delle altre generazioni. L’apprendimento in stile “lezione frontale” quindi non riesce a coinvolgerli particolarmente. Circa il 51% dei giovani della Generazione Z impara meglio attraverso esperienze di apprendimento pratiche, mentre solo il 12% impara ascoltando. Per riuscire a coinvolgere un giovane professionista nella sua formazione lavorativa o dotarlo di nuove hard o soft skill, è essenziale creare un ambiente di apprendimento che si basi sul fare.

Si può definire questo tipo di apprendimento “esperienziale”. Connesso al mondo reale, può fornire opportunità per riflettere, analizzare, testare e sperimentare nuove abilità sul lavoro. Più le abilità e la formazione hanno in sé caratteristiche pratiche, più un professionista della Generazione Z si sentirà coinvolto e motivato. In che modi si possono organizzare le attività? Ad esempio serious games, simulazioni, case studies, hackathon e sfide.

 

Usare la tecnologia come strumento di apprendimento

La formazione di un giovane neo assunto può essere approcciata in un modo simile al marketing: chi la eroga deve raggiungere il suo pubblico di destinazione nel suo habitat naturale. I social network, le app ludiche o gli strumenti di comunicazione (come WhatsApp o Slack) possono accelerare il processo di apprendimento perché sfruttano il desiderio naturale della Generazione Z di connettersi e imparare online e dai loro pari. Se l’apprendimento mobile fino ad ora non fosse stato nella tua lista dei must-have, allora potresti riconsiderarlo.

 

Organizzare programmi di formazione eclettici

Questi giovani professionisti all’inizio della carriera non vogliono solo “fare il loro lavoro”: vogliono essere importanti, crescere e sperimentare. Secondo il Rapporto 2021 di Deloitte “Global Human Capital Trends”, riprogettare il lavoro attorno all’esperienza dei dipendenti è

un must per le aziende che vogliono prosperare. La rotazione delle mansioni, la formazione incrociata (su compiti o attività anche non direttamente pertinenti alla propria mansione, ndr), programmi di tutoraggio tra i diversi dipartimenti possono aiutare a coltivare la curiosità della Generazione Z, aumentare la motivazione a crescere come dipendenti all’interno dell’azienda.

Alcuni manager sono scoraggiati nel reclutare dipendenti della Generazione Z a causa della loro mancanza di esperienza; ma sono i primi che potrebbero maggiormente essere sorpresi dalla qualità delle idee e dalla creatività che i giovani dipendenti possono portare.

 

Imparare ed applicare sviluppando le competenze interpersonali

I professionisti della Generazione Z desiderano acquisire nuove competenze e applicarle in modo immediato sul posto di lavoro. Ma sono ancora più coinvolti nell’apprendimento se le competenze sono direttamente correlate alla crescita della carriera. Circa il 76% dei dipendenti della Generazione Z collega direttamente l’apprendimento ai progressi di carriera, un dato molto maggiore rispetto alle altre generazioni (61% Gen Y; 56% Gen X; 55% Boomer).

Sebbene acquisiscano competenze tecniche o difficili abbastanza velocemente e possano apprendere in modo indipendente attraverso le risorse online disponibili, la mancanza di interazioni offline li rende più vulnerabili e inesperti quando si tratta di competenze trasversali. Per questo la progettazione di programmi interattivi che consentano ai dipendenti della Generazione Z di sviluppare anche le competenze interpersonali aumenta i risultati dell’apprendimento e accelera il miglioramento delle competenze.

 

Il numero di dipendenti della Generazione Z continuerà a crescere nel corso degli anni. Accrescere le loro conoscenze e le loro capacità nelle prime fasi della loro carriera è fondamentale per creare luoghi di lavoro diversificati e inclusivi e sfruttare la loro esperienza tecnologica. È importante creare spazi in cui poter testare, analizzare e trovare le giuste soluzioni facendosi aiutare dalla tecnologia, il linguaggio naturale di questi giovani, che capiscono e utilizzano ogni giorno. E se li vedi guardare un video su TikTok durante il lavoro, forse stanno imparando ad usare Excel!

 

Libera traduzione dell’articolo di Victoria Rubanovich, Founder and Chief Executive Officer, JobsJobs, How to upskill Gen Z and engage them in a post-pandemic workplace,We Forum Agenda, 19 May 2021.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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