Millennials e Generazione Z

Millenials VS Generazione Z: le differenze più marcate in ambito di formazione scolastica

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Recentemente abbiamo assistito ad un brevissimo webinar Hangout, mezz’ora circa, proposto da HigherEDLive e mStoner.

Il titolo di questo intervento era “Recruiting Millennials & Generation Z” e prendevano parte Chris D’Orso (Assistant Director of enrollment communications for Stony Brook University) e Jen Doak-Mathewson (Assistant Director of eMarketing at the UConn Foundation). Guarda il video!

millennials

 

 

Al di là di consigliare la visione di questo video, mi sono reso conto che in Italia non è comune trovare delle analisi di coorte relativi ai Millennials e alla generazione successiva, la Generazione Z, soprattutto legati al campo della formazione.

Ma chi sono questi Millennials? Per la prima volta si trova riferimento a questa generazione, nel 1991, nel libro di William Strauss e Neil Howe “Generations: The History of America’s Future, 1584 to 2069” che poi dedicheranno ai Millennials un intero libro, nel 2000, “Millennials Rising: The Next Great Generation”.

piramideÈ infatti di vitale importanza per noi “student recruiter” conoscere alla perfezione l’audience che abbiamo di fronte: che sia un Open Day, una chiamata, una fiera o un utente del proprio sito internet. Nel nostro lavoro gli ultimi anni,sono stati i più duri proprio perché la nostra platea era costituita quasi esclusivamente da Millennials.

Ma quali sono le caratteristiche dei Millennials per cui Jen non vede l’ora di non averci più a che fare?

Jen Doak-Mathewson“ They’re the worst![…]Generation Z are basically the opposite of Millennials: they’re awesome”.

Innanzitutto bisogna definire temporalmente questa generazione: ci sono diversi studi e libri che cercano di dare un inizio preciso a questa generazione. Dal nostro punto di vista non può esistere una precisa data di inizio e di fine per aspetti come questo, ma ci sono dei periodi, più o meno lunghi, in cui le caratteristiche della generazione precedente e di quella successiva si mischiano con modalità diverse. Possiamo dire che i Millennials sono nati tra la metà degli anni 80 e la metà degli anni 2000.

Facendo dei rapidi calcoli, tutti gli studenti che stanno per concludere il proprio percorso di istruzione secondaria per i prossimi 6-7 anni rientraranno all’interno di questa coorte. Ecco perché sono così importanti per il nostro lavoro!

Generalmente vengono descritti come ottimistici, orientati al lavoro in team, rispettosi delle regole: i Millennials hanno abbassato i tassi di suicidio tra i teenager, così come per aborti, crimini violenti e uso di droghe rispetto ai teenager delle generazioni precedenti.

Alcune caratteristiche interessanti:

  • Protezione

Ovunque vadano i Millennials, si aspettano di essere protetti. Dalle divise, ai tesserini scolastici fino alle recinzioni, i Millennials sono cresciuti iper-protetti e sono convinti che chi si comporta in malo modo debba essere punito.

  • Fiducia

Oltre l’80% dei teenager è convinto di poter aver un maggior successo finanziario rispetto ai propri genitori, anche se ultimamente si nota che l’obbiettivo di “contribuire alla società” è in crescita, mentre il “fare molti soldi” è in deciso declino.

Nel recruitment, diventerà sempre più importante dire ai ragazzi le cose belle che succederanno se faranno la scelta giusta anziché dire le cose terribili che potrebbero succedere in caso di scelta sbagliata.

  • Convenzionali

La convenzionalità dei Millennials sembra derivare dal loro senso generale che le regole e gli standard possano rendere la vita più facile. Si sentono amati dai propri genitori e vivono un minore gap generazionale: i loro genitori sono aggiornati sulla loro vita e parlano più liberamente con loro di sesso e droga rispetto a quanto avvenuto con le generazioni precedenti.

Questa caratteristica è da tenere in particolare considerazione in quanto bisogna capire che i Millennials vanno dove ci sono i grandi marchi, dove va il gruppo: quando partecipano ad un Open Day hanno un profondo rispetto dell’istituzione, ma questo rispetto porta con se delle altissime aspettative per cui se si dovesse fallire nel mantenere alte queste aspettative si perderà una buona dose di fiducia da parte dello studente, e potrebbe essere molto molto difficile riguadagnarla.

  • Sotto pressione

Sta emergendo tra i giovani d’oggi il presupposto che i successi a lungo termine richiedono prima quelli a breve termine, ritirando fuori il vecchio concetto dei “costi e benefici”. A differenza della Generazione Z, c’è una minor convinzione che ci si possa riprendere dai fallimenti. Questa pressione ha fatto si che la programmazzione e la gestione del tempo stiano diventando sempre più importanti così da riuscire ad inserire tutte le attività.

Le strategie di rectruitment dovrebbero comunicare ai Millennials che l’istituzione è parte di un progetto di vita in un più largo contesto, incluso aiutarli a sviluppare valori, abitudini e capacità che li faciliteranno a diventare il tipo di adulto che loro vogliono essere.

E la Generazione Z con cui Jen non vedeva l’ora di iniziare a “lavorare” insieme?

Anche loro, come i Millennials, sono dei nativi digitali, ma al contrario di quest’ultimi non amano essere tracciati preferendo Snapchat, Secret e Whisper. Oltre a questa differenza ve ne sono altre, sicuramente più interessanti:

  • mentre i Millennials spendevano soldi senza limiti, gli appartenti alla Generazione Z preferiscono risparmiare;
  • i Millennials sono cresciuti durante un periodo economico molto florido, mentre la Generazione Z sta crescendo in un periodo di forte recessione, di terrorismo, di violenza e di complessità;
  • al contrario dei predecessori, anziché guardare i video su youtube o Netflix preferiscono co-creare o comunque prendere parte attivamente al progetto;
  • per i Millennials i messaggi di testo sono la normalità, mentre la Generazione Z preferisce comunicare attraverso le immagini, le icone e i simboli;
  • non si preoccupano della propria crescita sociale o dei like sui social media, preferendo interessarsi all’economia e all’ecologia;
  • hanno intenzione di istruirsi e di iniziare a lavorare prima, ma saranno più degli “school hackers” che non iscritti all’università;
  • il 75% spera che il proprio passatempo possa diventare un lavoro a tempo pieno.

E voi cosa osservate nei vostri giovani studenti? Siete pronti a comunicare ai ragazzi della generazione Z?

NB: dato l’argomento dell’articolo, abbiamo dovuto generalizzare molto, questo non vuol dire che, ad esempio, tutti i nati tra il 1990 e il 1995 siano fatti con lo stampino.

In questi 10 anni circa di esperienza abbiamo avuto il piacere, e anche la responsabilità, di incontrare migliaia di ragazzi tra i 17 e i 20 anni e so per certo che ognuno di loro era diverso dall’altro.

Avere, però, delle conoscenze di base comuni o degli schemi mentali può rivelarsi una valida strategia cognitiva.

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Matteo Favini

Socio fondatore e consulente senior di Education Marketing Italia.

Mi occupo di Strategia di Marketing, analisi dei dati e progettazione di servizi digitali innovativi per le realtà scolastiche.

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