Riflessioni dal Global Education and Skills Forum

I giovani hanno bisogno di padroneggiare molte nuove competenze senza lasciarsi sopraffare dalla rapidità con cui innovazione e tecnologie si sviluppano

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Global Education Skills Forum 2017Come rendere veri cittadini del mondo è stato il tema della quinta edizione del “Global Education and Skills Forum“* che si è svolta il 18 e il 19 marzo 2017 a Dubai riunendo i leader mondiali che si occupano di educazione e formazione nel settore pubblico, privato e sociale per discutere sul futuro e sull’evoluzione dell’istruzione, sui cambiamenti in atto, sui metodi e gli approcci nel mondo della scuola per ricercare nuove soluzioni per far sì che l’istruzione, l’equità e l’occupazione possano essere garantiti su scala globale.
Tra i 1.600 delegati al Global Education & Skills Forum, era presente anche Thomas Friedman, uno dei più noti opinion leader americani, saggista e giornalista, esperto di politica estera di cui scrive per il New York Times. Secondo Friedman, la potenza delle macchine e dei nostri strumenti si è trasformata radicalmente grazie all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, in crescita esponenziale, e il flusso di informazioni che ogni giorno riceviamo è più ampio di quanto abbiamo mai pensato potesse essere possibile. Tutto ciò determina profonde implicazioni anche nel campo dell’istruzione.

Racconta alla platea di come il 2007 sarà concepito sui libri di storia come un momento di svolta delle società significativo tanto quanto quello in cui Gutenberg inventò la stampa: dieci anni fa, afferma, siamo definitivamente entrati in una nuova era che ha cambiato la razza umana sempre; diversi sviluppi della tecnologia si sono riuniti in un modo che drammaticamente ha accelerato la velocità del progresso: il lancio dell’iPhone, la rapidissima diffusione di Facebook e Twitter, la quantità esponenziale di dati prodotti, lo sviluppo inesorabile dei “big data” e del cloud computing. Una risorsa di energia gigante, assicura, ma il cui sviluppo sarebbe dovuto andare di pari passo all’evoluzione del quadro sociale e normativo messo in crisi dalla situazione finanziaria del 2008. Adesso ci troviamo alle prese con le implicazioni di questi cambiamenti che anche nell’ambito della formazione hanno un grande impatto.”

 

Thomas Friedman definisce l’epoca in cui viviamo “L’età dell’accelerazione” e afferma che le giovani generazioni hanno bisogno di padroneggiare una serie di nuove competenze indispensabili per sopravvivere nell’era digitale e non lasciarsi sopraffare dalla rapidità con cui innovazione e tecnologie si sviluppano. “When I grew up, I got to find a job. When you grow up, you’ll have to invent a job” asserisce Friedman, raccontando di come si sia esaurito il tempo in cui la formazione della scuola e dell’università era semplicemente basata sull’acquisizione e sulla scorta di informazioni e idee da poi spendere sul lavoro nel corso di una carriera. Oggi le nuove generazioni hanno la necessità di percepire e cavalcare l’onda di questi cambiamenti, “to be in touch with the flow” e, per farlo, le caratteristiche e i sentimenti che bisogna far nascere e alimentare anche dentro le mura degli istituti di formazione sono: flessibilità, passione per quello di cui ci si occupa e predisposizione al cambiamento.

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Friedman sintetizza la sua visione e i suoi consigli in 5 punti, cinque consigli di sopravvivenza, un vademecum per educare le generazione “a prova di futuro”:

1. Friedman consiglia di farsi ispirare dalla grande forza di volontà e dal senso di speranza che caratterizza l’atteggiamento di un immigrato appena arrivato in un nuovo territorio: egli che riesce ad esprimere l’ottimismo in modo quasi paranoico, alla massima potenza. Gli immigrati sono ottimisti perché hanno lasciato un luogo o una condizione che non li faceva stare bene per andare a vivere in un posto che non conoscono ma che sono convinti che sarà migliore con la consapevolezza, tuttavia, di vivere in una condizione precaria.
2. Esorta le giovani generazioni a pensare come se fossero artigiani che, sicuri di produrre qualcosa di unico nel suo genere, intagliano le iniziali nei loro prodotti: “pour your heart into whatever you make: that human touch is something that cannot be automated or digitised”.
3. Un altro consiglio che da è quello educare i giovani a pensare come una start-up della Silicon Valley ovvero porsi in uno stato di continuo apprendimento, aggiornamento e predisposizione alla costante riprogettazione. “Always think you’re in beta mode” suggerisce ai giovani “never think of yourself as finished, because if you do, I promise you, you are really finished”.
4. Friedman segnala anche una nuovo paradigma per valutare il talento necessario a cavalcare i tempi: la formula “PQ + CQ”, dichiara, è maggiore del tradizionale IQ. PQ è il quoziente “passionale” e CQ indica la propensione ad essere uno spirito curioso: passione e curiosità assumeranno una rilevanza sempre maggiore rispetto all’intelligenza fine a sé stessa in un mondo, come il nostro, che è sempre in repentina evoluzione.
5. Infine dice che, qualunque mansione si stia svolgendo, bisogna sempre pensare come se si fosse un imprenditore e quindi sempre in ottica di migliorare ciò che si sta facendo per migliorare i servizi o l’esperienza che si sta fornendo ai propri clienti.

Friedman fa capire che, secondo la sua visione, non ci sarà un cambiamento di rotta, ma che questi cambiamenti non sono che l’inizio di un nuovo modo di concepire la nostra società, il mondo delle relazioni, del lavoro. Educare e formare i giovani è un compito importante e delicato che presuppone una grande sensibilità degli educatori verso queste dinamiche per riconoscere le necessità e i bisogni mutati. Sono gli insegnanti più preparati e motivati che possono quindi proporre attività, esperienze e percorsi formativi di alta qualità e ispirare i bambini e i ragazzi nelle scuole perché possano essere i fautori di una società migliore, più aperta, tollerante e attenta al benessere internazionale, sfruttando le opportunità che il presente offre.
* Global Education & Skills Forum è un’iniziativa della Fondazione Varkey che, attraverso i propri programmi e le iniziative, vuole supportare le abilità e le competenze del mondo dell’insegnamento per far crescere eccellenza e innovazione nella prossima generazione di educatori e per portare istruzione, equità e occupazione in tutto il mondo.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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