Flipped Classroom: capovolgere la didattica si può, anche in Italia

Queste metodologie affermano che la conoscenza non è un insieme di nozioni teoriche apprese ma un processo dinamico costituito dalla partecipazione attiva

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A Varese il mese scorso (ottobre 2016) sono state consegnate all’assessore dei servizi educativi più di novanta firme di  genitori per chiedere alla loro città l’avvio di una scuola sperimentale. Il movimento ha fatto riferimento in particolare ad un progetto chiamato “Una Scuola”, un’idea sviluppata all’interno dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca che si fonda sulla valorizzazione della “didattica attiva“.

Nello stesso periodo, forse, qualche stesso genitore ha anche assistito all’incontro tenuto in città da Salvatore Giuliano, coordinatore della Rete Nazionale di Scuole Book in Progress. Giuliano è preside dell’ITIS Maiorana di Brindisi e, di ritorno da una missione al MIT di Boston, decise nel lontano 2009 di costruire una rete di scuole che volessero sostenersi a vicenda nella sperimentazione delle nuove didattiche scolastiche. Book in Progress si ispira all’approccio a cui si fa riferimento con il nome di “Flipped Classroom” (in italiano, Classe Capovolta) la cui peculiarità consiste nel ribaltare il tradizionale ciclo di apprendimento fatto di studio individuale a casa e verifiche in classe.

flipped classroom

L’idea del ribaltamento venne messa a fuoco e teorizzata all’Università di Harvard negli anni ’90 da Eric Mazur; negli anni successivi fu ripresa e sviluppata e si coniarono i termini “inverted instruction”, “inverted classroom” e poi, negli anni 2000, “classroom flip”. Il concetto di Flipped Classroom (o Flipped Lesson) serve a declinare uno dei possibili usi della Blended Instruction, ovvero l’impiego di piattaforme di courseware per rendere disponibili agli studenti materiali sui quali chiedere di svolgere attività di preapprendimento prima di arrivare in classe. In pratica, sui banchi gli studenti lavorano in squadra con smartphone, tablet e pc, mentre a casa si apprende la lezione da video, e altri contenuti digitali, appositamente realizzati da maestri e professori. I ragazzi svolgono ricerche attraverso contenuti multimediali di ogni tipo, discutono i testi prodotti, e realizzano le loro schede di studio. Solo a posteriori avviene la lezione del docente il quale non fornisce unilateralmente informazioni, ma commenta, corregge e integra gli argomenti di discussione; non sostituisce il lavoro dello studente, ma lo completa favorendo il momento riflessivo e, attraverso esso, gli esiti metacognitivi (riferimento: http://flipnet.it/wp-content/uploads/2014/12/Estratto-del-libro-Fare-didattica-con-gli-EAS.pdf).

Queste nuove metodologie si basano su teorie che affermano che la conoscenza non è un insieme di nozioni teoriche apprese, ma un processo dinamico costituito dalla partecipazione attiva di un soggetto all’interno di un contesto, dall’interazione con gli altri membri e dalla situazione circostante.

apprendimento_collaborativoNegli ultimi anni si sta assistendo ad una grande attenzione verso queste didattiche in risposta alla diffusione del web che ha portato il “sapere”, prima confinato principalmente tra le mura delle istituzioni scolastiche, non solo in ogni casa in cui sia presente un computer, ma anche a portata di touch,  a disposizione in ogni momento, attraverso gli smartphone.
In Italia, lo sappiamo, facciamo un po’ fatica ad abbandonare le tradizioni e ci dimostriamo spesso rigidi ad accogliere l’innovazione. Ma qualcosa si sta muovendo anche da noi. Molte scuole di sono già mosse in autonomia da qualche anno, come dimostra l’esempio della scuola di Brindisi.

La notizia è che lo scorso ottobre si è tenuto a Roma la prima edizione del Convegno FLIP-ME “Presente imperfetto, futuro capovolto” dedicato agli insegnanti di tutte le scuole d’Italia, un grande evento nazionale in cui si è potuto far luce su questi approcci parlando dei nuovi scenari educativi, mediati dal digitale, vicini al flipped & cooperative learning, inclusivi e creativi.
Torna dunque a crescere l’ottimismo nella speranza che sia questa la volta buona per far sì che la tecnologia possa non essere solo un mero punto di arrivo, ma soprattutto uno strumento per impostare un impianto didattico completamente differente: all’avanguardia, coinvolgente e quindi potenziato (se ti interessa la didattica potenziata leggi il nostro ciclo d’interviste sulla robotica in classe).

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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