Intelligenza artificiale, algoritmi e etica: le opinioni di una tavola rotonda

Dal punto di vista umanistico, nel primo gruppo di questioni che si sollevano parlando di intelligenza, sia essa artificiale o meno, ritroviamo temi giuridici, etici e filosofici.

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Recentemente abbiamo proseguito la serie di articoli sulle nuove tecnologie parlando di Intelligenza Artificiale dando la definizione di alcuni termini, descrivendone le applicazioni nell’ambito della formazione e dell’insegnamento e provando a delinearne le potenzialità e i limiti per rimettere a fuoco le sensibilità che ogni formatore deve saper maturare in questo ambito.

 

 

Quali sono, accanto alle indiscusse opportunità dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, i quesiti cruciali, le minacce, le prudenze e le riflessioni da sviluppare relativamente all’impatto dell’AI sulla società e sull’uomo?

L’applicazione delle nuove tecnologie non può prescindere, nel suo funzionamento, dalla raccolta di dati, molti dati, pubblici, ma soprattutto riguardanti i singoli individui. È per questo che, dal punto di vista umanistico, nel primo gruppo di questioni che si sollevano parlando di intelligenza, sia essa artificiale o meno, ritroviamo temi giuridici, etici e filosofici.

Questi argomenti, tanto attuali quanto delicati, hanno trovato spazio lo scorso marzo durante la Milano Digital Week (1), manifestazione diffusa nella metropoli meneghina, faro italiano in ambito di innovazione digitale. Tra Internet of Things, Cyber Security, Salute, Scienza sono emerse importanti discussioni anche sui temi umanistici più attuali.

Presso l’auditorium Roenteg dell’Università Bocconi, nel pomeriggio di giovedì 14 marzo 2019, si è tenuto un convegno a più voci intitolato “Etica e digitale. Il ruolo dell’Europa“.

 

PRIVACY, BIG DATA E ALGORITMI

Tra gli speaker intervenuti sul palco bocconiano Ivana Bartoletti, Head of privacy and data protection presso Gemserv, Media Commentator & Founder, women leading in AI network che pone il focus della sua riflessione su 3 temi: il cambiamento del concetto di privacy, il rischio di intercorrere in stereotipi e pregiudizi e la questione di un’educazione al passo con i cambiamenti tangibili della società.

Cosa è cambiato negli ultimi anni rispetto ai dati? Di sicuro la quantità. Ma c’è anche un altro concetto importante che si rischia spesso di non mettere a fuoco: una volta che questi dati sono raccolti, non se ne vanno più, esistono e sono lì a disposizione, nonostante magari esprimano delle informazioni o delle preferenze che nell’arco degli anni possono plausibilmente essere cambiate”.

La crescita di volume e varietà dei dati ha fornito all’umanità un potenziale sempre crescente derivato dall’estrazione di valore da essi ma raccogliere dati in modo cieco è controproducente: l’estrazione di valore richiede “filtraggio”, ovvero porre algoritmi. I codici composti da algoritmi comportano delle decisioni e degli effetti, scenari normati da un codice informatico: ciò è potenzialmente drammatico per la libertà umana poiché è difficilissimo capire che cosa c’è dietro un algoritmo che applica metanalisi.
Un algoritmo si può definire come una sequenza di passi che descrive un’idea per risolvere un problema che soddisfi i criteri di correttezza e terminabilità: una ricetta astratta per calcoli indipendenti. Tuttavia, i filtri di per sé non sono negativi” ribadisce Bartoletti, “ma lo sono se diventano stereotipi, e poi pregiudizi”.

 

MACCHINE VERSUS UMANI: CHI VINCERÀ?

Secondo Francesca Rossi, leader di IBM ed esperta di AI e temi etici connessi “queste sfide possono portare le persone a pensare che ci sia un’atmosfera di competizione tra uomo e macchina, ma non è così. Le tecnologie sono considerate strumenti per aumentare le capacità di una persona, per fare un lavoro meglio, per prendere decisioni migliori. Infatti, si sta diffondendo un nuovo modo di chiamare la AI: non Artificial intelligence ma Augmented. In qualche modo bisogna instaurare nella tecnologia fiducia e per questo è importante aiutare designer e sviluppatori attraverso delle guide create appositamente che facciano sì che nella loro mente ci sia sempre un richiamo all’etica. È per questo che contano sempre di più momenti di confronto, collaborazione, scambio e partnership”.

 

RICONOSCERE I PREGIUDIZI, PORSI AL DI SOPRA

Interviene infine anche Ferruccio de Bortoli, editorialista de il corriere della sera e presidente advisory board IAB italia, che esorta la platea a mantenere un atteggiamento di apertura verso questi temi d’avanguardia e sempre in aggiornamento e trasformazione: “Oggi abbiamo un pubblico che si divide tra gli entusiasti, convinti che il mondo sarà migliore e gli scettici che sono dall’altra parte e pensano che ci sia un futuro distopico di cui aver paura. È una sorta di polarizzazione dell’atteggiamento del pubblico: un problema che va affrontato. Siamo in un’epoca in cui misuriamo un certo grado di di oscurantismo scientifico, indotto in gran parte dalla rete e anche, dall’altra parte, dal fanatismo digitale: c’è un atteggiamento diffuso che tende a non dare valore ai dati anche personali, a non curarsene e a barattarli con noncuranza”. Sono temi che non possono essere trascurati ma, anzi, devono essere ben compresi e approfonditi. “Abbiamo bisogno di un’informazione specializzata e credibile e di accoglierla con un’apertura consapevole che combatta il pregiudizio sia troppo a favore sia troppo contrario.

E conclude ribadendo il concetto che diventa un monito per gli esperti: “Vi chiediamo di affascinarci meno e informarci di più, e accompagnandoci nella scoperta di questi mondi con un po’ di pazienza”.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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