Promuovere è uno sport per tutti

La competizione e forse anche la consapevolezza che fare marketing non vuol dire solo vendere ma prima di tutto esistere e farsi conoscere.

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In questo agosto olimpionico vogliamo portare all’attenzione una piccola riflessione, basata sull’esperienza e sulla vita di tutti i giorni perché recuperare dati sull’argomento è quasi impossibile.

L’argomento in questione è l’aumento delle scuole che promuovono attivamente i propri corsi, aumento evidente negli ultimi 3 o 4 anni. Parliamo di scuole private, ma anche di scuole pubbliche; la competizione per cercare di fare anche solo un iscritto in più è aumentata molto, e forse anche la consapevolezza che fare marketing non vuol dire solo vendere ma prima di tutto esistere e farsi conoscere.

Se fino a qualche anno fa la pubblicità era appannaggio quasi esclusivo delle grandi università, soprattutto private, e dei grandi gruppi legati alla formazione e all’aiuto allo studio, in questi ultimi anni il vento è cambiato. Infatti, se provate a farci caso, noterete sia molti più striscioni esposti all’esterno dalle scuole con ben in vista la scritta “OPEN DAY”, sia molta più cartellonistica stradale e sopra mezzi pubblici quali metropolitana e autobus con lo scopo di promuovere scuole, istituti paritari, asili ecc..

Certamente in gran parte lo scontro rimane tra settore pubblico vs privato (o meglio, paritario) e non vogliamo addentrarci nell’eterna battaglia sui finanziamenti e sugli sgravi fiscali. Quello che registriamo noi è, come si diceva, un aumento della consapevolezza del ruolo fondamentale che il marketing e la comunicazione possono svolgere anche nei licei, nelle scuole secondarie di primo grado, nelle scuole primarie e nelle scuole dell’infanzia. Ognuno poi utilizza i mezzi che ha a disposizione, ad esempio per un liceo pubblico situato su una strada ad alta percorrenza può essere sufficiente esporre uno striscione con scritto open day per attirare l’attenzione, mentre altre realtà, magari con budget più consistenti, si permettono di utilizzare cartellonistica o pubblicità sui giornali.

In questo contesto abbiamo notato come le scuole paritarie facciano ancora poca pubblicità sul web, non sfruttando al meglio i “classici” canali quali Google AdWords e Facebook Ads. Allo stesso tempo, soprattutto nelle realtà pubbliche, si sfrutta un altro tipo di promozione che punta sull’orientamento in uscita nelle scuole di ordine inferiore: ci riferiamo quindi ad eventi e presentazioni tenute solitamente per promuovere i propri percorsi agli studenti in procinto di scegliere la futura scuola in cui iscriversi per il prossimo segmento formativo che li attende.

Nelle università il potenziamento del marketing e l’utilizzo di comunicazioni e promozioni, anche aggressive come abbiamo scritto nell’articolo sull’Università di Bari, è dovuto in buona parte alla diminuzione costante di nuove matricole che molte università riscontrano. Inoltre teniamo in considerazione anche il legame diretto che il numero di iscritti ha con i finanziamenti pubblici, e che porta quindi ad una lotta sempre più serrata per convincere i potenziali studenti.

Per la scuola dell’obbligo la questione è differente: infatti, preso atto dal rapporto di Eurydice Italia che la dispersione scolastica è scesa dal 19,2% del 2009 al 15% nel 2014, sono sicuramente altri i fattori che concorrono all’aumento dell’agonismo in campo promozionale, ed è molto difficile valutare quanti e quali siano.

Per ora ci limitiamo a segnalare questo zeitgeist nel mondo dell’Education Marketing.

Questa è l’idea che ci siamo fatti lavorando sul campo ma saremmo curiosi di sapere cosa ne pensate anche voi, che magari ricoprite il ruolo di responsabili dell’orientamento in entrata o siete dirigenti scolastici e vivete ogni anno le sfide del marketing nel campo della formazione!

Edoardo Bianchi

Consulente Senior e fondatore di Education Marketing Italia. Quando lavoro con le persone mi occupo di Design Thinking, UX e progettazione strategica. Quando siamo io e lo schermo mi occupo di UX Design, content e copywriting.

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