Teatro educativo: il palco come spazio di apprendimento

Recitare può trasformarsi in uno strumento di apprendimento alternativo e di aiuto per la costruzione dell’identità degli alunni

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Nel panorama educativo contemporaneo, il teatro emerge come uno dei linguaggi più efficaci per promuovere un apprendimento profondo, partecipato e significativo. Non si tratta soltanto di “mettere in scena” uno spettacolo, ma di trasformare il palco in un laboratorio di esperienze, dove il corpo, la voce e le emozioni dialogano in modo integrato. La scuola oggi ha il ruolo di fornire il bagaglio necessario nel corso della vita, non solo dal punto di vista delle conoscenze didattiche, e per questo motivo è bene sviluppare forme di insegnamento creativo. Anche il Ministero dell’Istruzione sottolinea l’importanza dell’educazione teatrale promuovendo lo sviluppo di laboratori di recitazione, già dall’anno scolastico 2016/2017.

 

Il teatro è uno strumento per l’apprendimento

A differenza dei modelli educativi tradizionali, spesso centrati sull’ascolto passivo, il teatro educativo coinvolge l’intera persona. Attraverso il movimento e l’improvvisazione gli studenti imparano “facendo”. La mente deve, infatti, memorizzare e contemporaneamente interpretare. In questo modo, le competenze cognitive si intrecciano con quelle emotive e relazionali.

Sul palco, si impara che l’errore non è una colpa ma un punto di partenza per migliorare. Sbagliare una battuta o perdere il ritmo, vuol dire improvvisare una soluzione: tutto contribuisce a sviluppare flessibilità mentale, problem solving e capacità di adattamento. L’apprendimento diventa così un processo dinamico, aperto, non lineare. Il lavoro teatrale richiede ascolto, cooperazione, rispetto dei tempi e dei ruoli. In questo senso, il palco diventa una palestra di convivenza, dove si impara a costruire insieme, a gestire i conflitti e a valorizzare le differenze. Recitare diventa un esercizio che migliora il rapporto con i compagni, in quanto ogni ruolo è funzionale a quello degli altri e richiede ascolto e rispetto.

 

Sperimentare sé stessi attraverso la recitazione, ce lo dice la psicologia

La recitazione si presta ad essere uno strumento di apprendimento perché consente di toccare aspetti diversi dell’individuo che si approccia nel percorso di crescita e di conoscenza. Aristotele sosteneva che il teatro (in particolar modo la tragedia), aiuta il soggetto ad elaborare una catarsi, ossia una purificazione degli stati d’animo oppressivi e delle paure. In effetti, la psicologia riconosce ancora oggi delle funzioni essenziali al teatro. Nello specifico, a scuola, il teatro offre numerosi benefici agli alunni:

  • Sviluppa la sfera emotiva, aiutando ad avere consapevolezza delle proprie emozioni, a riconoscerle e gestirle. Interpretare un personaggio spinge a identificare gli specifici stati d’animo da portare sul palco e, conseguentemente, ad effettuare l’auto-osservazione emotiva. Lo psicologo Daniel Goleman, noto per aver diffuso il concetto di “intelligenza emotiva”, spiega che la capacità di sentire e gestire le proprie emozioni è fondamentale nello sviluppo di una personalità equilibrata.
  • Sviluppa la costruzione della propria identità, e in questo caso possiamo fare riferimento alla teoria sostenuta dallo psicoanalista Erik Erikson, autore delle otto fasi dello sviluppo psicosociale. In ogni fase della crescita l’individuo attraversa dei momenti cruciali per la costruzione del proprio sé. Ed è esattamente in alcune specifiche  fasi che la recitazione mostra la sua utilità: ad esempio, durante l’adolescenza, l’interpretazione di un ruolo stimola a chiedersi “chi sono” e ad esplorare la propria identità in uno spazio di sperimentazione.
  • Sviluppa le competenze sociali, in particolare relative alla cooperazione e all’ascolto. Lev Vygotskij evidenzia che l’apprendimento avviene anche attraverso il gioco simbolico. Il teatro funziona come una forma evoluta del gioco, nel quale l’alunno deve seguire delle regole per “essere altro”.
  • Elaborazione dei conflitti interiori, il teatro può aiutare a comprendere particolari esperienze vissute e a vedere le situazioni da punti di vista diversi, come specificato da Jacob Levy Moreno, fondatore dello “psicodramma”, metodo terapeutico basato sulla rappresentazione scenica di esperienze personali.
  • Sviluppa il pensiero divergente, in questo caso facciamo riferimento a Howard Gardner e alla “teoria delle intelligenze multiple”. Lo psicologo ritiene che l’intelligenza non è unica e misurabile solo attraverso il quoziente intellettivo (QI), ma è composta da diverse forme di competenza, (esattamente otto), tutte ugualmente importanti. Il teatro coinvolge contemporaneamente più intelligenze, mostrandosi così come uno strumento di apprendimento multiplo.

 

La didattica teatrale

Sviluppare un’attività teatrale a scuola può sembrare impegnativo. Non dobbiamo però pensare solo ad uno spettacolo con tanto di spettatori, ma anche ad attività che possono essere svolte in classe, durante l’orario quotidiano. Vediamo alcuni esempi:

  • Giochi teatrali, basati su esercizi di fiducia, concentrazione, ascolto e coordinazione, oltre che espressioni corporee e vocali, per favorire il clima di gruppo. Ad esempio, si può proporre il “gioco dello spazio”, nel quale gli studenti camminano liberamente nello spazio dell’aula, guidati dalla voce dell’insegnante (cambiare ritmo, direzione, livello, velocità), e indicazioni relative a stimoli emotivi (cammina come se fossi felice, preoccupato, curioso); oppure optare per il “gioco dello specchio”, nel quale gli studenti lavorano a coppie. Uno è lo “specchio”, l’altro il “modello”. Il modello compie movimenti, lo specchio li riproduce.
  • Improvvisazione di piccole scene di recitazione, per stimolare la capacità di problem solving e di gestione dell’imprevisto. Questo aiuta a comprendere che l’errore, anche a scuola, non è un fallimento ma una risorsa per imparare. L’insegnante fornisce una situazione iniziale semplice, gli studenti improvvisano brevi scene senza copione, ascoltando e accettando le proposte degli altri, e rispettando delle regole base (esempio: non si dice mai “no”, ma “…”).
  • Giochi di ruolo, per consentire l’assunzione di punti di vista diversi e lo sviluppo dell’empatia. È facile realizzare un’attività di questo tipo con materie come storia e letteratura, facendo un tuffo nel passato e interpretando i personaggi che troviamo sui libri di testo.
  • Drammatizzazione di testi narrativi o scientifici. Si procede con l’assegnazione dei ruoli e alla suddivisione del testo in scene, con il fine di favorirne la comprensione e la memorizzazione.
  • Esercizi di uso della voce e del corpo, come dizione, respirazione, ritmo, postura e comunicazione non verbale. Si può provare a raccontare una storia senza parole, facendo ricorso a sospiri, suoni, pause. Questa tipologia di esercizio consente di migliorare e gestire al meglio l’esposizione orale durante le interrogazioni.

Considerare il palco come spazio di apprendimento significa riconoscere che educare non è solo trasmettere conoscenze, ma accompagnare le persone nella scoperta di sé. In scena, anche se solo in classe, si impara a essere presenti, consapevoli e responsabili.

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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