Oltre il QI: il potere dell’intelligenza culturale nel mondo moderno

Comprendere e gestire le complesse dinamiche culturali è diventata una competenza fondamentale: ecco come si può potenziare l’intelligenza culturale a scuola

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Il tessuto del mondo moderno è sempre più interconnesso e l’abilità di comprendere e gestire le complesse dinamiche culturali è diventata una competenza fondamentale per il successo personale e professionale. Mentre il concetto tradizionale di intelligenza è stato a lungo associato al QI e alla capacità di risolvere problemi logici, oggi siamo chiamati a considerare un’altra forma di intelligenza altrettanto cruciale: l’intelligenza culturale.

La capacità di vivere e fare esperienze di successo attraverso varie culture e contesti sociali è diventata un vantaggio competitivo imprescindibile. Ma cos’è esattamente l’intelligenza culturale e come possiamo svilupparla per prosperare in un mondo sempre più diversificato?

 

L’Intelligenza Culturale è una sfaccettatura delle intelligenze multiple

Se si parla di “intelligenza” spesso la prima cosa che viene in mente è la denominazione Quoziente di Intelligenza (IQ) e il riferimento al celebre test elaborato all’inizio del ‘900. Allora si testava la capacità di analizzare fatti ed informazioni in maniera logica e veloce, un’abilità ancora oggi considerata cruciale ma non più sufficiente per descrivere la complessità dell’intelligenza umana.

Può bastare una serie di domande a risposta multipla a valutare la nostra intelligenza? Scettici, dagli anni Sessanta in poi gli studiosi cominciarono a teorizzare e affermare che esistano diverse forme per descrivere l’intelligenza.

Negli anni Ottanta, con  H. Gardner, si inizia a parlare di intelligenze multiple: egli affermava che non esiste una capacità comune a tutti gli individui chiamata intelligenza, misurabile e catalogabile in senso assoluto. Al contrario, esistono diverse forme di intelligenza o “forme di rappresentazione mentale” che dipendono le une dalle altre (nota 1).

 

Negli ultimi due decenni, la sempre maggiore interconnessione tra i vari contesti globali ha portato a sottolineare come fattore fondamentale la capacità di saper lavorare in diversi contesti e con diverse culture.

Volendo comprendere meglio e misurare questa capacità, ci si rese conto che si trattava di una forma di intelligenza fortemente correlata, ma mai perfettamente coincidente, ad altre intelligenze già «codificate» nell’ambito degli studi psico-pedagogici (nota 2).

In particolare, l’intelligenza culturale può essere vista come un ampliamento dell’intelligenza interpersonale di Gartner, definita come la capacità di entrare in empatia con gli altri, attraverso la comprensione delle loro emozioni, intenzioni e desideri, lavorare bene in gruppo e sviluppare relazioni interpersonali positive. Più un ambiente è multiculturale, più usi e costumi possono essere differenti e, allo stesso modo, anche il modo di relazionarsi e socializzare con gli altri. Entrano in gioco quindi fattori ambientali, sociali e culturali ed è qui che aumenta la complessità e si sposta la prospettiva.

In pratica, si arriva a definire l’Intelligenza Culturale (CQ) come la capacità di saper comprendere l’altro anche attraverso la sua diversa cultura e di gestire, con flessibilità ed efficacia i contesti multiculturali.

Il concetto di CQ è stato introdotto anche all’interno delle scienze sociali ed un’ampia letteratura lo analizza e ne valuta le possibili applicazioni concrete in ambito educativo e formativo (nota 3).

 

Intelligenza Culturale: chi possiede questa power skill?

Si sente parlare spesso di Intelligenza culturale come un’abilità sempre più importante anche nel mondo del lavoro e la si trova etichettata come power skill, termine in voga per identificare le soft skills e valorizzarle maggiormente. Queste abilità sono caratteristiche individuali che definiscono il carattere e che influiscono sul modo in cui tutti noi affrontiamo i vari contesti, scolastici, lavorativi o personali. Conoscendo i propri punti di forza e debolezza e allenandosi si possono migliorare le relazioni, aumentare la produttività e favorire la crescita individuale (leggi anche: Programmazione: perché inserire le Soft Skills nella programmazione didattica?).

L’intelligenza culturale presuppone menti aperte, inclini alla curiosità, all’assenza di pregiudizi, all’ascolto attivo, all’empatia. Chi ne è dotato sa relazionarsi e collaborare in modo efficace e produttivo, sa accettare la diversità, comprende e apprezza le differenze culturali ed è capace di adattare il proprio comportamento a tali differenze.

L’accezione del termine “diversità” riguarda non solo aspetti come la provenienza culturale, le credenze religiose o l’orientamento sessuale ma può far riferimento anche a caratteristiche e competenze professionali variegate.

Infatti, è una dote ambita poiché può aiutare a evitare malintesi e interruzioni della comunicazione con colleghi di altre culture e può contribuire a rompere i silos. Racchiude abilità fondamentali per la gestione efficace dei team, di negoziazioni e trattative, del servizio clienti.

 

Un post tratto da un Talk di Talaera, propone una serie di interrogativi, basati su alcuni atteggiamenti fondamentali, da porsi o da porre per capire quando in un individuo sia già sviluppato questo tipo di intelligenza:

  • Consapevolezza: siete in grado di riconoscere le differenze e le somiglianze tra le culture? Siete consapevoli dei vostri pregiudizi culturali e di come questi possano influire sulle vostre interazioni con persone di altre culture?
  • Conoscenza: cercate attivamente di comprendere le norme, le pratiche e i valori culturali degli altri? Questo include sia gli aspetti osservabili, come le tradizioni e i comportamenti, sia quelli non osservabili, come le credenze e i valori.
  • Empatia: riesce a entrare in empatia con persone di diversa estrazione culturale, vedendo le cose dalla loro prospettiva senza giudicare.
  • Adattabilità: siete in grado di adattare il vostro stile di comunicazione, i vostri comportamenti e le vostre aspettative ai vari contesti culturali?
  • Curiosità: avete un genuino interesse a conoscere altre culture, a fare domande e a partecipare a esperienze interculturali?
  • Rispetto: dimostrate rispetto per le diverse prospettive e pratiche culturali, anche se sono molto diverse dalle vostre?
  • Riflessione: riflettete regolarmente sulle vostre esperienze interculturali per approfondire e migliorare le vostre interazioni?
  • Flessibilità: siete disposti a sentirvi a disagio e a non sapere tutto? Siete in grado di dare un senso alle situazioni sconosciute e di integrarvi?

 

5 strategie per allenare l’intelligenza culturale e sociale a scuola

Ci sono diverse strategie che le scuole potrebbero adottare per allenare l’intelligenza culturale tra gli studenti:

  1. Educazione multiculturale: introdurre programmi educativi che celebrano e insegnano la diversità culturale che includano lo studio delle tradizioni, della storia e delle pratiche culturali di diverse comunità globali. Anche leggere di più sulla propria cultura e su come viene percepita dagli altri può aiutare a comprendere l’esistenza di diversi background culturali.
  2. Scambi culturali: organizzare scambi culturali con scuole in altri paesi o comunità culturalmente diverse. Queste esperienze offrono agli studenti l’opportunità di immergersi direttamente in altre culture, migliorando la loro comprensione e sensibilità.
  3. Discussioni aperte e rispettose: promuovere la consapevolezza e l’empatia attraverso discussioni guidate su temi culturali sensibili creando un ambiente in cui gli studenti si sentano liberi di discutere apertamente e rispettosamente delle differenze culturali (vedi paragrafo successivo per approfondimento).
  4. Materiale didattico diversificato: provare ad utilizzare materiale didattico che rifletta una vasta gamma di culture e punti di vista: libri di testo, video, film e risorse online che presentano storie e prospettive culturali diverse.
  5. Attività di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità: organizzare eventi, fiere culturali o workshop che coinvolgano gli studenti e le loro famiglie nella condivisione delle loro tradizioni culturali e coinvolgere attivamente le famiglie e le comunità locali.

Integrando queste strategie nel curriculum e nella cultura scolastica, le scuole possono contribuire significativamente ad allenare e sviluppare l’intelligenza culturale degli studenti, preparandoli per un mondo sempre più diversificato e interconnesso.

 

Focus: attività di confronto e discussione in classe

Abbiamo pensato a qualche domanda da inserire in momenti strutturati di confronto per coinvolgere attivamente il tuo gruppo di studenti in una riflessione sul significato di Intelligenza Culturale e allenarla in modo consapevole.

Domande provocatorie:

  • “Cosa significa per te essere culturalmente intelligente?”
  • “Hai mai sperimentato situazioni in cui le differenze culturali hanno portato a malintesi? Come hai gestito la situazione?”
  • “Quali sono le tue principali sfide nell’interagire con persone di culture diverse? Come le affronti?”

Scenari ipotetici:

  • “Immagina di essere trasferito in un paese con una cultura radicalmente diversa dalla tua. Come ti prepareresti ad affrontare questa sfida?”
  • “Se ti trovassi in una situazione in cui le tue credenze culturali entrano in conflitto con quelle di un collega, come gestiresti la situazione per mantenere una relazione professionale positiva?”

Esercizi di autovalutazione:

  • “Prendi un momento per riflettere sulle tue ultime interazioni con persone di culture diverse. Cosa hai imparato da queste esperienze?”
  • “Fai un inventario dei tuoi pregiudizi culturali. Come influenzano le tue interazioni quotidiane e cosa puoi fare per mitigarli?”

Invito alla condivisione:

  • “Condividi un’esperienza in cui hai dovuto applicare l’intelligenza culturale. Come hai affrontato la situazione e quali sono stati i risultati?”
  • “Se hai suggerimenti su come sviluppare l’intelligenza culturale, condividili con la comunità! Insieme possiamo imparare e crescere.”

 

Traduttori automatici vs Intelligenza culturale

Anche imparare una nuova lingua potenzia l’Intelligenza Culturale poiché si scoprono più modi corretti di esprimere la stessa idea e si entra in contatto con schemi mentali che codificano il mondo in modo differente. Parlare altre lingue accende nuove connessioni nel cervello e aiuta a comprendere altre culture e altri modi di pensare.

Oggi, i traduttori automatici, potenziati da applicazioni di Intelligenza Artificiale, stanno portando ad una diminuzione di interesse verso l’apprendimento di lingue straniere.

La domanda che ci siamo posti è: l’IA faciliterà lo scambio diretto tra esseri umani o la perdita di interesse nelle lingue ci farà perdere anche la capacità di interpretazione dell’altro?

La conclusione condivisa da molti esperti di didattica (che si legge nell’articolo Perché studiare le lingue se ci sono i traduttori automatici?) è che l’attenzione degli insegnanti dovrebbe spostarsi dagli esercizi di grammatica alla comprensione delle pratiche e delle culture radicate nei vari contesti che, come abbiamo visto, ha molto a che fare con i principi dell’Intelligenza Culturale.

 

Per approfondire

Note

  1. La teoria delle intelligenze multiple di Gardner e la didattica – Universo Scuola
  2. Sviluppo dell’intelligenza culturale. Case study: il programma tirocini del consorzio IES – Silvia Zanatti
  3. Silvia Zanazzi analizza lo sviluppo dell’intelligenza culturale nel programma di tirocini del consorzio IES di Roma lascia in questo documento un’ampia bibliografia

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Giulia Cattoni

Faccio quello che faccio da sempre: scrivo. Uso la scrittura per dare forma a pensieri e idee.
Da piccola consumavo pagine e pagine per descrivere le mie avventure quotidiane sul diario, oggi uso il linguaggio per creare testi efficaci, contenuti digitali, e organizzarne la gestione.
Mi piace trovare le parole giuste, mettere ordine ai testi e renderli chiari, e creare contenuti accessibili, piacevoli e utili.

Faccio parte del team di Education Marketing Italia dal 2016: ho iniziato come autrice del blog e negli anni ho ampliato i miei ruoli. Oltre alla produzione e gestione dei nostri contenuti, affianco i miei colleghi nella gestione degli open day e nelle attività di design thinking.
Dal 2023 mi occupo in prima linea della cura del nostro brand: dalle mie mani passano piani editoriali, articoli, post, newsletter, webinar e la strategia che li tiene insieme.

Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Sono stata istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco.

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