Generazione Z, questa sconosciuta

Generazione Z, i nati dal 1995-2000: la prima generazione mobile-first, realisti, determinati e focalizzati sul loro futuro

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Quali sono le aspettative, i valori e i modelli di riferimento degli adolescenti di oggi? Ovvero di quei giovani nati dal 1995-2000 in poi, la prima generazione mobile-first, realisti, determinati e focalizzati sul loro futuro, a cui si fa riferimento con l’appellativo “generazione Z“?

 

Sono ragazzi che dimostrano di avere valori democratici e solidali, rifiutano scorciatoie, opportunismi e compromessi. Queste ed altre informazioni che fanno riflettere emergono da “Teen’s voice 2: Valori e miti dei giovani” una ricerca nata nel 2014 (realizzata da Campus – Salone dello studente in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione dell’Università La Sapienza) con l’obiettivo di indagare, di anno in anno, il mondo dei ragazzi.

Lo scorso gennaio a Milano è stata presentata la seconda edizione basata su un questionario che ha raccolto le opinioni di 2130 studenti iscritti agli ultimi anni della scuola secondaria di secondo grado*.

Le scale su cui si basano le analisi fanno riferimento ai seguenti valori a cui viene attribuito un punteggio da 1 a 5**: Sapienza, Dominio, Spirito d’impresa, Appartenenza, Equilibrio, Servilismo, Equità, Merito, Impegno e Furberia. Equità, Sapienza, Impegno, Merito, Equilibrio raggiungono punteggi maggiori di 4. Servilismo, Furberia e Apparenza minori di 3. Questi fattori sono stati poi raggruppati in scale multifattoriali che hanno dato luogo a tre profili Costruttivo (che contiene le scale Sapienza, Equità ed Equilibrio), Opportunista (formato dalle scale Dominio, Apparenza, Etnocentrismo, Furberia e Servilismo) e Intraprendente (che comprende le scale Spirito d’impresa e Impegno).

Dall’elaborazione dei dati risulta che la quasi totalità dei ragazzi (93,4%) aderisce al profilo Costruttivo, più della metà degli studenti si identifica con le caratteristiche dell’Intraprendente (57,8%). La scala che attrae meno le scelte degli studenti è quindi quella relativa all’apparenza, dove si manifesta il disaccordo pieno del 75% degli studenti.

Gli stessi giovani che molti si immaginano basare la propria vita e le proprie relazione sui social network considerano invece la fiducia come un fatto prevalentemente privato: si fidano molto dei genitori (risponde così il 66% degli intervistati), degli amici, degli scienziati. Si fidano abbastanza degli insegnanti, mentre si fidano poco dei media (giornali e televisione) e per niente dei partiti politici e del governo. Discorso a parte per la figura di “Dio” in cui crede molto il 21,1% degli intervistati e per niente il 31,5%; la restante metà oscilla tra il poco e l’abbastanza.

Nell’indagine emerge che i ragazzi che frequentano istituti tecnici e professionali presentano medie più basse nelle scale che fanno riferimento al merito, alla sapienza e all’equità mentre presentano punteggi più alti alle scale Servilismo, Furberia, Dominio, Apparenza e anche a quella di Equilibrio. L’ipotesi che è stata valutata propone di ipotizzare che la combinazione di un’esperienza scolastica meno qualificata e le condizioni socio culturali che l’hanno predeterminata porti a rendere i ragazzi di questi istituti più sensibili ad alcuni richiami valoriali di tipo competitivo.

Comunque, in generale, la ricerca profila una giovane generazione disillusa, pienamente consapevole delle problematiche socio-economiche che stiamo vivendo: leggono la crisi, ne sono coscienti, sanno che si fa fatica a trovare lavoro. Sanno che i risultati si ottengono con l’impegno e desiderano trovare un’occupazione che dia loro stabilità ma che li renda autonomi e che permetta loro di avere del tempo libero.

Credono nella scuola e nel valore dell’istruzione. Gli insegnamenti scolastici, infatti, continuano ad essere un punto di riferimento nella scelta dei personaggi famosi a cui ispirarsi. Insieme a Steve Jobs, immancabile punto di riferimento, appaiono nomi come Mandela, Martin Luther King, Einstein, Gandhi, Montalcini, Leonardo da Vinci e Falcone, nomi che grosso modo coincidono con i temi di interesse dei programmi scolastici degli anni a cui i ragazzi intervistati fanno riferimento. I ragazzi si aspettano inoltre che l’università possa garantire loro una formazione ricca, che li faccia crescere come persone e che garantisca loro professionalità e acquisizione di competenze.

Chi decide di continuare gli studi si distingue, secondo i risultati della ricerca, nel difendere con più forza i valori dell’equità e della giustizia sociale. Sono fermamente convinti dell’importanza dello studio e chiedono con insistenza una società che valorizzi il metodo. I ragazzi che decidono di non continuare gli studi si dimostrano invece più conformisti, disponibili ad assecondare i superiori e inclini ai compromessi. Prevedibilmente, il quadro valoriale tende ad attenuarsi anche in relazione all’aumento dell’età, delle bocciature e con la scarsa scolarità dei genitori.

Nel complesso, sono ragazzi con i piedi per terra, responsabili, la cui lettura del presente, i valori di riferimento, il rapporto con la società, risultano essere fortemente influenzate dalle prospettive future.
Se fossimo negli anni 80 avremmo avuto dei dati in cui il lavoro era potere ricchezza e dominio, visibilità sociale” commenta Domenico Ioppolo, COO Campus Salone dello Studente di Class Editori “Oggi vogliono un lavoro che li realizzi“.

La scuola risulta un punto fermo, un’ancora di sicurezza, così come la famiglia. I genitori vengono letti come “forti” e probabilmente la loro forza è vista in relazione alla resistenza alle difficoltà quotidiane dettate dal contesto socio-economico. In ogni caso, non risulta esserci in loro un sentimento di contestazione, come negli anni del benessere, ma solidarietà.
Come riporta la ricerca, quello che si può concludere con l’analisi dei dati in tutte le loro sfaccettature, sembra che “la generazione dei genitori, sconfitta nella sua aspirazione a cambiare la società e a migliorare il mondo, abbia invece conquistato la stima e il rispetto dei figli” e che, al tempo stesso “la globalizzazione e la disponibilità di infiniti modelli riportasse l’attenzione ai nuclei vicini e reali“.

 

* I ragazzi volontari hanno compilato il questionario durante la partecipazione all’iniziativa Campus-Orienta dell’anno scolastico 2015/2016 che ha fatto registrare la sua presenza in 11 diverse città d’Italia.

** Le scale sono state costruite con la tecnica di Likert e gli intervistati erano invitati a valutare ciascuna delle affermazioni che seguiva all’item in una scala da 1 a 5 dove 1 esprime il massimo disaccordo e 5 il completo accordo con l’affermazione proposta.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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