World University Rankings 2013-2014 1/2

Quali sono i criteri di classificazione utilizzati dal Times Higher Education per la classifica mondiale delle migliori Università?

classifica università 2014
Vota questo post

 

A ottobre è uscita l’annuale classifica mondiale delle università redatta dal Times Higher Education (THE), settimanale inglese che da più di quarant’anni si occupa di istruzione universitaria e che, da ormai dieci anni, stila una classifica mondiale delle università servendosi anche dell’appoggio tecnico della Reuters.

In questo post chiariremo meglio i criteri di classificazione utilizzati dal settimanale e daremo uno sguardo alla situazione mondiale, nel prossimo ci soffermeremo sul risultat delle università italiane.

La valutazione viene effettuata considerando oltre 2000 istituzioni universitarie e considera individualmente le migliori 400, e in gruppi quelle classificate dalla 401esima posizione all’800esima.

Per effettuare questo studio THE utilizza 13 criteri divisi in 5 macroaree:

  • Insegnamento: l’ambiente di apprendimento (vale il 30% del totale);criteri di classificazione

  • Ricerca: il volume, il reddito e la reputazione (vale il 30% del totale);

  • Citazioni: influenza della ricerca, quanto viene diffusa la conoscenza prodotta (vale il 30% del totale);

  • Reddito Industriale: l’innovazione, quanti investimenti la ricerca attrae dall’industria (vale il 2,5% del totale);

  • Prospettiva internazionale: percentuale di studenti e docenti stranieri e il livello di collaborazione internazionale (vale il 7,5% del totale).

Sono escluse dalla classifica le università che insegnano solo ai già laureati, che insegnano solo una materia circoscritta e che pubblicano meno di 200 papers l’anno (con delle eccezioni per alcuni campi).

Venendo alla classifica vera e propria è facile osservare come il mondo anglosassone rimanga saldo in testa alla classifica, dominando i primi 10 posti e metà dei primi 200.

Al primo posto si riconferma il California Institute of Technology, seguito da Oxford e Harvard seconde a pari merito e Stanford a ruota. Il MIT, Princeton, Cambridge, l’University of California (Berkeley), l’University of Chicago e l’Imperial College of London completano la top ten mondiale dell’insegnamento universitario.

Fin qui non c’è molto da stupirsi, è evidente come a far da padroni indiscussi nel mondo della formazione universitaria siano ancora gli americani e i britannici; il fatto preoccupante è che, tolti questi ultimi, l’Europa conferma in pieno il trend discendente delle sue università, piazzandone solo 56 nei primi 200 posti.

Non direttamente correlato, ma comunque significativo, è invece il miglioramento globale delle università asiatiche, Giappone in testa.

Viene da fare una piccola riflessione su ciò a cui stiamo assistendo nell’Europa della crisi: questa perdita di terreno è il frutto malato delle politiche restrittive che i paesi europei hanno adottato negli ultimi 5 anni rispetto agli investimenti in istruzione e ricerca. Al contrario i paesi asiatici hanno continuato ad investire nelle loro università sia a livello pubblico che a livello privato, occupandosi anche dell’immagine dei propri atenei all’estero, cercando di aumentarne l’attrattiva internazionale.

Nel prossimo post vedremo nel dettaglio il giudizio che hanno ricevuto le nostre università.

Edoardo Bianchi

Consulente Senior e fondatore di Education Marketing Italia. Quando lavoro con le persone mi occupo di Design Thinking, UX e progettazione strategica. Quando siamo io e lo schermo mi occupo di UX Design, content e copywriting.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Host Consulting srl - Via F.lli Recchi, 7 22100 Como - P.IVA 01434150197 | © 2022 | Privacy Policy - Cookies Policy
expand_less