Alternanza scuola-lavoro: 7 domande all’esperto

Ogni giovane vuole imboccare la strada verso un futuro lavorativo il più vicino possibile alle proprie attitudini: capire come non è facile per nessuno

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Ogni giovane si augura di scegliere e imboccare la strada che lo conduca verso un futuro lavorativo il più vicino possibile alle proprie attitudini. Capire come fare e che percorso intraprendere, però, non è facile per nessuno, specialmente se si sente che in gioco c’è il proprio futuro e se, come si sa, il contesto lavorativo è mutevole e difficile da prevedere. L’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro rappresenta quindi un’opportunità di importanza rilevante nel percorso di formazione degli studenti: dalle 200 ore (licei) alle 400 ore (istituti tecnici e professionali) di attività pratica lavorativa per far si che gli studenti possano conoscere, oltre che un ambiente di lavoro concreto, sé stessi e le proprie abilità al di là dei banchi di scuola.
Purtroppo però, questa occasione non è sempre colta nella sua totale potenzialità.
Lo sa bene Stefano Cazzaniga che, con il suo lavoro, cerca di districare le difficoltà che scuole, studenti e aziende incontrano nell’attivazione e nell’attuazione di questi percorsi. Stefano si occupa da anni di promozione sociale e si è specializzato nell’orientamento lavorativo per giovani disoccupati; si occupa di alternanza scuola lavoro lavorando per la cooperativa larioLHUB57 e ha avviato uno sportello di orientamento lavorativo per under 30 chiamato “Job Cafè”.

Abbiamo fatto quattro chiacchere con lui per capire come stanno reagendo scuole, giovani e aziende e cosa ne pensa delle ultime critiche emerse.

 

Quali sono le differenze tra uno stage o un tirocinio e un’esperienza di alternanza scuola-lavoro?

Stage o tirocinio indicano di fatto la stessa cosa: un’esperienza lavorativa svolta durante gli studi o nell’anno successivo al conseguimento di un titolo di studio con scopo principalmente formativo. Ad esempio, per alcuni corsi di studio è previsto un tirocinio pratico senza il quale non è possibile laurearsi; oppure, un neolaureato o un neodiplomato possono essere assunti in un’azienda previa un’attività di stage.

L’alternanza scuola-lavoro è invece una specifica esperienza svolta durante il triennio delle scuole superiori, con scopi sia formativi che orientativi per aiutare lo studente nella scelta del percorso post diploma.

Cosa ne pensano i ragazzi di questa opportunità?

Gli studenti degli istituti tecnici e professionali sono abituati da anni a questo tipo di esperienza, legata molto al proprio percorso di studio. Per i licei si tratta invece di una novità: siamo al terzo anno di attivazione del percorso di alternanza. Posto che questi ragazzi non seguono percorsi di studio professionalizzanti, è per loro più difficile individuare il percorso in alternanza più adatto. La gran parte degli studenti liceali teme di finire in un’azienda a “fare le fotocopie”, o comunque di risultare un peso per i lavoratori o i responsabili. Al termine dei percorsi la loro soddisfazione maggiore è proprio quella di essersi invece sentiti utili sul posto di lavoro e anche apprezzati dai colleghi e dai responsabili.

Come si pongono invece i datori di lavoro?

Molte aziende non erano abituate a ricevere studenti in alternanza e questo ha creato non poche difficoltà rispetto a trovare una collocazione ottimale per i ragazzi. E’ importante coinvolgere le aziende nella costruzione dei percorsi di alternanza. Non ha senso limitarsi a mandare sul posto di lavoro una serie di studenti senza prima concordare mansioni e obiettivi personali per ogni ragazzo.

Quali sono le maggiori difficoltà di una scuola nell’attivazione di un percorso in alternanza?

Ci sono difficoltà “logistiche” legate all’enorme numero di studenti coinvolti: intercettare un numero sufficiente di aziende disponibili ad accogliere studenti richiede alle scuole un grande sforzo. Ma la difficoltà più grande, che è allo stesso tempo una bellissima sfida, è riuscire a costruire percorsi personalizzati per ogni studente.

 

Qualcuno si domanda se “l’esperienza dell’alternanza abbia avuto effetti sulla condizione occupazionale degli ex-studenti” ma è questa davvero la domanda? Ovvero, è giusto giudicare la qualità dell’esperienza formativa con statistiche sull’occupazione dei ragazzi in un futuro prossimo?

La scuola deve formare buoni cittadini, ma deve anche prepararli al mondo del lavoro. Più la scuola e il mondo del lavoro entreranno in contatto e più avremo studenti che svilupperanno non solo conoscenze, ma anche e soprattutto competenze. Solo così sarà più facile per un ragazzo individuare prima il suo percorso formativo ottimale e in seguito trovare più facilmente un lavoro.

I sondaggi indicano che la maggiore insoddisfazione deriva dalle esperienze dei liceali perché, dato il percorso di studi meno tecnico/specialistico, hanno più difficoltà ad essere inseriti in realtà lavorative effettivamente stimolanti e attinenti ai loro studi, inclinazioni ed interessi.

La soluzione è tornare indietro e abolire la formula dell’alternanza per questo tipo di studenti?

La cosa più sbagliata sarebbe quella di tornare indietro. Le esperienze negative di cui abbiamo sentito parlare nei telegiornali nascono quando non viene costruito nessun tipo di percorso formativo perdendo completamente di significato. Bisogna dunque lavorare su questo aspetto.
Inoltre, soprattutto per i liceali, l’alternanza rappresenta un’enorme opportunità di orientamento: sperimentare una mansione, entrare a contatto con un luogo di lavoro particolare possono confermare o meno la volontà di intraprendere una strada.
Il primo anno in cui è stata introdotta l’alternanza una ragazza aveva scelto di andare per due settimane in un asilo, proprio perché convinta di essere adatta a quel tipo di lavoro e già certa di voler intraprendere una carriera universitaria nell’ambito della formazione primaria. Concluse le due settimane ha dichiarato “Mai più lavorerò con i bambini!”. Anche se estremamente negativa come esperienza, quelle due settimane hanno inciso moltissimo sulla futura strada di questa ragazza. È un esempio un po’ estremo, ma credo possa aiutare a capire le grandi potenzialità dell’alternanza anche per i liceali.

Qual è l’importanza di avere degli esperti che possano essere intermediari tra il mondo della scuola e quello del lavoro? Quali sono i rischi e quali le opportunità?

Noi, ad esempio, lavoriamo con il Collegio Gallio con cui abbiamo deciso di puntare sulla qualità dei percorsi in alternanza. Lavoriamo per preparare i ragazzi alle esperienze in azienda, ma stiamo anche costruendo con il corpo docente un sistema di valutazione dei percorsi. Questo consentirà di creare per ogni studente un’esperienza di alternanza specifica adatta al singolo, non solo rispetto al lato orientativo della mansione da svolgere, ma soprattutto rispetto alle competenze che il ragazzo dovrà cercare di sviluppare maggiormente sul luogo di lavoro. Tutto ciò sarà possibile se tutti gli attori verranno coinvolti in modo adeguato: studenti, docenti, tutor aziendali. Il nostro ruolo è quello di facilitare la costruzione di un sistema completo, che porti l’alternanza ad essere una vera e importante occasione formativa per i ragazzi.

 

Proprio in questi mesi, il Governo e il Ministero dell’Istruzione si sono adoperati per correggere ciò che non va e hanno inaugurato il 16 dicembre il nuovo portale.
Tra le novità introdotte sul sito, oltre ad un profondo restyling, ha attirato l’attenzione un grande pulsante rosso creato perché gli studenti possano segnalare prontamente eventuali problemi, pericoli o difformità dei programmi concordati che potrebbero sorgere durante i percorsi formativi. Sempre attraverso il portale, c’è la possibilità di co-progettare i percorsi, produrre i patti formativi e gestire le presenze degli studenti. Inoltre, è stata implementata una connessione diretta con il registro nazionale dell’alternanza scuola lavoro per mettere in connessione diretta le offerte di percorsi da parte di strutture con la domanda delle scuole.
Online è disponible trovare anche la “Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in Alternanza”, prevista nel comma 37 della legge n.107/2015, pubblicata in data 16 dicembre 2017 sul sito del MIUR .

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Giulia Cattoni

Faccio quello che faccio da sempre: scrivo. Uso la scrittura per dare forma a pensieri e idee.
Da piccola consumavo pagine e pagine per descrivere le mie avventure quotidiane sul diario, oggi uso il linguaggio per creare testi efficaci, contenuti digitali, e organizzarne la gestione.
Mi piace trovare le parole giuste, mettere ordine ai testi e renderli chiari, e creare contenuti accessibili, piacevoli e utili.

Faccio parte del team di Education Marketing Italia dal 2016: ho iniziato come autrice del blog e negli anni ho ampliato i miei ruoli. Oltre alla produzione e gestione dei nostri contenuti, affianco i miei colleghi nella gestione degli open day e nelle attività di design thinking.
Dal 2023 mi occupo in prima linea della cura del nostro brand: dalle mie mani passano piani editoriali, articoli, post, newsletter, webinar e la strategia che li tiene insieme.

Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Sono stata istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco.

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