Robotica nelle scuole, le esperienze dei docenti 1 di 3

La prima intervista è di Imma Di Taranto, 53 anni, insegnante scuola primaria presso “Montessori – Bilotta” 2° IC Francavilla Fontana a Bari. Attualmente cura l’ambito linguistico in due cla

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Come anticipato il mese scorso, durante l’estate abbiamo voluto riflettere sull’importanza della robotica educativa e di come si sta sviluppando questo interesse in Italia (potete trovare l’articolo qui). Per capire meglio come funziona questa attività dentro le classi abbiamo chiacchierato con alcuni professori, educatori ed esperti del settore che hanno già “le mani in pasta” raccogliendo per voi le loro testimonianze per farvi conoscere delle esperienze concrete.

La prima intervista è di Imma Di Taranto, 53 anni, insegnante scuola primaria presso “Montessori – Bilotta” 2° IC Francavilla Fontana a Bari. Attualmente cura l’ambito linguistico in due classi 3^ di scuola primaria.

Da cosa nasce l’interesse verso la robotica?

Coding, robotica educativa, stampa 3D e tinkering sono dei virus che ha importato il nuovo dirigente nella nostra scuola. Cercando di non essere immobile nel mio metodo d’insegnamento, mi sono interessata alle nuove proposte cercando in esse quegli elementi che potessero rendere la mia azione didattica più interessante, valida e maggiormente adeguata ai tempi ed alle nuove leve di alunni.

Da quanti anni ha portato la robotica educativa in classe?

La prima sperimentazione di questi strumenti didattici è stata circa quattro anni fa con un progetto di recupero nell’ambito logico matematico, rivolto ad alunni in difficoltà delle classi 4^. In quell’occasione usai il PRO-BOT (un’auto robot gialla, ndr) che meglio si prestava nella costruzione di varie figure geometriche, fu un’esperienza positiva e da allora ha avuto ampio spazio nelle mie classi.

Come ha mosso i primi passi? In che modo si è fatta un’idea di come i robot potessero venire usati?

Dopo un periodo di formazione ho iniziato a sperimentare in campo. Dapprima mi sono rivolta a gruppi con obiettivi specifici quali, appunto, il recupero. Successivamente mi sono resa conto che l’uso dei robot, dando un approccio ludico, rende più attraente qualsiasi argomento e quindi ne ho fatto un uso trasversale nel mio insegnamento. Una delle ultime esperienze è stata, verso la fine dello scorso anno, la partecipazione con una squadra delle mie classi seconde alla Robocup Jr. Le varie fasi del tema “Il mago di Oz” sono state costruite con vignette in un tappeto e gli alunni, programmando un percorso, hanno raccontato i diversi episodi.

Consiglierebbe ad altri di portare la robotica a scuola e perché?

La robotica, sicuramente, è uno strumento in più su cui può contare l’insegnante. Permette una attiva partecipazione di tutti gli alunni e rende più gradevole la vita di classe. Penso che sia sbagliato tenerla fuori delle mura scolastiche e consiglierei a tutti di sperimentarla gradualmente e verificare con la propria esperienza quali vantaggi può dare al percorso educativo dei propri alunni.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

Penso di essere stata agevolata nel mio percorso dalla dotazione della mia scuola, dove fra l’altro c’è una FAB-LAB provvista di un buon numero di vari robot e di altre attrezzature. Anche la formazione mi è stata più o meno servita in casa. In tale contesto l’unica difficoltà è stata data dal fattore tempo, in quanto alla fine delle attività ogni alunno voleva proporre il proprio lavoro alla classe. Ciò non era sempre possibile. Inoltre c’è bisogno di un continuo aggiornamento, in quanto si devono conoscere le nuove proposte commerciali e confrontarsi sempre con gli altri.

Quali le maggiori soddisfazioni?

Vedere gli alunni timidi, di solito impacciati, ritrosi, schivi, alzare la mano e dire “Vorrei provare”. Questo accade perché non sentono il peso dell’interrogazione e l’errore non è vissuto come un fallimento, ma è uno strumento che promuove l’apprendimento e ne rafforza la riuscita.

Che consiglio darebbe a chi si vorrebbe cimentarsi in questo tipo di laboratori?

A me stessa e alle mie colleghe ripeto sempre che la robotica non deve essere fine a se stessa e magari limitarsi in un gioco isolato dal contesto scolastico, ma è importante che sia strettamente collegata con le discipline e serva a trasmettere a queste quell’appeal che conquisti tutti gli studenti.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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