PCTO: come renderlo significativo

L’alternanza scuola-lavoro è un’attività preziosa che, se poco valorizzata, rischia di non apportare un vero vantaggio agli studenti

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Un tempo definita alternanza scuola-lavoro, oggi PCTO, (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), è considerata un’opportunità importante per gli studenti: consente di entrare in contatto con il mondo del lavoro, sviluppare competenze pratiche e orientarsi nelle scelte future. Tuttavia, affinché questa esperienza sia davvero formativa, è necessario progettare e vivere l’alternanza in modo consapevole e significativo.

Gli obiettivi da raggiungere

Uno dei principali obiettivi di un progetto PCTO è mettere in relazione ciò che si studia a scuola con ciò che accade nella realtà lavorativa. Per questo è fondamentale che le attività proposte siano coerenti con il percorso di studi dello studente. Un’esperienza significativa non consiste solo nel “fare qualcosa”, ma capire perché lo si fa e come quello che si svolge si collega alle conoscenze teoriche. Se ben progettata, infatti, l’attività colma il divario scuola-lavoro, offrendo l’opportunità di vivere un’esperienza concreta che vada oltre la teoria alla quale lo studente è abituato. Spesso la scuola trasmette conoscenze astratte, mentre l’alternanza mostra come queste possano essere applicate nella pratica quotidiana.

Con la legge del 2018, si specifica che i percorsi dovrebbero aiutare a sviluppare nell’alunno delle soft skills, quali, ad esempio:

  • lavorare in team
  • sviluppare la capacità di problem solving
  • promuovere la creatività
  • lavorare sul pensiero critico
  • maturare consapevolezza
  • ricercare la flessibilità nell’affrontare delle situazioni di incertezza
  • capire quali sono le proprie vocazioni

Uno degli obiettivi principali dell’attività consiste proprio nell’aiutare gli studenti a capire quale percorso intraprendere dopo la scuola. Vivere un’esperienza concreta permette di verificare i propri interessi: capire se un settore piace davvero, rendersi conto di ciò che si vuole o non vuole fare, o anche scoprire nuove passioni di cui non si era a conoscenza. In questo senso, i percorsi scuola-lavoro sono uno strumento di orientamento consapevole, utile sia per chi intende lavorare sia per chi vuole proseguire gli studi.

Nell’ultimo caso, può motivare lo studente a comprendere perché studiare alcune materie: spesso gli alunni si domandano “perché devo studiare questa materia?”. L’alternanza permette proprio di contestualizzare le discipline rendendole in qualche modo concrete.

I contesti formativi: la chiave per un PCTO efficace

Il contesto è uno degli aspetti principali affinché l’attività possa essere interessante per gli alunni. Un contesto formativo efficace deve offrire attività autentiche, cioè legate a situazioni concrete, che consentano all’alunno di partecipare ad un progetto o contribuire a un’attività. Se l’alunno ha la percezione di sentirsi utile sarà motivato e sicuramente più interessato rispetto alla mera osservazione o spiegazione di un’attività. Svolgere delle attività ripetitive o marginali, come archiviare documenti senza comprenderne il senso, rischiano di rendere l’esperienza vuota ma soprattutto demotivante per l’allievo, che non saprà cogliere gli elementi costitutivi del processo.

Al di là della partecipazione, un ambiente dovrebbe essere innovativo e dinamico. Non si tratta di un semplice “sfondo” ma di un aspetto di ordine primario, che può rendere l’alternanza un percorso realmente formativo. Ogni ambiente di lavoro trasmette una propria cultura: senso di responsabilità, etica professionale, rispetto delle regole, attenzione alla qualità. Si tratta di aspetti che possono arricchire lo studente andando esattamente ad implementare le soft skills. Un ambiente di lavoro stimolante dovrebbe mostrare l’etica dell’impegno sul posto di lavoro, che gli alunni ancora non conoscono, ma che risulterà fondamentale in un domani lavorativo.

L’ambiente ideale è, dunque, quello che riesce a bilanciare supporto e autonomia. L’allievo deve sentirsi accompagnato, ma anche libero di mettersi alla prova. Troppo controllo limita l’iniziativa; troppa libertà senza guida può creare disorientamento. Un ambiente efficace trova il giusto equilibrio tra questi due aspetti.

L’emotività nell’esperienza

In un’attività di PCTO potrebbe accadere che l’emotività dello studente venga messa in secondo piano, non considerando che invece riveste un ruolo primario nella motivazione e che sia determinante nell’impegno, diventando in tal modo un elemento che può cambiare totalmente la qualità dell’esperienza vissuta.

Generalmente, il PCTO è il primo contatto che lo studente ha con il mondo del lavoro, e questo può generare emozioni contrastanti: l’entusiasmo per un mondo nuovo ma anche insicurezza e timori.

Durante il percorso può capitare di incontrare delle difficoltà, che possono avere un forte impatto emotivo sullo studente. L’errore, infatti, deve essere considerato un’occasione di apprendimento e non come un fallimento, e in questo sarà sicuramente fondamentale il lavoro del tutor.

È importante che gli studenti abbiano dei momenti per riflettere e autovalutare la propria attività, per questo può risultare utile redigere diari di bordo, e riportare eventuali confronti e discussioni svolte sul lavoro e con il tutor stesso.

Il ruolo dei tutor durante il percorso

Il tutor è una figura centrale nello svolgimento dell’attività di PCTO. Quando si parla di tutor ci si riferisce ad una doppia presenza: tutor scolastico e tutor aziendale.

  • Il tutor scolastico, nominato dal dirigente scolastico fra i docenti in organico, è la figura che si occupa di elaborare il patto formativo con l’azienda e di monitorare il corretto svolgimento dell’attività, soprattutto in materia di sicurezza (come previsto dalla L.215/2021).
  • Il tutor aziendale, non si limita ad assegnare compiti, ma aiuta lo studente a comprenderne il senso. Spiega le attività, chiarisce gli obiettivi e collega l’esperienza pratica alle conoscenze scolastiche. Un buon tutor può fare la differenza tra un’esperienza vuota e un percorso realmente formativo. Non solo organizza, ma educa, guida e motiva, in modo che l’esperienza non sia solo un’attività meccanica ma consapevole. Ha il compito, dunque, di affiancare lo studente, garantendo che la formazione sia suddivisa tra competenze tecniche e relazionali. Dal punto di vista pratico, è la figura che si occupa di compilare il modulo DVR (documento valutazione dei rischi) per ogni singola mansione, fornito dalla scuola all’inizio dell’attività lavorativa. Oltre a svolgere una funzione di supporto, e quindi aiutare lo studente a muoversi all’interno dell’ambiente e chiarire dei dubbi, è la figura che lo occupa di supportarlo nell’instaurare delle relazioni che lo aiutino ad inserirsi nel mondo lavorativo. Il tutor si occupa di valorizzare lo studente durante l’attività, fornendo dei feedback dell’attività svolta, valorizzando i punti di forza e incoraggiando all’autovalutazione.

I percorsi lavorativi servono a formare studenti più preparati, consapevoli e pronti ad affrontare il futuro. Non è da intendersi solo come un’esperienza lavorativa, ma un percorso educativo completo che integra sapere, saper fare e saper essere, con l’obiettivo di diminuire il divario tra la scuola e il territorio.

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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