Programmazione: perché inserire le Soft Skills

Cosa sono le Soft Skills? Che importanza hanno nella crescita degli alunni e come inserirle nella programmazione didattica?

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Il mercato del lavoro richiede che la scuola sia innovativa, che prepari l’essere umano e non solo l’alunno. È necessario che nella programmazione e nella progettazione didattica si tenga conto, oltre alle competenze chiave europee, come abbiamo già visto nell’articolo precedente, anche delle competenze trasversali, che aiutino l’alunno a formare la propria persona e ad adattarsi alla frenetica vita quotidiana del futuro.

 

Cosa sono le Soft Skills

Le soft skills, (o competenze trasversali), sono capacità intrinseche all’allievo, qualità e conoscenze personali che caratterizzano l’essere umano, chiamano in causa gli aspetti della personalità e quella che viene definita l’intelligenza emotiva, perché aiutano a comunicare le emozioni. Sono quelle capacità che inconsapevolmente mettiamo in pratica tutti i giorni e che è bene affinare sin dalla scuola dell’infanzia. Contribuiscono alla maturazione dell’individuo, al rispetto del multiculturalismo e delle diversità.

Si differenziano dalle hard skills, (o competenze tecniche), che sono invece le conoscenze di base necessarie per svolgere una professione, e che si acquisiscono lungo un percorso di formazione ed istruzione, approfondite poi nei luoghi di lavoro tramite stage, tirocini, ecc.

 

Perché sono importanti

Uno studio di Stanford Research Institute International e Carnegie Mellon Foundation ha analizzato le statistiche di una ricerca del 1918 (!), in cui già si sottolinea il successo delle competenze trasversali nelle organizzazioni di lavoro, rivelando che il 75% del successo di un lavoro a lungo termine dipende dalla padronanza delle soft skills, e solo il 25% dalle hard skills, (come specificato anche nell’articolo Lavori del futuro: domani, quale sarà il tuo lavoro?)

A conferma dell’importanza delle soft skills, riconosciuta a livello internazionale, arriva anche il report The future of jobs 2020, elaborato dal World Economic Forum, che le colloca tra gli elementi fondamentali per una futura assunzione nel mondo del lavoro.

Anche in Italia, l’insegnamento delle soft skills, è stato recentemente previsto dal disegno di legge dell’11 gennaio 2022, approvato dalla Camera, relativo “All’introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, nonché dei percorsi di istruzione e formazione personale”.

Il ddl prevede che il Miur, a partire a.s. 2022-2023, in modo sperimentale triennale e volontario, “favorisca lo sviluppo delle competenze non cognitive (…), al fine di promuovere la cultura della competenza, di integrare i saperi disciplinari e le relative abilità fondamentali e di migliorare il successo formativo prevenendo analfabetismi funzionali, povertà educativa e depressione scolastica”.

Una ricerca commissionata dalla provincia di Trento, coordinata da Giorgio Vittadini, prof. di Statistica all’Università Bicocca di Milano, e Giuseppe Folloni, prof. di Economia presso l’Università di Trento, mostra che le soft skills incidono positivamente già sul risultato dei test Invalsi.

Condotta su 1500 studenti di quinta elementare e terza media, lo studio  ha dimostrato che gli alunni che sembrano avere una maggiore stabilità interiore ed emotiva, hanno ottenuto un punteggio più alto. “L’indagine fornisce un’indicazione chiara: insegnare le sole nozioni non basta a introdurre alla conoscenza e alla competenza, ma occorre la riscoperta di persone, relazioni, valori, per affrontare con intelligenza ed entusiasmo il cambiamento imposto dalle circostanze in cui viviamo”, ha sottolineato il prof. Vittadini.

 

Come si classificano le soft skills

Secondo una ricerca condotta sul mercato del lavoro, realizzata dalla Commissione Europea, le soft skills possono essere classificate in campi d’azione:

  • Soft skills di efficacia personale, che riguardano la capacità di resistenza allo stress, flessibilità, autostima, creatività e apprendimento continuo
  • Soft skills di servizio e relazionali, saper comunicare con l’esterno, creare cooperazione, capacità di mantenere i rapporti con terzi
  • Skills di influenza e impatto, avere una tendenza alla persuasione, capacità di organizzazione consapevole e mantenimento della leadership
  • Skills per la realizzazione personale, saper prendere l’iniziativa e organizzare l’attività, avere un approccio costruttivo con orientamento al risultato, autonomia e capacità di problem solving

 

Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, le soft skills da acquisire nell’ambito universitario, ma da allenare già dalla scuola sono 14:

  1. Autonomia, nello svolgimento dei compiti senza necessità di supervisione, facendo ricorso alle proprie risorse
  2. Fiducia in sé stessi, avere consapevolezza del proprio valore, delle capacità e delle idee
  3. Flessibilità/adattabilità, ai contesti lavorativi, essere aperti alle novità e alla collaborazione con colleghi con diversi punti di vista
  4. Resistenza allo stress, capacità di reagire positivamente alla pressione lavorativa, rimanendo focalizzati senza trasferire sugli altri le proprie tensioni
  5. Capacità di pianificare/organizzare, identificando obiettivi e priorità, tenendo in considerazione il tempo a disposizione
  6. Precisione/attenzione ai dettagli, rimanere diligenti e attenti ai dettagli tenendo presente l’obiettivo finale
  7. Apprendimento continuativo, riconoscere le lacune per migliorare
  8. Conseguire obiettivi, con l’impegno e la determinazione necessari
  9. Gestire le informazioni, saper rielaborare i dati provenienti da diverse fonti
  10. Intraprendenza/spirito d’iniziativa, sviluppare le idee da organizzare in progetti
  11. Capacità comunicativa, che consenta di trasmettere in modo chiaro idee e informazioni, collegata alla capacità di ascolto
  12. Problem solving, un approccio al lavoro che consenta di identificare priorità e criticità, al fine di individuare le soluzioni migliori
  13. Lavorare in team work, collaborare con gli altri, creando relazioni positive per portare a termine il compito assegnato
  14. Leadership, innata capacità di condurre e motivare gli altri, creando fiducia

 

Come inserirle nella programmazione scolastica

I Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), finalizzati ad attuare strategie innovative per sviluppare negli studenti le competenze che sono richieste nel mercato del lavoro della Quarta Rivoluzione Digitale, sostituiscono i progetti Alternanza Scuola Lavoro.

Nella realizzazione di questi progetti, il ruolo centrale è ricoperto dal Consiglio di classe, che inizialmente dovrà selezionare le competenze per il gruppo classe, e successivamente, lasciare ad ogni singolo insegnante, il compito di specificare quale soft skill ritiene più idonea da sviluppare nella propria materia.

Si tratta di competenze che bene si prestano ad essere sviluppate attraverso la creazione di spazi creativi in classe.

Vediamo alcuni esempi:

  • Si può suddividere la classe in gruppi per lavorare ad un progetto specifico, lasciando gli allievi liberi di organizzarsi, mettere in campo strategie di problem solving, individuare una leadership, ecc…
  • Si potrebbe pensare di istituire un “book club”, spingendo ogni studente a leggere un libro, per poi condividerne le impressioni con gli altri, per sviluppare l’aspetto comunicativo e il confronto.
  • Trattare gli argomenti di attualità può aiutare a sviluppare un pensiero critico e il rispetto dell’opinione altrui. Questo aspetto è stato sottolineato da un articolo apparso sul The Washington Post, che ha riportato le parole della scrittrice e presentatrice per bambini, Nicole Stamp, “allargare l’obiettivo non solo per includere ma ugualmente centrare altre identità, insegna una lezione accurata e importante su come appare effettivamente il mondo”
  • Sviluppare l’introspezione e la riflessione attraverso la musica, il canto, la recitazione (leggi Insegnare musica e arte: la creatività aiuta le soft skills)

 

Il ruolo chiave della comunicazione

Le competenze non cognitive vanno dunque insegnate, ma soprattutto messe in atto con un continuo esercizio in classe, stimolato dagli insegnanti, per fare in modo che vengano interiorizzate (leggi anche Le attività pratiche sono la svolta per la Gen Z). Alcuni studi svolti nell’ambito, sostengono che per sviluppare le competenze trasversali, sia fondamentale la comunicazione in classe: “le interazioni sociali sono all’origine della costruzione di abilità individuali (…), possedere abilità individuali di una certa complessità permette all’individuo di partecipare successivamente ad interazioni sociali sempre più complesse. In una prospettiva educativa di lungo termine è fondamentale creare un clima di classe democratico” (Carligati, Selleri, 2001).

Una comunicazione democratica in classe permette agli alunni di ricostruire in modo attivo i significati, e di stabilire, sulla base delle relazioni comunicative chi si è. Una comunicazione di successo, quindi, aiuta ad avere successo.

Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma. Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura. Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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