La situazione dell’istruzione italiana – Dati OCSE

Ecco i dati principali riguardanti il sistema educativo italiano pubblicati da Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico

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Il 9 settembre l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha pubblicato il suo ultimo studio “Education at a Glance 2014” (“Educazione a prima vista”) circa la situazione mondiale dell’istruzione.

È uno studio molto complesso, sono circa 550 pagine di cui la stragrande maggioranza di dati e percentuali dei singoli paesi, ma oggi cerchiamo di mettere in evidenza i dati principali riguardanti il sistema educativo italiano.

Uno di degli aspetti maggiormente interessanti è quello relativo alla percentuale di persone laureate. Infatti rispetto al 2000 nel 2012, la fascia di età dai 25 ai 34 ha il 22% di persone laureate mentre 12 anni fa erano solo l’11%. Bene verrebbe da dire. Ma non è tutto rose e fiori.

Infatti questo risultato ci colloca ancora al 34° posto su 37 per quanto riguarda questa speciale classifica, infatti la media OCSE è del 40% e quella dell’Europa a 21 membri è fissa al 37%.

Altri dati interessanti sono quelli economici.

Infatti questo studio è andato a calcolare quanto per uno studente di scuola primaria (elementari), secondaria (medie inf. e sup.) o terziaria (università) spende un paese.

L’Italia, per quanto riguarda la spesa per uno studente universitario, spende in media il 30% in meno rispetto agli altri paesi OCSE (9.900 USD vs 13.958 USD)

E in termini di percentuale di spese per l’istruzione rispetto alle spese totali di uno stato?

Anche qui non ce la caviamo molto meglio.

 

Infatti siamo al 32° posto su 32. Con un investimento percentuale dell’8,6% nel 2011 a fronte di una media OCSE del 12,9%

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La cosa che però colpisce maggiormente è stato l’andamento di questi “investimenti”: prendendo come “Indice di cambiamento tra il 2008 e il 2011” (con i dati 2008=100) l’Italia si colloca al terzultimo posto con 91. Peggio di noi hanno fatto solo l’Ungheria con 88 (che comunque ha un percentuale di investimento del 9,4%) e l’Islanda con 88, ma con una percentuale sull’investimento totale nel 2011 del 15,5%.

In questo blog si è parlato spesso degli scarsi investimenti che lo Stato italiano dedica al proprio sistema scolastico, questi dati chiariscono senza appello che il trend discendente non si è arrestato, anzi è andato peggiorando.

Ebbene, si parla tanto di riorganizzazione del MIUR e di riforma dell’Università, secondo voi dovremmo aspettarci ulteriori tagli o c’è speranza di uscire dal baratro?

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Matteo Favini

Socio fondatore e consulente senior di Education Marketing Italia.

Mi occupo di Strategia di Marketing, analisi dei dati e progettazione di servizi digitali innovativi per le realtà scolastiche.

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