Didattica per competenze: le 10 competenze di Perrenoud per essere un buon insegnante

Didattica per competenze: le 10 competenze di Perrenoud per essere un buon insegnante

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La scuola è l’istituzione primaria in fatto di apprendimento finalizzato alla crescita dell’individuo. Deve sapersi rinnovare seguendo la veloce dinamicità della società, ma affinché ci sia una nuova scuola sono necessari insegnanti “nuovi”, che sappiano trasformare il proprio mestiere di fronte ai cambiamenti della società.

 

La didattica per competenze

La didattica per competenze, come specificato dalla Riforma della Scuola secondaria DPR 87 e 88 del 2010, è riconosciuta come la via maestra per una formazione che, oltre a insegnare conoscenze e abilità, riesca ad incidere sulla cultura e i comportamenti della persona.

La didattica per competenze si basa sul presupposto che gli studenti apprendono più facilmente quando partecipano in modo attivo alla costruzione del sapere, attraverso situazioni basate sull’esperienza. Lo studente deve essere coinvolto nella realizzazione di progetti, motivato nella risoluzione di problemi e spinto alla collaborazione con i compagni.

Anche il quadro europeo, con la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18/12/2006, ha sottolineato l’importanza dello sviluppo delle competenze nello studente, indicando le 8 competenze chiave indispensabili ad ogni cittadino per il proprio sviluppo personale e sociale. Si tratta di quelle competenze che vanno acquisite durante l’intero arco della vita (life long learning).

 

Le competenze per essere un buon insegnante

Il sociologo Philippe Perrenoud, classe 1954, professore presso l’Université di Genève, ha pubblicato nel 1999 il libro “Dix nouvelles compétences pour enseigner. Invitation au voyage” (Dieci nuove competenze per insegnare. Invito al viaggio).

Nel libro, Perrenoud, individua un decalogo di competenze necessarie per svolgere al meglio un ruolo delicato come quello dell’insegnante. La professione del docente è di “orientare la formazione continua per renderla coerente con i rinnovamenti in corso nel sistema educativo” specifica il professore.

Descrive le competenze come le “capacità di mobilitare diverse risorse cognitive per far fronte ad un certo tipo di situazioni”, facendo implicitamente riferimento a 3 specifiche funzioni:

  • Determinare quali sono le risorse che mobilita (saperi teorici e metodologici, attitudini, saper fare, schemi di percezione e valutazione, decisioni…)
  • Individuare le situazioni nelle quali possedere una specifica competenza è fondamentale per il soggetto
  • Specificare la natura degli schemi di pensiero che permettono la sollecitazione delle risorse pertinenti in situazioni reali complesse

Le competenze sono definite come la capacità di agire efficacemente in una situazione data, capacità che si fonda su alcune conoscenze, ma non si riduce ad esse. Per far fronte ad una situazione infatti mettiamo in atto diverse risorse cognitive.

Perrenoud non concepisce l’insegnamento come delle lezioni impartite ad un pubblico ascoltatore, ma come progettazione di differenti situazioni di apprendimento.

“Il mestiere d’insegnante si trasforma: lavoro di gruppo e per progetti, autonomia e responsabilità aumentate, pedagogie differenziate, centralità ai dispositivi ed alle situazioni d’apprendimento, sensibilità nei confronti del rapporto con il sapere e con la legge” scrive Perrenoud, “le ambizioni dei sistemi educativi aumentano, mentre gli utenti scolastici diventano più eterogenei. Se sono aperti al cambiamento, se raccolgono la sfida, gli attori del sistema educativo hanno bisogno di sviluppare nuove competenze. Qui si parla degli insegnanti della scuola primaria e secondaria, considerando che oggi gli uni e gli altri fanno fronte ampiamente agli stessi problemi ed agli stessi alunni e non esercitano più mestieri tanto diversi”.

 

Il decalogo delle competenze di Philippe Perrenoud

Il professore specifica che le 10 competenze devono essere considerate un orizzonte al quale tendere per orientare la formazione continua in modo da adattarsi alle innovazioni, e non un’acquisizione consolidata.

“Questo libro privilegia le pratiche didattiche e pedagogiche innovatrici, dunque le competenze emergenti, quelle che dovrebbero orientare le formazioni iniziali e continue, quelle che contribuiscono alla lotta contro l’insuccesso scolastico e sviluppano il senso di cittadinanza, quelle che fanno appello alla ricerca e mettono l’accento sulla pratica riflessiva” aggiunge l’autore.

Le competenze vengono così suddivise dallo studioso:

  1. Organizzare situazioni di apprendimento: il docente deve avere padronanza della disciplina, e saper impostare delle proposte didattiche coinvolgenti, partendo da situazioni di difficoltà dell’alunno. L’ostacolo deve portare l’allievo a rimettere in discussione le conoscenze precedenti e spingerlo ad elaborare nuove idee.
  2. Gestire la progressione dell’apprendimento: aiutare l’alunno a maturare consapevolezza di sé, sviluppando la capacità di fare dei bilanci periodici circa i propri punti di forza e di debolezza.
  3. Ideare e far evolvere dispositivi di differenziazione: realizzare delle proposte didattiche che tengano conto delle specificità di ognuno, trasformando le differenze in ricchezze. Creare percorsi di sostegno e tutoraggio tra gli alunni, sviluppando un mutuo insegnamento tra compagni, con l’obiettivo di non lasciare nessuno indietro.
  4. Coinvolgere gli alunni nel lavoro: suscitare il desiderio di imparare, rendere gli studenti consapevoli del percorso, offrire attività di formazione opzionali, aiutare nello sviluppo di un progetto personale dell’alunno.
  5. Lavorare in gruppo: creare situazioni di gruppo in cui ognuno può contribuire con le proprie capacità specifiche, spingere ogni singolo ad analizzare insieme le situazioni complesse, e a riuscire a gestire eventuali conflitti nel gruppo.
  6. Partecipare alla gestione della scuola: condividere dei progetti per l’istituto che coinvolgano tutti gli alunni, imparando a gestire le risorse che la scuola mette a disposizione.
  7. Informare e coinvolgere i genitori: organizzare colloqui e dibattiti, sia nei momenti collegiali che nei progetti educativi. La partecipazione del genitore è elemento fondamentale nella maturazione dell’allievo, la collaborazione scuola-famiglia è un rapporto prezioso da coltivare.
  8. Servirsi delle nuove tecnologie: le classi sono formate da “nativi digitali”, ed è quindi impensabile non lavorare con le tecnologie nella fase di apprendimento. Gli strumenti multimediali dovrebbero essere naturalmente inseriti nei propri insegnamenti, con il fine di creare una cultura tecnologica nei ragazzi.
  9. Affrontare i doveri e i dilemmi etici della professione: avere consapevolezza dei propri diritti e doveri nel ruolo di docente. Occuparsi di prevenire forme di violenza, lottare contro i pregiudizi e le discriminazioni di vario carattere, realizzare regole di vita comune a scuola, sviluppare il senso di solidarietà e il senso di giustizia
  10. Fare formazione continua: è un percorso comune a quasi tutti i settori lavorativi, ancor di più in quello dell’insegnamento. Essere al passo con i tempi è fondamentale, le conoscenze e le abilità vanno rinnovate nel tempo, partecipando alla formazione come singolo o con il gruppo docenti (se cercate un confronto fra docenti, date un’occhiata Freeed).

Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma. Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura. Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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