Il dibattito sulle nuove tecnologie non passa mai di moda e si arricchisce di scenari innovativi ed interessanti. Nel comparto scuola i dubbi e le domande sono ancora più assidui, non solo per quanto concerne la sicurezza e l’istruzione degli alunni, ma anche in riferimento al ruolo del docente. Lo spettro della sostituzione tecnologica spaventa anche il mondo dell’istruzione: la tradizionale figura della docenza che tutti noi conosciamo è destinata a sparire?
Ha cercato di dare delle risposte lo studio condotto da EY in collaborazione con Sanoma Italia, “La professione docente nella scuola di domani”, dal quale emerge che, entro il 2035, il 60% delle competenze del docente saranno ridefinite dall’AI. I risultati possono spaventare ma ad una lettura più attenta si comprende che non si tratta di una minaccia quanto della previsione di un’evoluzione metodologica, ossia di un rinnovamento della scuola. I dati mostrano, infatti, la centralità che l’insegnante mantiene e che addirittura potrebbe rafforzarsi se saprà utilizzare a suo vantaggio le nuove tecnologie.
Da trasmettitore di nozioni a guida critica
Oggi la classica lezione frontale sembra aver perso d’importanza, non perché non sia utile ma perché è facile trovare le risposte in un clic. È una situazione di information overload, ossia di sovraccarico informativo. La nuova missione del docente è insegnare come porre le domande giuste, spingere gli alunni a dialogare in modo intelligente con le tecnologie in modo che esse possano facilitare l’apprendimento e sviluppare al contempo un pensiero critico.
Il docente della società digitale è la figura che aiuta gli alunni a comprendere che le informazioni dell’AI non sono oracoli infallibili ma algoritmi predittivi che spesso celano errori, imperfezioni e pregiudizi (le cosiddette allucinazioni).
Se riflettiamo, oggi il docente è chiamato ad un compito che non è del tutto nuovo, non è altro che adattare la maieutica socratica al mondo digitale. Per il filosofo Socrate, l’insegnamento non era “riempire un vaso vuoto” ma “aiutare a partorire la verità”: esattamente così dobbiamo agire nei confronti dell’AI, ossia non accettare le informazioni dell’intelligenza artificiale come riempitivo della conoscenza ma considerarla l’elemento che ci permette di smontare le false certezze e ad avere una libertà intellettuale che consenta di dubitare e tirare fuori ciò che, come affermava Socrate, è dentro l’uomo.
L’intelligenza emotiva è l’arma vincente dell’insegnante
Il docente non è più un mero dispensatore di nozioni ma una guida critica ed emotiva. Se infatti l’AI risulta particolarmente utile nelle fasi burocratiche e nella personalizzazione dei contenuti, la figura umana è insostituibile per quanto concerne la sfera emozionale.
Nessun algoritmo, per quanto infallibile sia, potrà superare la sfera della sensibilità umana e la responsabilità etica. La crescita dell’alunno a scuola non è legata solo ai contenuti che può imparare ma anche all’educazione emotiva, all’empatia e alla motivazione. Solo il docente è in grado di riconoscere da uno sguardo lo stato d’animo dell’alunno, di comprendere le eventuali cause di un calo di attenzione, di evidenziare particolari dinamiche di classe e conflitti interni al gruppo.
L’insegnante del futuro è il punto di riferimento emotivo, che non offre delle risposte fredde ma un ascolto attivo. In questo senso, ancora una volta è possibile un riferimento alla filosofia con il pensiero della “cura” di M. Heidegger: la cura inautentica è quella generata dall’AI che si sostituisce all’individuo fornendo per esso le risposte; la cura autentica lo aiuta a diventare libero e a responsabilizzarsi nella ricerca delle giuste domande e delle informazioni da selezionare con attenzione.
Se l’intelligenza artificiale eccelle nel processare dati logico-matematici e sequenze testuali, rimane analfabeta di fronte alla sfera emotiva. È in questo divario che il ruolo del docente fa riferimento all’intelligenza emotiva teorizzata da Daniel Goleman. Goleman ha dimostrato che il successo formativo ed esistenziale di un individuo non dipende esclusivamente dal Quoziente Intellettivo, ma dalla capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui. Mentre l’IA corregge un errore scolastico trattandolo come un mero dato statistico fuori posto, il docente attiva una sintonizzazione emotiva: accoglie la fragilità dell’alunno, ne legittima la frustrazione e la trasforma in spinta a migliorarsi.
Le attività del docente aumentato
Non si tratta solo di un cambiamento ideologico, ma della riscrittura delle attività e delle metodologie dell’agire didattico quotidiano. Il docente del futuro ha il compito di articolare le lezioni con compiti dall’alto valore aggiunto:
- Prompting critico: l’insegnante non assegna più un compito da svolgere passivamente a casa, ma avvia delle attività in cui gli studenti imparano a interrogare l’IA formulando prompt complessi, mentre il docente coordina l’attività. L’obiettivo è di smontare le risposte della macchina per scovare omissioni o pregiudizi ideologici
- Coaching individualizzato e monitoraggio predittivo: sfruttando i software di IA per analizzare in tempo reale i dati aggregati della classe, il docente individua istantaneamente quali alunni sono in difficoltà e su quali concetti specifici. L’attività didattica si sposta quindi sulla creazione di micro-gruppi di livello o su colloqui individuali, offrendo in tal modo un supporto personalizzato
- Valutazione autentica e dinamica: se un prodotto è realizzato con AI, l’attività del docente si concentrerà sulla valutazione della flessibilità cognitiva e l’originalità del pensiero in presenza. Le ore di lezione possono così essere dedicate al debate o al Problem-Based Learning (risoluzione di casi reali). Il compito realizzato con le tecnologie non va quindi demonizzato, ma contestualizzato rispetto alla valutazione
- Sceneggiatura di ambienti: l’insegnante progetta lezioni che integrano realtà aumentata, simulatori intelligenti e tutor virtuali, trasformando l’aula in un’officina. Ad esempio, si può pensare di impostare un’IA affinché simuli un personaggio storico (come Giulio Cesare) e guidare la classe in un’intervista interattiva.
Nella scuola odierna non è corretto parlare della sostituzione del fattore umano, è più corretto affermare che vi è una riconfigurazione del ruolo dell’insegnante, che sappia delineare una cornice metodologica per governare l’innovazione tecnologica senza subirne passivamente le problematiche che comportano. Ciò vuol dire allontanarsi dall’idea di un insegnamento basato su compiti ripetitivi e meccanici grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, ma abbracciare l’idea di formare cittadini liberi e pensanti, capaci di utilizzare e dominare le tecnologie, senza dimenticare la propria etica.