Intelligenza digitale: il DQ, uno strumento per misurarla

DQ nasce per valutare l'intelligenza delle persone applicata alle nuove tecnologie digitali: è la somma di abilità sociali, emotive e cognitive

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Sin dai primi anni di vita i bambini si trovano in mano smartphone e tablet: cominciano presto a vivere una parte significativa della loro vita online e gli educatori e i genitori si dimostrano apprensivi verso le minacce nascoste dietro la rete. Durante il Global Education and Skills Forum, tenutosi a Dubai lo scorso marzo* e in cui si è discusso sul futuro e sull’evoluzione dell’istruzione, sui cambiamenti in atto, sui metodi e gli approcci nel mondo della scuola, è stato presentato dal DQInstitute un assessment dedicato ai più giovani che propone la misurazione il quoziente intellettivo digitale, il DQ. Nello stesso modo in cui il IQ misura lo sviluppo cognitivo di una persona e l’EQ la capacità di capire e gestire le emozioni, il concetto di DQ nasce per valutare l’intelligenza delle persone applicata alle nuove tecnologie digitali. L’intelligenza digitale è la somma di abilità sociali, emotive e cognitive essenziali e necessarie ad un individuo per poter usare consapevolmente strumenti e servizi fruibili online e per mezzo delle nuove tecnologie e regolare così il proprio comportamento nella vita digitale.

Come funziona il metodo elaborato da DQInstitute? Disponibile per ora in lingua inglese, può essere associato ai programmi scolastici delle scuole ma anche essere usato liberamente da educatori esterni e genitori. I giovanissimi si cimentano in un programma di lezioni fatto di giochi, storie e strumenti online combinati tra loro in un percorso interattivo e coinvolgente. Giocando, i bambini si ritrovano in situazioni in cui devono compiere delle scelte e prendere decisioni riguardo la condivisione dei propri dati personali, l’approccio e relazione con persone sconosciute, l’esposizione a contenuti violenti, lo scontro con atteggiamenti sessuali, cyberbullismo e la dipendenza da gioco.
Alla fine di ogni livello-lezione i bambini eseguono un test individuale, sempre in modalità online, che restituisce il “DQ” calcolato sulle skill acquisite e sulla capacità di saperle applicare. A seconda del punteggio ottenuto, una tabella indica il fattore di rischio per ogni settore di quelli esaminati. Più alto è il punteggio, maggiore è il livello di sicurezza dimostrato nei comportamenti esaminati. Essendo l’assessment misto di prove, quiz, ma anche lezioni, più un bambino gioca, più il punteggio di DQ può aumentare.

Il metodo di DQInsitute ha già avuto il supporto di molti governi e organizzazioni da tutto il mondo e, secondo i dati elaborati a seguito di una sperimentazione avvenuta a Singapore, un bambino a cui viene proposto questo percorso accresce in media il proprio DQ del 14%, minimizzando così i comportamenti di rischio e massimizzando le forze e abilità personali.

“I bambini hanno seriamente bisogno di accrescere il senso di responsabilità nell’uso della tecnologia” afferma Yuhyun Park, fondatore del movimento #DQEveryChild promosso da DQInstitute “Sono la prima generazione nata e cresciuta in un mondo che ha le fondamenta in processi digitalizzati e per questo c’è bisogno che a loro siano trasmesse da subito quelle competenze digitali che serviranno loro per il futuro”. I ricercatori dell’istituto affermano che non solo potenziare il punteggio DQ riduce i rischi associati ad un uso scorretto e poco accorto della tecnologia ma potenzia il carattere: fa crescere le capacità di empatia e del senso di cittadinanza internazionale e aumenta le performance scolastiche e quindi le opportunità di realizzazione personale, sociale e lavorativa nel futuro.

Per affrontare le sfide e le esigenze dell’era digitale i giovani devono quindi possedere conoscenze e competenze riguardo agli strumenti in loro possesso e al loro uso, avere la capacità di adattare e gestire le proprie emozioni e di regolare il proprio comportamento. Inoltre, queste abilità devono imprescindibilmente essere radicate nei valori umani quali integrità, rispetto, empatia e prudenza.
Se per la passata generazione, le competenze digitali e tecnologiche erano considerate “di nicchia”, oggi sono diventate necessarie per avere successo in molte carriere.
Per questo motivo anche l’acquisizione delle competenze digitali è una parte essenziale dell’educazione globale della nuova generazione, perché senza un programma di educazione digitale i bambini potrebbero avere maggiori difficoltà a competere nel mondo del lavoro di domani.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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