La comunicazione efficace tra insegnante e alunno

Spesso l’opinione pubblica tende a concentrarsi sul risultato didattico sottovalutando quanto la relazione tra insegnante e alunno sia alla base dell’apprendimento educativo, decisivo nel formare

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Essere un buon insegnante non vuol dire semplicemente trasmettere il sapere ma anche riuscire a veicolarlo nel modo giusto. Spesso l’opinione pubblica tende a concentrarsi sul risultato didattico sottovalutando quanto la relazione tra insegnante e alunno sia alla base dell’apprendimento educativo, decisivo nel formare quelli che saranno i cittadini del domani.

Negli ultimi anni i sistemi educativi sono cambiati, l’apprendimento non è più visto solo come un processo di acquisizione delle nozioni, ma è strettamente legato all’interazione umana e alla comunicazione, al fine di aiutare la crescita pedagogica dell’allievo, e dotarlo degli strumenti utili nella società e nella pratica di socializzazione. Il fondamentale ruolo del docente non è quindi valutato esclusivamente sulla base dei contenuti scolastici insegnanti, ma anche per le capacità di comunicare in modo efficace con la classe.

La conferma a questa tendenza dell’insegnamento che strizza l’occhio alla comunicazione, arriva anche dalla normativa italiana che, con la Legge 150/2000, riconosce esplicitamente l’importanza della comunicazione pubblica nell’apparato normativo italiano. Il piano, che disciplina le responsabilità della scuola in materia di gestione dei flussi comunicativi, sia tra il personale, che con gli alunni e i genitori, sottolinea il ruolo primario assunto dalla comunicazione nella società contemporanea.

 

Cosa si intende per comunicazione efficace?

Si tratta di un approccio relazionale che consente al mittente di raggiungere il proprio scopo comunicativo, destando nel destinatario esattamente la reazione attesa, cioè quella di essere compresi nel modo sperato. Comunicare infatti non vuol dire necessariamente capacità di realizzare una comunicazione efficace.

E a scuola, tale problema, assume una portata ben più ampia, considerando che l’insegnante ha di fronte una platea di alunni, diversi tra loro, con capacità di ricezione del messaggio differenti. Si insegna comunicando, e non è possibile farlo se gli alunni non sono interessati e coinvolti in un clima positivo, creato ad hoc dall’educatore. Al docente si richiede quindi la capacità di comunicare in modo chiaro gli obiettivi della lezione, favorire la partecipazione di tutti gli allievi, e promuovere una collaborazione emotiva tra di essi.

 

La comunicazione efficace degli assiomi di Watzlawick

Quando si parla di comunicazione non si può non citare lo psicologo Paul Watzlawick, che, negli anni sessanta, presso la Scuola di Palo Alto, in California, realizzò una rivoluzione nelle teorie della comunicazione. L’elaborazione dei suoi assiomi, rappresentano le fondamenta delle interazioni tra gli esseri umani, e come tali, utili da seguire anche nella comunicazione posta in essere dall’insegnante in classe.

  • Il primo assioma ritiene che è impossibile non comunicare, comunichiamo sempre, pur non volendo, con qualsiasi comportamento, anche inconscio e involontario, anche rimanendo in silenzio o con gli occhi chiusi. Questo deve sempre tenere ben presente l’insegnante, che pur non volendo, con atteggiamenti, espressioni e silenzi, influenza il tipo di comunicazione che si instaura con l’alunno;
  • Il secondo assioma ritiene che la comunicazione si realizzi su due piani, il contenuto (ciò che viene veicolato) e la relazione (la modalità con la quale il contenuto viene veicolato, in grado di influire sulle relazioni). L’insegnante, pur prestando attenzione al contenuto, ossia il sapere che l’alunno deve apprendere, deve riflettere sulla modalità con la quale lo fa, perché questo determina la tipologia di relazione con lo studente;
  • Il terzo assioma recita che la natura della comunicazione dipende dalla punteggiatura, ossia dall’alternarsi delle sequenze di comunicazione tra i soggetti, che se non ben gestite possono determinare litigi fra gli interlocutori. In particolare considerazione devono essere tenuti dall’insegnante i turni di comunicazione in classe, in quanto, in veste del suo ruolo pedagogico, sarà suo compito gestire;
  • Quest’ultimo assioma si collega al quarto assioma, relativo alla distinzione tra comunicazione simmetrica, basata sull’uguaglianza, (quando gli interlocutori si trovano sullo stesso piano), e comunicazione complementare, (basata sulla differenza, dove gli interlocutori hanno un accesso diseguale ai poteri di gestione dell’interazione). Ed è proprio quest’ultimo il caso della comunicazione in classe, dove il cambio turno avviene per “eteroselezione”, cioè determinato dalle capacità di gestione dell’insegnante;
  • L’ultimo assioma sottolinea che la comunicazione sia di tipo analogico e digitale. Nel primo caso la comunicazione avviene attraverso un linguaggio non codificato, come immagini e segni, nel secondo caso attraverso un linguaggio simbolico, come i numeri e l’alfabeto. L’insegnante deve saper utilizzare contemporaneamente le due tipologie, senza che vi sia una divergenza tra i due sistemi, ma che, al contrario, aiutino la comprensione dei contenuti.

 

Metodologie per assicurare in classe una comunicazione positiva

Thomas Gordon, psicologo ed educatore americano, pioniere nei metodi di risoluzione dei conflitti genitori-figli e insegnante-alunno, ha elaborato una metodologia utile in classe, per realizzare una comunicazione efficace, attraverso tre tecniche fondamentali:

1. Messaggio-IO, una tecnica attraverso la quale l’insegnante può mettere a confronto i propri bisogni con i comportamenti non adatti dell’alunno, in modo che questi, si accorga delle conseguenze delle proprie azioni, e delle reazioni che scatenano negli altri. Una comunicazione non efficace è caratterizzata dal messaggio-tu, che esprime un giudizio (sei chiacchierone, sei svogliato…), con il risultato di creare una chiusura nello studente. Secondo Gordon invece l’insegnante dovrebbe usare l’io, (mi irrito se, mi innervosisco quando…), in modo da poter avviare un dialogo, secondo il modello di seguito:

Messaggio-Io

  • Descrizione del comportamento: quando tu fai…
  • Descrizione dello stato d’animo: io mi sento…
  • Descrizione delle conseguenze: perché…

Quando parli con i compagni durante la lezione fatico a continuare perché crei un disturbo. Puoi alzare la mano se vuoi dire qualcosa?”

Messaggio-Tu

sei il solito chiacchierone! Fai silenzio!”

 

2. Ascolto attivo, è la capacità dell’insegnante di ascoltare il messaggio dell’alunno senza inquinarlo, in modo che arrivi autonomamente alla risoluzione delle criticità poste. L’ascolto attivo si sviluppa in fasi:

  • Ascolto passivo, senza interrompere
  • Messaggio di accoglimento, per evidenziare la ricezione tramite reazione verbale/non verbale
  • Invito ad approfondire e continuare, senza esprimere giudizi o influenze
  • Ascolto attivo, fornire feedback e riformulazioni del messaggio

 

3. Proporre un modello di risoluzione dei conflitti attraverso il problem solving, secondo l’ottica del vincere insieme, “win-win”, cioè trovando delle soluzioni soddisfacenti per entrambi le parti, insegnante e allievo, utilizzando l’assertività:

  • Stile assertivo: io vinco/tu vinci
  • Stile passivo: tu vinci/io perdo (quando si dice “le dai tutte vinte”)
  • Stile aggressivo: io vinco/tu perdi

 

Secondo il pensiero di Gordon, seguendo queste tecniche, si può realizzare una comunicazione positiva, la quale evita di esprimere le regole in modo negativo, cioè sottolineando l’azione scorretta, sostituendole con regole espresse in un linguaggio positivo, che migliora il clima in classe.

 

Evitiamo le barriere comunicative in aula

Se l’obiettivo è realizzare una vera comunicazione efficace in classe, innanzitutto, è opportuno chiedersi quali siano i comportamenti errati che potrebbero dar luogo ad una comunicazione poco efficace, e che come tale andrebbero evitati:

  • Ordinare
  • Avvertire, minacciare
  • Moralizzare
  • Suggerire soluzioni
  • Giudicare, criticare
  • Complimentarsi e approvare quando non è meritato
  • Umiliare
  • Ignorare
  • Beffarsi

Ed altrettanto importante è capire quali siano le principali difficoltà comunicative che, entrambi gli interlocutori, educatore-allievo, nei loro ruoli distinti, possono incontrare.

Gli insegnanti lamentano le maggiori difficoltà nel confrontarsi con alunni chiusi caratterialmente, prepotenti, demotivati, nel far apprezzare la propria materia, nel dirimere i conflitti tra compagni, e nel far rispettare il proprio ruolo nel caso di alunni che non ascoltano i richiami.

Dal canto loro gli studenti lamentano le preferenze dei professori, le svalutazioni, anche di tipo ironico, le lezioni poco partecipative che determinano scarso coinvolgimento, le generalizzazioni e i messaggi contraddittori.

Suggeriamo il modello didattico delle 5E, descritto in questo articolo e durante il webinar Didattica Digitale Attiva con Alessandro Bencivenni, Prof Digitale, per mantenere attivi gli studenti.

Mentre, per avvicinarsi emotivamente ai ragazzi, riportiamo le parole dalla professoressa Viviana Rossanese, Università Roma Tre: si può provare ad aggiungere sempre un’indicazione positiva al rimprovero, “hai sbagliato, ma puoi rimediare”, e inserire nel rimprovero anche ciò che si prova, “sono dispiaciuta del tuo comportamento”, al fine di creare un’empatia con i ragazzi, e cercare di muovere una critica alla volta, espressa con parole precise.

Il ruolo delle emozioni nella comunicazione

L’intelligenza emotiva è stata inserita nell’elenco delle soft skills dell’Organizzazione mondiale della Sanità del 1993, riconosciuta come la capacità di leggere, interpretare e gestire le proprie e altrui emozioni, per instaurare relazioni sane, profonde e arricchenti. Anche dedicare del tempo ad insengare e conoscere le emozioni può diventare un’attività con effetti benefici a cascata.

D’altro canto, è necessario che anche l’insegnante mantenga un alto livello di attenzione verso segnali comunicativi particolari e sappia riconoscere e decodificare la manifestazione di questi stati emotivi: saper leggere i messaggi verbali e non verbali permette di capire le emozioni di paura, tristezza, senso di colpa, rabbia, confusione e ansia e poter essere di reale supporto e affrontare la vita di tutti i giorni con maggiore serenità e controllo.

Sto comunicando in modo efficace?

È la domanda che ogni buon insegnante si pone, perché raggiungere gli studenti è il primo passo per realizzare una buona didattica.

Per mettersi alla prova, e capire se si sta andando nella direzione giusta, si può utilizzare il questionario elaborato nel 1978 da Robert Norton, studioso di comunicazione, che asserisce “gli insegnanti efficaci sono di fatto tra i comunicatori più competenti”.

Il questionario evidenzia le dieci variabili che caratterizzano le competenze comunicative, definite stili comunicativi, (dominante, drammatico, animato, aperto, preciso, polemico, rilassato, cordiale, attento, d’effetto), alle quali si aggiunge un’undicesima variabile relativa all’immagine di comunicatore che si ha di sé stessi. Mediante il questionario si valuta quanto ogni variabile comunicativa ci appartenga, attraverso la formulazione di diverse considerazioni: quanto emerge corrisponde alla considerazione che ho di me?, mi ritengo un buon comunicatore? E così via…

Si somministra poi il questionario anche agli studenti per avere dei feedback sulla valutazione della comunicazione dell’insegnante: le descrizioni del docente fatte dagli alunni corrispondono all’idea che il docente ha di sé stesso?, gli studenti lo considerano un buon comunicatore?,…

A completamento del lavoro, si chiede agli allievi di descrivere le caratteristiche che rispecchiano il loro docente ideale.

Erasmo da Rotterdam sosteneva che “il reciproco amore fra chi apprende e chi insegna è il primo e più importante gradino verso la conoscenza”, ed è esattamente creando un buon rapporto con l’insegnante, attraverso una comunicazione efficace, che si determina una maggiore motivazione nell’alunno, che si arricchisce, non solo, grazie allo studio, ma anche per l’esperienza vissuta in classe, dove si manifestano bisogni di natura sociale, come l’amicizia, il rispetto e la condivisione.

 

 

Bibliografia

  • T. Gordon, Teacher effectiveness training, Insegnanti efficacy, Edizioni Giunti, 2013
  • P. Watzlawick, J. H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Casa Editrice Astrolabio, 1978
  • M. Polito, Comunicazione positiva e apprendimento cooperativo, strategie per intrecciare benessere in classe e successo formativo, Casa Editrice Erickson, 2003
  • R. Norton, Communicator Style: Theory, Applications, and Measures, in Language Society, vol.14, Cambridge University Press

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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