Robotica nelle scuole, le esperienze dei docenti 2 di 3

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Torna l’appuntamento con la nostra rubrica autunnale sulla sulla robotica educativa (se ti sei perso l’articolo di settembre sulla situazione della robotica in Italia puoi trovarlo a qui). Il mese scorso abbiamo conosciuto l’esperienza di Imma, docente pugliese attualmente impegnata con due classi 3^ di scuola primaria per cui cura l’ambito linguistico.
Oggi invece vi proponiamo l’esperienza di Patrizia Battegazzore, docente di scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Tortona A dove, dal 1992 insegna italiano, storia e tecnologia. I suoi alunni attualmente frequentano la quinta.

Da cosa nasce l’interesse verso la robotica?

Il mio interesse per la Robotica è nato quando nel 2006 ho sentito parlare per la prima volta del Costruttivismo e di Seymuor Papert (a questo link un buon articolo per approfondire, ndr). Il progetto per approfondire l’argomento si chiamava “Uso Didattico della Robotica” ed era proposto dall’IRRE Piemonte, come esperienza di ricerca educativa.
Mi è stato proposto da due colleghi: il prof giovanni Marcianò, allora docente distaccato all’IRRE e da Simonetta Siega, come me, Tutor Senior per il Piemonte, impegnata per la diffusione delle tecnologie nelle scuole di ogni ordine e grado. La cosa che mi aveva coinvolta fin dall’inizio era il fatto che la robotica si presentava come ambiente di apprendimento in cui sviluppare attività multidisciplinari.

Come ha mosso i primi passi? In che modo si è fatta un’idea di come i robot potessero venire usati?

Per me è stato importante muovere i primi passi in questo campo, confrontandomi continuamente con loro e alcuni altri che come me avevano deciso di intraprendere un’attività nuova, sperimentale, ed estremamente flessibile. La Robotica che intendevo portare in classe era per tutti i tipi di studenti, anche per quelli in difficoltà. Le attività che avrei svolto prevedevano un approccio pratico alle tecnologie dove gli studenti, per svolgere bene i compiti assegnati, dovevano saper collaborare e confrontare continuamente la propria idea con quella di altri compagni.
Ripensando a quei primi tentativi ricordo tanto entusiasmo sia mio, sia dei miei studenti: in poco più di 6 mesi eravamo riusciti a sviluppare molte attività e ad organizzare una giornata di scuola aperta, con gare e mostra dei nostri modelli “robotici”, di tale successo che ci ha permesso di ottenere da associazioni dalla nostra città, un finanziamento per l’acquisto di nuovi robot, che poi si è ripetuto per diversi anni.
Da quando nella mia scuola è stato possibile avere un laboratorio di Robotica, tutta l’attività di utilizzo dei personal computer e dei Robot si è “sparsa” per l’edificio scolastico.
Era stata scelta un’aula, dove i robot potessero essere riposti dopo l’utilizzo: quella era l “aula” di Robotica, mentre il “laboratorio”, cioè il luogo dove fare esperienza con i robot, era ovunque: in classe, in corridoio, in palestra e anche in aula di Informatica.
Non occorreva, infatti, un luogo specifico per fare robotica, ma ogni angolo della scuola poteva essere esplorato con gli “occhi” di un Robot per creare nuove situazioni di ricerca, per riflettere e risolvere problemi reali.
I principali esercizi-giochi riguardavano l’esplorazione dello spazio, permettendo di riflettere su concetti embrionali della fisica come il rapporto spazio/tempo, la velocità o l’accelerazione, l’attrito, ecc; si poteva osservare il comportamento dei sensori e le modalità di raccolta di informazioni sul mondo esterno, riprodurre ricorsività dei comportamenti, per ottenere prodotti disegnati che sfruttassero le conoscenze dei concetti geometrici.
In pratica non usavamo i robot per studiarli, ma “giocando” con i robot potevamo studiare il mondo!

Consiglierebbe ad altri di portare la robotica a scuola e perché?

Sicuramente consiglierei a tutti di provare a conoscere un po’ di più la Robotica Educativa, quella robotica che non è solo studio tecnologico ma che permette di sviluppare tra gli studenti esperienze di collaborazione, di riflessione e confronto. Per me la Robotica è un “allenatore cognitivo” che agisce sulle menti di chi la pratica: per fare robotica è necessario riflettere continuamente sul proprio modo di pensare, per attuare su di lui un continuo controllo, per imparare provando, sbagliando e correggendo i propri errori, per giungere a riflettere sul comportamento generato nel Robot.
Posso affermare con sicurezza, che la Robotica ha migliorato il mio modo di fare l’insegnante. Innanzitutto ho potuto osservare maggiormente i miei studenti nelle situazioni di apprendimento e comprendere meglio il loro personale stile cognitivo. Per questo ho modificato il mio modo di programmare le attività disciplinari della classe in cui lavoro: pian piano mi sono sempre più concentrata sui concetti sommersi nelle discipline, sulle connessioni tra i diversi “saperi” e sugli approfondimenti attivabili anche con la presentazione di un certo problema robotico. Spesso, i miei studenti si sono dimostrati più consapevoli delle inferenze tra le diverse discipline di quanto mi potessi aspettare e mi hanno dato ottimi suggerimenti per lo sviluppo delle stesse attività che ho programmato con loro.
Il raccordo con le insegnanti del team, la discussione, la riflessione comune, mi ha permesso di proporre stimoli, ai fruitori del laboratorio di Robotica, per produrre soprattutto un cambiamento nel loro modo di pensare.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

Durante il cammino ormai decennale ci sono state numerose difficoltà da affrontare. È stato più facile perché facevo parte di una Rete: la Rete di scuole per la Robocup jr (http://www.robocupjr.it/4/ ). Essa è stata il mio supporto, il sostegno nei momenti difficili, lo sprone sfidante per ritrovare l’entusiasmo ad intraprendere nuove avventure, come quella di diventare formatore per i docenti.
Le difficoltà maggiori non credo siano state nella robotica ma in generale nell’essere elemento di cambiamento: proponevo pratiche didattiche nuove, agivo con tempi disciplinari flessibili, mi muovevo con gli studenti in spazi differenti e spesso “capovolgevo” i banchi dell’aula per avere più spazio!
Inoltre proponevo nuove pratiche didattiche e, agendo come sperimentatore, dovevo progettare esperienze diverse da quelle tradizionali, riflettere sul mio operato in modo critico, per cercare risposte alle differenti domande dei Dirigenti che si sono succeduti alla guida della mia scuola, ai genitori e ai colleghi con cui ho lavorato.

Quali le maggiori soddisfazioni?

Nel mio percorso oltre alle difficoltà sono giunte anche molte soddisfazioni.
Quelle più importanti sono sempre arrivate in occasione di collaborazioni con altre classi di studenti che utilizzano la robotica educativa, appartenenti alla Rete di scuole di cui faccio parte. Non posso non ricordare la prima manifestazione “Robottando s’impara” a Torino nel 2009 in occasione delle prima Manifestazione Nazionale Robocup jr: i miei studenti facevano la prima elementare e avevano preparato numerosi cartelloni per Beebot (l’ape robot, ndr) da sperimentare con altri allievi di altre classi. Ad un certo punto, il loro interesse si è spostato sull’uso di un robot di un’altra scuola: grazie alla collaborazione reciproca hanno imparato a costruire e programmare i “carretti” da utilizzare per fare immediatamente piccole gare di velocità, con arrivo e partenza.
Lo scorso anno, classi quarte, con un gruppo selezionato di 15 alunni, è arrivata la vincita del titolo di campioni nazionali alla Robocup jr di Foligno, sezione Onstage (una scenetta sulla storia del Mago di Oz). Non avrei mai immaginato di emozionarmi così nel vedere i miei piccoli, determinati e capaci di impegnarsi al meglio, anche contro studenti parecchio più grandi di loro. La soddisfazione più grande però è arrivata al ritorno dalle gare, perché chi era rimasto in classe si è impegnato con uguale entusiasmo, insieme agli altri, per la realizzazione di una “Festa della Robotica”: l’obiettivo era far capire anche ai genitori cosa rappresentasse per loro “fare robotica”: un’esperienza di apprendimento entusiasmante da fare insieme!

Basandosi sulla sua esperienza, cosa risponderebbe a chi crede che la robotica sia un’attività riservata agli insegnanti delle materie scientifiche?

A chi mi dice che la robotica è solo per i docenti delle materie scientifiche mi sento di proporre di provare a utilizzare i robot per raccontare storie: si tratta di uno storytelling in cui i personaggi saranno costruiti e programmati al computer ma dove sono fondamentali le competenze linguistiche di analisi, di sintesi, di riscrittura del testo. L’attività può diventare un’esperienza interdisciplinare, in cui tutti i docenti possono dare il proprio contributo.
Personalmente, questo metodo mi ha permesso di lavorare spesso sulle trame di libri per bambini, riflettendo un po’ di più sul testo e rielaborandone parti, dialoghi, sceneggiature per individuare elementi utili alla rappresentazione di una scenetta: ho usato La piccola vedetta Lombarda, Pinocchio, Hansel e Gretel e il Mago di Oz (temi delle gare della Robocup jr degli anni passati e altre come Cappuccetto Rosso, La lepre e la Tartaruga, ecc).
Nello scorso mese di giugno, durante la festa della Robotica che ho già precedentemente citato, i robot ballavano a tempo di musica, esploravano labirinti alla ricerca della via d’uscita, suonavano strumenti a percussioni, ed è stato messo in scena “Il robot delle emozioni”: uno storytelling in cui si parlava di un litigio tra bambini.
Sono rimasta positivamente stupita nel vedere come i miei alunni avessero pensato il conflitto risovibile con l’intervento del loro amico “Robot” che è amico di tutti, porta serenità, fa sparire la paura di sbagliare e permette di parlarsi e capirsi per stare bene insieme.
Avendo fatto proprio tutto da soli, credo sia stato il miglior risultato raggiunto in assoluto, in tutte le attività di Robotica educativa che in questi hanno ho realizzato insieme a tanti bambini.

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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