Robotica nelle scuole, le esperienze dei docenti 3 di 3

Paolo insegna il metodo Lean Six Sigma al secondo anno del Master in Management & Informatics dell'USI, l’Università della Svizzera Italiana

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Siamo giunti all’ultima puntata della nostra rubrica sulla robotica educativa. In questi mesi abbiamo approfondito con voi le nostre conoscenze su questa pratica che da qualche anno si sta espandendo anche in italia (qui l’articolo completo) e abbiamo voluto entrare nelle classi in cui già è stato sperimentato questo metodo. Abbiamo conosciuto Imma e Patrizia che ci hanno raccontato nella pratica quali sono state le loro esperienze e abbiamo chiesto la loro opinione in merito alle attività svolte.
Come ultima testimonianza abbiamo deciso di chiacchierare con Paolo Rossetti, 48 anni, che insegna il metodo Lean Six Sigma al secondo anno del Master in Management & Informatics dell’USI, l’Università della Svizzera Italiana e usa la Robotica Educativa nelle sue attività con l’associazione di promozione sociale BRT e La forma del cuore nel Piacentino.

Da cosa nasce l’interesse verso la robotica?

Dall’aver sperimentato la capacità del robot di attrarre l’interesse dei ragazzi e la possibilità di far scoprire la tecnica, la riflessione sulla nostra capacità di imparare e di ragionare e competenze chiave come la collaborazione, la presa di decisioni collettive eccetera attraverso uno strumento soggetto alle leggi della fisica, in grado di reagire e di agire sull’ambiente insieme agli alunni.

Da quanti anni opera in questo campo e come?

Dal 2014 dopo aver visto l’utilizzo del robot Thymio (un piccolo robot bianco) in esperienze in Svizzera. Opero con delle associazioni di promozione sociale senza scopo di lucro per formare e appassionare le nuove generazioni ai temi del pensiero e della scoperta scientifica.

In che modo si è fatto un’idea di come i robot potessero venire usati?

Partecipando ad una avventura didattica a distanza tra 16 scuole e sperimentando l’uso dei robot in alcune scuole del territorio dove vivo.

Consiglierebbe ad altri di portare la robotica a scuola e perché?

Consiglierei di portare dei robot per condurre dei laboratori di robotica educativa.
I risultati PISA OECD ci dicono che gli investimenti in tecnologia non hanno avuto effetti significativi sull’apprendimento dei ragazzi. Abbiamo numerose prove scientifiche della pericolosità e del danno causato da un uso intenso dei media digitali sull’apprendimento. I robot in classe, come strumento nelle mani dei docenti sono in grado di intercettare l’interesse e la motivazione all’apprendimento all’interno di una pedagogia laboratoriale. Consentono di fungere da strumento per ragionare su come funzioniamo come esseri umani, come costruiamo conoscenza.
I robot all’interno di laboratori di robotica educativa (ovvero dove il robot è impiegato dagli insegnanti con uno scopo pedagogico) generano azione negli alunni che mimano e simulano quanto vogliono far fare al robot. Consentono di esprimere dettagliatamente e spiegare gli esperimenti, comunicare le istruzioni utilizzando linguaggi non ambigui, migliorare la chiarezza di pensiero, la comprensione logica del funzionamento delle tecnologie impiegate per il loro artefatto composto di meccanica ed elettronica e soggetto alle leggi della fisica.
Spinge all’impiego di grafi ed illustrazioni che documentano la progettualità tra il concreto e il fantastico, tra il rigoroso e l’artisticamente libero in cui esprimono idee, passioni, timidezze ed irrazionalità, diventano un’occasione di crescita estetica e logica e rendono concrete le idee per risolvere problemi posti ed emersi.
La robotica è una tecnologia che richiede l’attivazione del ragazzo e di non essere mero spettatore di quanto avviene in classe.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato nel lavorare in questo ambito?

La mancanza di fondi e di strutture nelle scuole e la resistenza di certi docenti a cambiare stile educativo (ancora ancorati al trasferimento di saperi invece che all’insegnare a pensare).

Quali le maggiori soddisfazioni?

L’entusiasmo dei partecipanti e la voglia di cimentarsi con qualcosa di nuovo.

Basandosi sulla sua esperienza, cosa risponderebbe a chi crede che la robotica sia un’attività riservata agli insegnanti delle materie scientifiche?

Che non ha mai visto un Laboratorio di Robotica Educativa ma solo degli esperimenti di coding o di qualcosa di poco educativo.

Che consiglio darebbe ai professori che vorrebbero cimentarsi in questo tipo di laboratori?

Di parlare con chi ha fatto questa esperienza e di buttarsi e mettersi in gioco. Non si insegna robotica. Si utilizzano dei robot come strumento sotto il controllo del docente

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

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