Le illusioni dell’apprendimento: quando gli studenti credono di aver capito

Comprendere un concetto non significa averlo davvero appreso, a volte gli studenti sopravvalutano ciò che sanno, privilegiando uno studio più semplice ma meno produttivo

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Quante volte capita di sentir dire dagli alunni “l’ho letto due volte, lo so”, eppure all’atto pratico non si mostrano effettivamente preparati. Questo capita perché gli studenti, spesso, valutano in modo non accurato ciò che sanno. Avere familiarità con un argomento non vuol dire necessariamente averne padronanza. Infatti, la facilità di elaborazione dell’informazione non coincide esclusivamente con la memorizzazione a lungo termine.

Si può parlare, in questo caso, di illusione di apprendimento, ossia la sensazione soggettiva di aver acquisito conoscenze non consolidate. Vediamo perché avviene e come trovare una soluzione.

Partiamo dalla metacognizione

La capacità di saper valutare correttamente ciò che si sa e non si sa attiene al tema della metacognizione.

Il termine metacognizione viene introdotto dallo psicologo statunitense John H. Flavell alla fine degli anni Settanta. Nei suoi studi sullo sviluppo cognitivo, Flavell definisce la metacognizione come la conoscenza e il controllo che una persona esercita sui propri processi cognitivi. In altre parole, essere consapevoli di ciò che si sa, riconoscere ciò che non si sa, prevedere le difficoltà di un compito e scegliere strategie adeguate per affrontarlo.

Per Flavell la metacognizione comprende due dimensioni: la prima è la conoscenza metacognitiva, cioè ciò che l’individuo sa sul funzionamento della propria mente, sui compiti da svolgere e sulle strategie disponibili; la seconda è costituita dalle esperienze metacognitive, ovvero quelle riflessioni e quei giudizi che accompagnano l’attività cognitiva, come la sensazione di aver compreso un testo o il dubbio di non ricordare sufficientemente un argomento. Proprio queste esperienze possono essere ingannevoli e generare le cosiddette illusioni dell’apprendimento, quando la percezione di sapere non corrisponde a una reale padronanza dei contenuti.

In Italia il concetto è stato approfondito soprattutto dallo psicologo Cesare Cornoldi, sostenitore del fatto che la metacognizione non coincide con una semplice consapevolezza dei propri processi mentali, ma comprende anche la capacità di regolarli intenzionalmente. Uno studente competente dal punto di vista metacognitivo pianifica il proprio studio, monitora costantemente la comprensione, si accorge degli errori, modifica le strategie quando non risultano efficaci e valuta criticamente i risultati ottenuti. Lo studioso sottolinea che queste competenze non sono innate, ma possono essere insegnate e allenate attraverso una didattica che favorisca la riflessione sul proprio apprendimento. Per questo motivo la scuola non dovrebbe limitarsi a trasmettere contenuti, ma aiutare gli studenti a sviluppare la capacità di porsi domande come: Ho davvero capito? Potrei spiegare questo concetto a un compagno? Saprei applicarlo in una situazione diversa? Sono proprio questi interrogativi a contrastare le illusioni dell’apprendimento e a favorire un apprendimento più profondo, autonomo e duraturo.

Le illusioni di competenza confondono la familiarità per conoscenza

Qual è il meccanismo cognitivo che induce la mente dello studente ad illudersi sulla propria conoscenza?

Gli psicologi statunitensi Robert A. ed Elizabeth L. Bjork hanno mostrato come gli studenti tendano a utilizzare indicatori poco affidabili per valutare il proprio apprendimento: la facilità con cui un testo viene letto, la sensazione di riconoscere un concetto già visto o la scorrevolezza di una spiegazione vengono spesso interpretate come prove di una conoscenza consolidata. In realtà, questi segnali indicano soprattutto che l’informazione è familiare, non necessariamente che sia stata acquisita in modo stabile.

Secondo i Bjork, questo accade perché il cervello umano ha la tendenza a preferire le attività cognitive fluide, ossia poco impegnative, (come ad esempio rileggere un capitolo), rispetto alle strategie che richiedono uno sforzo maggiore (come il recupero attivo delle informazioni o l’applicazione delle conoscenze a problemi nuovi). Sono proprio quest’ultime, però, a determinare un apprendimento duraturo. Da questa prospettiva nasce il concetto di “difficoltà desiderabili”: le condizioni che rendono lo studio meno fluido nell’immediato sono spesso quelle che favoriscono il consolidamento della memoria a lungo termine. Una lezione che sembra semplice e facilmente comprensibile può quindi produrre un senso di sicurezza illusorio, mentre un’attività che costringe lo studente a riflettere, recuperare informazioni e confrontarsi con l’errore costruisce competenze più profonde.

Come trasformare le pratiche illusorie in apprendimento efficace

Nonostante alcune pratiche di studio siano molto diffuse tra gli studenti, come lettura ripetuta dei testi, copiatura degli appunti o ripetizione meccanica di concetti e formule, non consentono di recuperare autonomamente le informazioni.

Per questo motivo, è opportuno sostituire le pratiche passive con strategie che coinvolgano attivamente lo studente. Tra le più efficaci vi sono il recupero attivo delle informazioni (retrieval practice), che consiste nel cercare di ricordare un contenuto senza consultare il libro; la ripetizione distribuita nel tempo (spaced practice), che favorisce il consolidamento della memoria evitando lo studio concentrato in un’unica sessione; l’interleaving, ossia l’alternanza di argomenti o tipologie di esercizi, che sviluppa una comprensione più flessibile; e l’auto-spiegazione, attraverso cui lo studente rielabora i concetti con parole proprie, esplicitando collegamenti, dubbi e ragionamenti.

Anche la progettazione didattica può contribuire a ridurre le illusioni dell’apprendimento, mirando a realizzare delle domande aperte, quiz, esercizi di richiamo, mappe concettuali costruite a memoria, che permettono agli studenti di verificare ciò che sanno realmente, trasformando l’errore da semplice indicatore di insuccesso a preziosa occasione di apprendimento.

Ecco come consigliare gli alunni verso un apprendimento “reale”:

Pratica che alimenta l’illusione Strategia efficace
Rileggere più volte Recuperare le informazioni senza il libro
Evidenziare tutto Costruire una sintesi personale
Ripetere a memoria Spiegare con parole proprie
Studiare tutto in una volta Distribuire lo studio nel tempo
Ripetere i medesimi esercizi Alternare esercizi nuovi

 

Il ruolo del docente: progettare un apprendimento consapevole

Il ruolo del docente non può dunque limitarsi a trasmettere contenuti, ma anche a sviluppare una reale consapevolezza del proprio apprendimento, facilitando la metacognizione, aiutando gli alunni a distinguere tra la semplice sensazione di aver compreso e la reale capacità di utilizzare le conoscenze in modo autonomo. Il docente è la figura che costruisce contesti in cui gli studenti imparano a porsi domande, a verificare le proprie convinzioni e a riconoscere il valore dello sforzo cognitivo.

In questo senso risultano particolarmente significativi i contributi del professore John Hattie, che individua nel feedback uno dei fattori con maggiore impatto sull’apprendimento, e del ricercatore Dylan Wiliam, tra i principali studiosi della valutazione formativa. Entrambi evidenziano come gli studenti apprendano in modo più efficace quando ricevono informazioni tempestive e specifiche sui propri progressi e vengono coinvolti attivamente nella valutazione del proprio lavoro.

L’insegnante può condurre lo studente a riflettere non su cosa ha imparato ma sul modo in cui l’ha fatto; chiedere spiegazioni per motivare le risposte fornite; esplicitare gli obiettivi dell’apprendimento in modo che gli studenti sappiano cosa devono imparare e il livello di padronanza richiesto; creare un clima di classe in cui il dubbio sia considerato un valore, dove l’alunno possa esprimere le proprie difficoltà per arrivare ad un reale apprendimento.

Contrastare le illusioni dell’apprendimento non significa rendere lo studio più difficile, ma renderlo più significativo. Significa progettare esperienze didattiche che favoriscano la curiosità, il pensiero critico e la capacità di mettere alla prova le proprie convinzioni. Solo quando gli studenti imparano a interrogarsi su ciò che sanno davvero, e non solo su ciò che credono di sapere.

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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