Gli studenti odierni vivono sotto un costante flusso informativo caratterizzato da velocità di fruizione e interattività. Questo accade perché l’utilizzo dei device digitali allena il cervello a stimoli di 15/30 secondi.
Si parla, infatti, di infobesity, un’indigestione di dati, che si ingurgitano come calorie informative senza nutrire veramente la mente, determinando un affaticamento del cervello nell’elaborare, filtrare e memorizzare le informazioni. Se il flusso di input è eccessivo, la mente attiva un meccanismo di difesa che, nell’ambito scolastico, si traduce con ansia e insofferenza verso la materia e le proprie capacità.
In questo contesto, molti docenti, spinti dall’ansia di dover completare i programmi scolastici riempiono le presentazioni di testo, spiegano una mole elevata di concetti nuovi contemporaneamente e utilizzano materiali didattici visivamente caotici.
La teoria della CLT
L’idea che gli alunni potessero esposti ad un carico eccessivo di input si rinviene nella teoria della Cognitive Load Theory, elaborata dallo psicologo australiano John Sweller alla fine degli anni ’80, pubblicata nell’articolo“Cognitive Load During Problem Solving: Effects on Learning”. Lo studioso osservò il modo in cui gli studenti si approcciano ai problemi matematici complessi: si concentrano sulle soluzioni da raggiungere ma trovano difficoltà a spiegare i passaggi svolti. Questo perché la mente era satura dallo sforzo svolto impedendo di trasportare la conoscenza alla memoria a lungo termine.
La teoria si basa sull’assunto che il cervello abbia a disposizione una quantità limitata di energia mentale per elaborare le informazioni, e che il carico cognitivo dello studente sia esattamente la somma di tre componenti:
- Carico intrinseco, ossia lo sforzo definito inevitabile, ad esempio, cercare di capire un’equazione è più complicato rispetto alla memorizzazione di una data. Si tratta di un carico cognitivo che non può essere limitato dal docente in quanto fa parte della disciplina stessa da apprendere;
- Carico estraneo, definito dallo sforzo dovuto ad una progettazione didattica non idonea, ricca di informazioni. Esempi possono essere l’utilizzo di slide visivamente caotiche, testi scritti proiettati sulla lim che si sovrappongono alla spiegazione del docente, o cambiare velocemente pagina di riferimento del libro di testo;
- Carico pertinente, deriva dallo sforzo positivo che nasce dal cercare di dirigere l’informazione e creare uno schema mentale duraturo.
L’obiettivo della Cognitive Load Theory è quello di ridurre il carico estraneo, in modo da liberare lo spazio massimo possibile nella memoria di lavoro e destinarlo interamente al carico pertinente.
Negli anni Duemila, Sweller ha successivamente aggiornato la teoria integrandola con la distinzione dei vari tipi di conoscenza. Ha individuato le conoscenze biologicamente primarie, riconoscendole come le abilità che l’essere umano ha sviluppato naturalmente nell’evoluzione, (come imparare a parlare la lingua madre), che non richiedono alcuno sforzo cosciente né un insegnamento esplicito, e non vanno a gravare sulla memoria di lavoro. Le conoscenze biologicamente secondarie, invece, sono le competenze culturali da apprendere a scuola (come la matematica, la lettura, la scrittura…). Quest’ultime richiedono un maggiore sforzo cognitivo ed istruzioni esplicite, che implicano un ruolo specifico del docente.
Il ruolo del docente
A volte i docenti sono portati a credere che aggiungere informazioni alla lezione sia corretto, in realtà, a volte è più utile sottrarle. Il docente può agire attivamente sui tre carichi cognitivi in modo diverso:
- Segmentare il carico intrinseco frammentando i concetti in sotto-unità e presentandole in modo isolato ancor prima che interconnesse tra loro, effettuare spiegazioni della durata di 10/15 minuti, intervallate da domande di verifica o riflessioni su parole chiave;
- Eliminare il carico estraneo, progettando il materiale didattico seguendo una pulizia visiva. Accertarsi che le slide e le presentazioni sulla LIM non siano eccessivamente ricche visivamente, eliminare immagini esclusivamente decorative, font elaborati e transizioni animate;
- Incentivare il carico pertinente, ponendo domande strategiche che consentano agli alunni di collegare le nuove conoscenze a quelle pregresse, fornire esempi svolti che consentano, tramite l’osservazione, di raggiungere l’autonomia di apprendimento.
L’azione del docente è fondamentale anche nella sfera emotiva. L’ansia da prestazione, la paura dell’errore o un clima eccessivamente competitivo in classe, agiscono come un carico estraneo. Se un allievo è preoccupato, infatti, utilizzerà una parte massiccia del proprio sforzo cognitivo per combattere i pensieri intrusivi anziché utilizzarlo nell’apprendimento della lezione.
Come progettare slide senza errori
Gli insegnanti utilizzano spesso l’ausilio delle slide in classe, che appaiono un utile supporto per lo studio degli studenti, attenzione però che siano realizzate in modo realmente efficace! Spesso ci si sofferma sull’aspetto estetico che corre il rischio di appesantire la fruizione del contenuto.
Ecco una check-list pratica per realizzare ottime presentazioni didattiche:
- Non riempire la slide di informazioni eccessive che poi vengono rilette ad alta voce dal docente congestionando in tal modo sia il canale visivo che orale
- Seguire il principio di coerenza, secondo il quale sono da eliminare immagini esclusivamente decorative, musiche di sottofondo e transizioni
- Rispettare il principio di segnalazione, cioè inserire elementi grafici come frecce o evidenziatori che guidano l’occhio verso il nucleo informativo della slide
- Sfruttare i canali duali, nel caso ad esempi di grafici complessi evitare una spiegazione scritta sulla slide ma limitarsi a quella orale. In tal modo il canale visivo elaborerà l’immagine mentre quello uditivo la spiegazione orale.
Come applicare la CLT nelle discipline
Nelle diverse discipline, il risparmio energetico della mente degli alunni può essere realizzato in diversi modi:
- Matematica/Fisica e scienze naturali: di fronte a un problema complesso, l’approccio tradizionale prevede di assegnare l’esercizio lasciando che lo studente trovi la soluzione per tentativi ed errori. Questo satura la memoria di lavoro. L’applicazione della CLT prevede invece l’uso di worked examples (esempi già risolti nei minimi passaggi), affiancati progressivamente da problemi parzialmente completati. Lo studente si concentra prima sull’acquisizione dello schema logico e solo in un secondo momento sul calcolo aritmetico puro.
- Lingue straniere: nell’apprendimento di una nuova struttura grammaticale, presentare contemporaneamente la regola, le eccezioni, i paradigmi dei verbi irregolari e un testo di comprensione genera un blocco cognitivo. La CLT suggerisce di isolare i singoli elementi, e procedere per step.
- Storia e letteratura: la scelta migliore è realizzare una mappa nella quale si riportano i punti salienti delle spiegazioni che nel caso di queste discipline possono essere estremamente discorsive, senza frammentare l’attenzione.
Evoluzione della CLT nella didattica digitale
Negli ambienti digitali il rischio di generare un carico estraneo aumenta in modo esponenziale. Gli schermi, i software educativi e le piattaforme di apprendimento non sono canali neutri: se progettati male, possono trasformarsi in veri e propri “distrattori cognitivi”.
La teoria di Sweller trova un punto di congiunzione con la teoria dell’apprendimento multimediale di Richard Mayer, secondo cui le tecnologie richiedono attenzione nella creazione dell’architettura visiva e acustica dell’interfaccia utente.
Pensiamo al momento in cui, leggendo un testo, appare un pop-up con informazioni ulteriori che sposta l’attenzione della mente affaticando il carico, perché la memoria, in quel momento subisce lo split attention effect, costretta ad un’interruzione. Lo stesso accade con la presenza di un numero eccessivo di collegamenti ipertestuali. Ogni link impone al cervello una scelta “clicco o continuo a leggere?”. Questo continuo passaggio da un contenuto all’altro attiva lo switching cost, un dispendio mentale che riduce la capacità di comprensione.
In presenza di video e poadcast si parla invece di transfert information effect, che la mente subisce perché non riesce ad elaborare in tempo reale l’informazione.
Progettare la didattica attraverso la lente della CLT non significa, dunque, semplificare i programmi o banalizzare i contenuti culturali, bensì ripulire il percorso di apprendimento da tutti quegli ostacoli artificiali e strutturali che impediscono al cervello degli studenti di lavorare in maniera efficace (approfondisci con neuroeducazione e intelligenza artificiale: la nuova frontiera dell’apprendimento).