Le tecnologie per la didattica nella scuola statunitense

Se pensiamo alla scuola americana, la immaginiamo innovativa e tecnologica. Vediamo cosa ne pensano gli insegnanti e quali sono le barriere ancora da abbattere.

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La tecnologia è presente in ogni aspetto della vita e la pandemia, in modo brutale, ci ha mostrato quanto possano risultare utili i sistemi informatici nell’ambito scolastico, con la conseguente necessità di apportare continui aggiornamenti.

Viviamo in un mondo connesso, che appare sempre più piccolo, come teorizzato già nel 1964 dallo studioso Marshall McLuhan, che utilizzò il termine di Villaggio globale.

Nell’immaginario collettivo è la cultura americana il simbolo dell’innovazione, della tecnologia avanzata e della super connessione ovunque presente.

È davvero così? Sono veramente un passo avanti?

 

Un impegno lungo un decennio

Nell’ultimo decennio il Governo federale degli Stati Uniti ha lanciato una serie di iniziative per sollecitare i dirigenti scolastici e gli educatori ad adottare maggiori strumenti informatici finalizzati all’apprendimento.

Nel 2013, l’ex Presidente Barack Obama, lanciò diverse iniziative a favore dell’utilizzo delle tecnologie nello studio: prima fra tutte il progetto ConnectED, con l’obiettivo di connettere il 99% degli studenti alla banda larga nelle scuole e nelle biblioteche. Il progetto migliorò la qualità e la quantità di connessioni, consentendo il passaggio, in soli 3 anni, dal 30% di studenti del 2013 all’88% (Education Superhighway 2017).

“In the new economy, computer science isn’t an optional skill. It’s a basic skill”, sono le parole dell’ex Presidente, autore, inoltre, del lancio dell’iniziativa Computer Science for all, un audace investimento di miliardi di dollari per consentire agli studenti americani, sin dalla scuola materna, di imparare l’informatica.

 

Le opinioni degli insegnanti

Nel 2012 il 55% degli insegnanti di K12 (il ciclo di studi di 12 anni che si conclude con il diploma), ritenevano che le tecnologie in aula non fossero sufficienti, soprattutto nelle aule di scienze.

Nel 2018, secondo un sondaggio NSF (National Science Foundation), nonostante il 69% degli insegnanti di matematica abbia riferito di essere soddisfatto dei computer presenti nelle loro aule, i docenti di scienze hanno mostrato ancora dei dubbi, solo il 48% di loro ha fornito un feedback positivo sulla situazione.

Secondo Project Tomorrow, oggi il 46% degli studenti nella fascia 9-12 anni, utilizza libri di testo digitali (nel 2005 rappresentavano il 30%).

Un sondaggio condotto su 1400 educatori ha evidenziato che, la maggior parte di essi afferma di credere che le aule del futuro saranno caratterizzate da apprendimento autonomo e personalizzato, permettendo agli alunni di scegliere il proprio ritmo di studio.

 

Gli ostacoli al digitale nelle scuole

Education Dive ha pubblicato il rapporto State of Education Technology, nel quale si evidenzia quali siano le barriere all’introduzione delle tecnologie didattiche in USA, emerse intervistando 150 addetti (tra insegnanti e presidi):

  1. Budget limitato 75,9%
  2. Scarsa formazione dei docenti 53,9%
  3. Resistenza degli insegnanti al cambiamento 41,4%
  4. Infrastrutture digitali poco efficienti 38,2%
  5. Software/hardware poco affidabili 30,9%
  6. Problematiche nell’utilizzo delle tecnologie nelle materie curriculari 29,6%
  7. La scuola non considera le tecnologie come priorità 13,2%

Nel sondaggio si è chiesto, inoltre, quali fossero considerati gli strumenti in grado di fare la differenza a scuola:

  1. Computer 62,1%
  2. LIM 54,8%
  3. Tablet 50%

 

Le novità degli USA da cui prendere spunto

  • Duolingo: si tratta di una delle app più scaricate, nel 2018 ha registrato più di 50 milioni di installazioni, è una piattaforma di apprendimento basata sull’intelligenza artificiale. Nel report dell’azienda viene riportato che spendere 34 ore sull’app equivale ad un semestre di educazione linguistica all’università.
  • Chatbox: sono dei software che interagiscono con gli esseri umani  simulando delle conversazioni, chattando con testo e voce. I vantaggi offerti sono molteplici: monitoraggio delle prestazioni degli studenti guidati in base alle esigenze individuali, consigli sui metodi più recenti per gli insegnanti, accurata valutazione, apprendimento ad intervalli differenziati (prevede delle ripetizioni per migliorare la memorizzazione).
  • Video: non è una novità ma una conferma, secondo Project Tomorrow, il 98% degli educatori lo considera uno strumento importante, che può aumentare la soddisfazione dello studente del 91% e migliorare i risultati dell’82%. Utile per fornire materiale di supporto ed eventuale feedback per i compiti.

 

Il futuro della tecnologia a scuola

Le tecnologie forniscono feedback rapidi, miglioramento nella collaborazione tra insegnante/alunno e nella produttività, accelerano l’apprendimento rendendolo più divertente (considerando che la nuova generazione di alunni è quella definita dei “nativi digitali”), e consente una migliore organizzazione del tempo per gli insegnanti.

È fondamentale però che il processo di sviluppo e di integrazione delle tecnologie avvenga in collaborazione con i metodi tradizionali. “Il futuro riguarderà l’abbinamento dell’intelligenza artificiale dei computer con le capacità cognitive, sociali ed emotive degli esseri umani, in modo da educare esseri umani di prima classe, non robot di seconda classe”, si legge in una nota del Rapporto OCSE Trends Shaping Education.

Unendo i metodi, tradizionale e digitale, si possono limare i difetti e ampliare i pregi di entrambi, migliorando l’apprendimento di tutti gli studenti, anche quelli con bisogni speciali (Alliance for Excellent Education 2011, Richey 2008).

Si ipotizza che entro il 2025 gli Stati Uniti e la Cina, incrementeranno il mercato dell’intelligenza artificiale e della realtà aumentata, fino a 6 miliardi di dollari, applicandola anche nel contesto scolastico. L’importanza che gli alunni prendano confidenza con tali procedimenti è fondamentale per il lavoro del futuro, come emerge dallo studio condotto dall’università di Oxford e Yale.

 

Miti da sfatare circa il futuro

Nonostante l’evidente necessità del comparto scuola di adattarsi alla veloce integrazione delle tecnologie, i dubbi sono ancora molti. Forse perché non è ben chiaro cosa succederà alla scuola tradizionale. Troppi falsi miti si rincorrono nell’opinione pubblica che frenano l’avanzata delle tecnologie didattiche:

  • L’aumento dei corsi online non soppianterà i corsi tradizionali, alcune materie necessiteranno sempre della presenza in aula e della formazione pratica. L’aumento dei corsi online potrebbe però portare ad un minore uso di strutture, minori costi e di conseguenza re-investimenti per ristrutturazioni, aule speciali, assistenza agli studenti ecc…
  • Nonostante l’aumento dei corsi online, il numero di insegnanti non diminuirà, anzi, potrebbero esserne assunti anche di più, perché il numero di studenti con i quali un docente può comunicare rimane limitato.
  • Non è vero che gli studenti dei corsi online imparano di più, non ci sono studi sufficienti che avvalorino tali tesi, il rendimento dipenderà sempre dalla preparazione e dall’entusiasmo del professore, oltre, ovviamente, dalla buona partecipazione dello studente.

Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma. Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura. Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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