Intervista a Nerina Di Nunzio

Oggi abbiamo con noi Nerina Di Nunzio, per tre anni direttore di IED Roma ed ora consulente senior per l’ambito post graduate.

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Per comprendere sempre meglio le attività di marketing svolte dalle scuole, dalle Università e dai centri di formazione in generale, abbiamo pensato di intervistare persone e professionisti che sono ampiamente coinvolti nella definizione e sviluppo di tali attività: le loro esperienze, i racconti ed anche le difficoltà possono essere uno spunto davvero interessante per la nostra discussione.

 

 

 

Oggi abbiamo con noi Nerina Di Nunzio, per tre anni direttore di IED Roma ed ora consulente senior per l’ambito post graduate.

 

Education Marketing Italia (EMI): Ciao Nerina, ti ringraziamo per la tua disponibilità! Dall’alto della tua esperienza nell’ambito del marketing e dell’education, specificamente poi legata al food, quali sono le sfide più grandi che hai dovuto affrontare in IED?

Nerina di Nunzio (NDN): Allora la prima sfida sicuramente è stata la multidisciplinarietà, che ho voluto fortemente. Credo che per quanto sia necessario diventare molto esperti in un argomento, in una materia, allo stesso tempo è necessario saper interloquire con persone esperte in altri campi. La formazione t-shaped è imprescindibile per come funziona il mondo oggi: essere in grado di avere una interlocuzione multidisciplinare, una mente molto aperta in ascolto, acquisire skills che non sono propriamente quelle del percorso scelto, ma che sono utili per fare il lavoro di squadra con gli altri. Tutto ciò, per un ragazzo, è importantissimo dopo, nel mondo del lavoro: devi essere davvero in grado di avere una formazione continua e costante su argomenti anche se apparentemente lontani dai tuoi, perché chiudersi è sempre un errore.

EMI: E come hai messo in pratica questa ricerca di multidisciplinarietà?

NDN: Attivando dei gruppi multidisciplinari per i progetti di tesi: ho messo al tavolo i direttori delle varie scuole (design, moda, arti visive, comunicazione) e ho detto ai ragazzi di fornire progetti di tesi che fossero multidisciplinari. Quindi non ci doveva essere un solo ragazzo a discutere un progetto di tesi, ma un gruppo di studenti di varie scuole per un unico progetto: dal contenuto alla divulgazione, dal marketing, alla rappresentazione grafica: sono usciti fuori progetti meravigliosi! Uno per tutti, il progetto “Bike Rome”, che abbiamo sviluppato per il Comune di Roma, con la presenza di Luca Bergamo (che non smetterò mai di ringraziare): alcuni ragazzi hanno pensato alla bici, altri ad un itinerario, o una app, o ad un progetto chiavi in mano… peraltro, bici bellissime con ammortizzatori per i sanpietrini, borraccia per le fontanelle che a Roma si chiamano “nasoni”. E questo è solo uno dei mille progetti: ne abbiamo fatto un altro per il Polo del Museo Nazionale Romano, Crypta Balbi, Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano, Palazzo Altemps… A parte i progetti di tesi, abbiamo portato la sfilata di moda dei nostri ragazzi di Fashion all’interno delle Terme di Diocleziano, cosa mai fatta prima, e l’abbiamo fatto insieme ai Sound Designer che hanno realizzato la colonna sonora per il catwalk, insieme ai fotografi, insieme agli Interior Designer che con noi hanno pensato alla sistemazione del tutto… e l’abbiamo fatto a cielo aperto: entri nelle Terme e sei proiettato nella antica Roma. Mi sono legata tantissimo al territorio romano perché quello che ho voluto è che IED Roma restituisse a Roma il suo talento: eravamo un popolo di creativi che non poteva restare nelle sue mura e ho detto ai ragazzi che finché fossero stati da noi per studiare, avrebbero dovuto farlo per dare qualcosa alla nostra città, che è tanto bistrattata. L’obiettivo era fare qualcosa di bello che potesse avere anche un’eco di stampa, proprio come è successo per la sfilata alle Terme.

EMI: Quindi legare la multidisciplinarietà alla parte finale del percorso formativo quando questa diventa necessaria se non fondamentale…

NDN: Esatto! Poi, essendo fondatrice di Food Confidential, un movimento che considera “food” tutto ciò che è “nutrimento” per il corpo e per l’anima, ho inserito in IED corsi che erano già offerte formative di Food Confidential, come corsi di Food Photography o Food Design: tantissime progettazioni volte all’agroalimentare, progettazioni di prodotto, di format ristorativi, ma anche progetti semplicemente culturali, dove il cibo vuole raccontare una filiera agricola ad alto impatto sociale. Ho inserito appuntamenti con operatori del mondo enogastronomico affinché i nostri studenti potessero essere affascinati dal mondo dell’alimentazione, che oggigiorno è fondamentale perché ha impatto non solo sul benessere psicofisico delle persone, ma anche sul mondo, sulla sostenibilità.

La formazione, a mio parere va oltre quella standard – scolastica o universitaria: è un’attitudine dell’essere umano, che guarda, ascolta e cerca di arricchire se stesso in ogni momento. Io come formatrice lo faccio come posso, con la mia trasmissione in TV, il mio sito, con le cose che scrivo: quello che voglio dire è… Ragazzi, siate affamati di qualcosa che vi faccia crescere!

EMI: Quali sono gli aspetti che trovi più stimolanti nel lavorare nel mondo dell’education e della formazione?

NDN: Beh, la cosa più stimolante in assoluto è la relazione e il rapporto che si instaura con gli studenti. Ho appena accettato un incarico con l’Università Roma Tre, dove mi andrò ad occupare di tutte le lezioni del Corso di Laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche a partire da marzo 2019. Il corso è fatto in collaborazione con l’Istituto Alberghiero Tor Carbone e progettato con l’UNITUS di Viterbo: è un corso di laurea scientifico, al cui interno saranno trattate molte materie che riguardano la chimica, la fisica, la componente batteriologica del cibo. Quando fai lezione, quello che gli studenti ti restituiscono non ha prezzo: se sei così bravo e riesci a personalizzare la lezione, capisci l’humus della classe, l’energia di fondo. I ragazzi che scelgono questi corsi da grandi vogliono fare i gastronomi e fare quindi una professione che prima non esisteva! Capisci che ci sono i vegani, i vegetariani, quelli innovativi, quelli che sono più orientati alla tradizione: sono super motivati e quindi ti stuzzicano!

EMI: Visto che mi hai parlato dell’ingresso in classe, del personalizzare la lezione… Che tipo di stile comunicativo, che tipo di rapporto vai ad instaurare con i tuoi alunni mentre insegni?

NDN: Non uso Power Point, non uso PDF, nessuna lezione già pronta: ovviamente mi preparo sull’argomento da trattare. Chiedo tutti i curricula dei ragazzi, cerco di studiarmeli, stando in mezzo a loro e facendomi delle lunghe chiacchierate: mi rendo conto che ci sono delle esigenze particolari e dopo 20 anni di insegnamento vedo che anche se un gruppo classe si muove con delle logiche che sono sempre le stesse, l’audience è sempre diversa! C’è sempre il primo della classe, il detrattore, il dubbioso, però il gruppo classe ha una sua vita e cogliere il funzionamento interno ti aiuta a dare molto di più. Quindi mi metto lì, chiedo chi sono i loro genitori, da dove vengono, quali sono le cose che a loro piacciono di più, come si immaginano da grandi, cosa desidereresti dimostrare al mondo… e da lì è tutto un regalo.

EMI: Immagino! E che ruolo dai tu al marketing , alla comunicazione nel mondo universitario post diploma in Italia?

NDN: Il marketing è fondamentale perché marketing non significa vendita, ma sviluppo: marketing vuol dire ricerca, vuol dire trovare dei linguaggi giusti per trasferire l’offerta formativa e quindi per orientare lo studente che vuole scegliere il suo corso di laurea. Quindi il ruolo è cruciale: fare comunicazione vuol dire scegliere le parole, i colori, le immagini. È ovvio che il contenuto di un Corso deve essere imprescindibilmente forte, altrimenti la gente non ci andrebbe. Però è anche vero che l’estetica, la bellezza va espressa: ecco perché bisogna dire le cose, passare questi contenuti importantissimi, dargli un bel vestito, una pettinata, un maquillage.

EMI: E per il recruitment? Che strategie ha messo in campo IED per il futuro?

NDN: Quando sono arrivata in IED, c’era un ottimo placement, già ben organizzato: abbiamo spinto su aziende romane e creato dei momenti chiamati Career Days, durante i quali non solo lo studente portava il proprio curriculum e imparava come presentarsi, ma abbiamo realizzato dei veri e propri workshop offerti dalle aziende. Per esempio, abbiamo ospitato Linkedin e in quelle ore lo studente doveva partecipare a un workshop e presentare un breve progetto.

Ho fatto sì che non fosse più solo un colloquio, ma ci fosse una prova da superare, una possibilità di interazione con l’azienda. Si tratta di scoprire talenti: la formazione vuol dire anche questo, vedere le prospettive, vedere la personalità. Non guardate solo il curriculum, guardate come sono davvero le persone!

EMI: Nerina, grazie mille per il tuo tempo!

NDN: Grazie e buon lavoro anche a te.

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