Intervista a Niccolò Martini, St. George International School

Con noi Niccolò Martini, Head of Admissions della St. George's International School di Montreaux, Istituto d’eccellenza con una storia quasi secolare ed un vero spirito internazionale.

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Continuiamo la nostra serie di interviste ed raccolta di esperienze, scambiando due chiacchiere con Niccolò Martini, Head of Admissions della St. George’s International School di Montreaux, Svizzera. La St. George è un Istituto d’eccellenza che vanta una storia quasi secolare ed un vero spirito internazionale.

 

 

Education Marketing Italia (EMI): Ciao Niccolò, grazie per aver accettato l’invito! In Italia non è semplice trovare persone che si definiscano del settore dell’enrollment o del recruitment nel mondo dell’Education. Lavori in St. George’s International School, che a sua volta fa parte del gruppo Inspired Education Group: raccontaci di te, del tuo background. Come sei arrivato a ricoprire questo ruolo in Svizzera?

Niccolò Martini (NM): Ti  racconto brevemente quale è stato il percorso: io sono italiano al 100%, nato e cresciuto in Toscana, a Firenze, dove ho portato avanti i miei studi fino ai 18 anni. Studi classici in tutti i sensi. Dopo, però, non ho più vissuto in Italia; né lavorato, né studiato – a parte giusto il tempo di fare l’università e studi internazionali – e dopo sono partito un po’ in giro per fare esperienze lavorative. La mia vocazione è sempre stata quella di vivere in un ambiente internazionale, lavorare a contatto con altre culture, imparare nuove lingue: stiamo parlando di più di 15 anni fa, quando non esistevano Erasmus  e simili programmi. Ho iniziato a lavorare nel settore turistico: ho vissuto in diversi posti, lavorando in diversi  Resort alle Maldive, nello Zanzibar, in Kenia, e da lì ho sviluppato tutto quello che è il contatto con la clientela, il servizio e quant’altro. Poi ho avuto necessità e il bisogno di fare uno step in avanti, di un cambiamento ed allora ho iniziato un Master nella prestigiosa scuola di Glion in Svizzera e mi è stato poi offerto un lavoro dalla scuola stessa. È cambiato quindi il mio percorso, non più Hospitality Business e turismo, ma mi sono dedicato all’Education. Sono quindi già 12 anni, dapprima in ruoli amministrativi per poi passare all’enrollment come coordinatore e poi ho cominciato a fare esperienza in altri gruppi, in varie scuole e gruppi, fino ad arrivare al Gruppo Inspired, in cui sono da 2 anni: è un Gruppo molto più giovane – non ha neanche 5 anni di storia – ma sta crescendo molto rapidamente.

EMI: Dunque, 12 anni di attività nell’Education ma un background nell’Hospitality, che è comunque un po’ il modo di porsi che dovrebbe esserci anche nel recruitment formativo, soprattutto nei percorsi prolungati.

NM:  Esatto! È tutta una questione di persone, di come ci si relaziona, di come si riesca ad instaurare un rapporto con loro, sia che siano clienti, studenti o agenti che ti rappresentano.

EMI: In questi 12 anni, come hai visto evolvere la comunicazione relativa ai processi di recruitment nelle scuole?

NM: Ovviamente è cambiato tutto a livello di comunicazione: con l’arrivo dei social network tutto è diventato più veloce, l’accesso alle informazioni è più facile per tutti i nuovi candidati. È cambiato tutto il modo con cui comunicavamo e comunichiamo con loro per vendere la scuola; al tempo stesso, ciò che è cambiato di più è come noi dell’Enrollment gestiamo il recruitment, nel senso che ormai ci avvaliamo di sistemi di Customer Relationship Management (nello specifico usiamo Zoho come CRM), che hanno ormai un ruolo chiave in quelle che sono le nostre strategie di mercato, di attività e di gestione del budget. È più veloce la comunicazione ed è più veloce il nostro modo di prendere le decisioni.

EMI: Una strategia quindi diciamo più basata sui dati, sui fatti, rispetto a quelli che erano prima più dei tentativi; e misurare il tutto in un arco di tempo più lungo. Soprattutto in Italia, ci sono tante realtà che utilizzano ancora la carta e non un CRM, magari hanno un foglio appeso ad una lavagna e vanno a scrivere a penna e diventa molto difficile analizzare le performance.

NM: Esatto ed per questo che è una cosa su cui batto tanto. Il nostro gruppo è molto presente in Italia, e si aggiungono a volte nuove scuole che hanno un sistema di lavoro ancora un po’ arretrato, per cui bisogna mettere su un sistema di CRM. È quello che poi ti consente di avere performance superiori, avendo l’accesso ai dati in maniera rapida, poterli comparare, poterli mettere su grafici, in una maniera molto più veloce: fa la differenza.

EMI: Legandoci un po’ al concetto di ospitalità, quindi di stare a contatto con la clientela, quali sono le aspettative delle famiglie, dei ragazzi, dei genitori per quanto riguarda la formazione superiore?

NM: Beh, questo è interessante. Rispetto a quando ho iniziato io, 12 anni fa, il riferimento anagrafico per i programmi all’estero si è abbassato moltissimo: prima l’idea era solamente quella di fare l’Erasmus, sei mesi, un anno, fare un’esperienza più che altro per imparare la lingua, un po’ la cultura, ma finiva lì. Adesso i genitori con figli anche di 11 anni pensano a dove mandarli per finire il liceo, per poter avere un’educazione già internazionale entro i 18 anni, per poter avere un diploma internazionale, avere la capacità di parlare 2 lingue in maniera fluente, quasi di livello madrelingua, ed avere già le porte spalancate all’università. Io vedo un cambiamento netto: adesso ci sono tanti genitori con questa idea che provengono da culture diverse dalla nostra, soprattutto da Paesi asiatici come la Cina e il Giappone, ma anche da Paesi del Medio Oriente.

EMI: Anche perché il mondo del lavoro, quello attuale, richiede massima flessibilità: questi ragazzi entrano in un contesto come il vostro che li porta ad essere flessibili sulla lingua, sulla location, e questo è già una chiave di vantaggio per loro, per il futuro.

NM: Io lo vedo con alcuni ragazzi che arrivano: al primo anno sembrano un po’ spaesati; quando poi vanno via dopo 2-3 anni, hanno il loro diploma internazionale ma soprattutto un livello di esperienza che hanno acquisito a livello di cultura, di come rapportarsi  con gli altri e comunicare ed ovviamente una preparazione accademica importante alle spalle.

EMI: Qual è la cosa che ti piace di più del lavorare nell’ambito Education, visto il cambio di carriera che hai fatto, e poi nello specifico di lavorare in St. George?

NM: Il mio passaggio dall’hospitality all’education è stato casuale, ma una casualità relativa, visto che come dicevamo ci sono tante cose in comune: la possibilità di avere a che fare con dei clienti, che prima erano clienti di un resort, di un albergo, e adesso sono famiglie. Questo ti dà ancora più responsabilità,  perché vendiamo un prodotto tangibile, vendiamo la formazione educativa di uno studente, quindi qualcosa che ha ripercussioni sulla sua formazione futura, sui suoi successi futuri. Ma può avere anche dei risvolti negativi, ed è proprio lì che c’è la responsabilità: lo trovo molto stimolante perché è una responsabilità grande che abbiamo ma nel contempo è un’opportunità bellissima, ci rapportiamo a tante culture diverse e cerchiamo di offrire qualcosa di innovativo, di diverso, che possa essere in linea con le loro aspettative.

Poi, il fatto di essere a St. George mi piace particolarmente perché sono in una scuola che ha una lunghissima tradizione,quasi 100 anni, per cui è molto conosciuta. È una scuola che è nata con una cultura britannica, ma poi è diventata più internazionale: non è né troppo grande né troppo piccola, con circa 400 studenti, per cui riesci a lavorare veramente sull’individuo e con la propria classe si può mettere in pratica ogni idea, ogni progetto, nel modo migliore possibile.

Riesci a fare di più la differenza.

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