Intervista ad Andrea Chiaramonti, AD Giunti Scuola

Due chiacchiere proprio con Andrea Chiaramonti, Amministratore Delegato di Giunti Scuola.

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Il 22 marzo abbiamo partecipato al 2° convegno sulla scuola che innova, organizzato da Giunti Scuola in collaborazione con CampuStore: parliamo di TELL ME NOW – A scuola si può. Tanti ospiti con background differenti, che hanno apportato competenze, esperienze e riflessioni importanti, rivolte ad un pubblico composto di entusiasti addetti ai lavori, docenti e professionisti del mondo educational, che si sono raccolti attorno al tema dell’innovazione scolastica. E abbiamo avuto la possibilità di fare due chiacchiere proprio con Andrea Chiaramonti, Amministratore Delegato di Giunti Scuola.

 

 

Education Marketing Italia (EMI): Prima di tutto, complimenti per l’evento: è la prima volta che Education Marketing Italia partecipa, ed è veramente un bagno di folla.

Andrea Chiaramonti (AC): È vero, ci sono persone da tutta Italia, e solo il 20% da Roma: grande successo per chi organizza e grande soddisfazione.

EMI: “NOW”  nasce dalla voglia di portare innovazione all’interno della scuola…

AC: Se arrivasse nella nostra società una persona del 1850, non riconoscerebbe niente del mondo esterno, ma se entrasse in una classe riconoscerebbe la lavagna in ardesia, i banchi e la cattedra: la struttura della scuola sostanzialmente non è cambiata. Però possiamo cogliere esperienze dal mondo in cui non ci sono le classi, non esistono le materie, ma solo gli argomenti. Quindi, volendo, si può fare scuola in modo diverso, ma è una questione di formazione di docenti, di strutture ed edifici diversi. Come Editori abbiamo la voglia di contribuire a costruire un futuro per i giovani: certo, non possiamo sostituire il Ministero, ma vogliamo fare la nostra parte e NOW nasce in questo contesto, cioè trovare persone che come noi vogliano fare qualcosa di diverso.

EMI: In ambito di marketing, quando non si riesce a stare al passo con l’ambiente si parla di “miopia di marketing”: l’ambiente attuale si sta trasformando, non solo a livello digitale,  ma anche nei valori e se non si trasformano le organizzazioni e le istituzioni di conseguenza, vuol dire non riuscire a mettere a fuoco questi cambiamenti, vuol dire essere “miopi”. “NOW” sembra voler andare nella direzione opposta a questa miopia e farsi promotore del cambiamento.

AC: Sì, è molto semplice. Se prendiamo una casa negli anni ’70, erano tutte stanze divise: oggi troviamo un open space di riflesso ad un cambiamento delle esigenze della società, quindi come può nella scuola rimanere tutto uguale? Abbiamo pubblicato un libro proprio sugli spazi della scuola, all’interno della collana “Idee e strumenti”, per chi ha voglia di incuriosirsi.

EMI: La nostra società assorbe molto dal mondo anglosassone, in cui c’è un concetto di scuola molto diverso. Prima parlavamo di Open Space, ma lo stesso vale ad esempio per gli Open Day: è un qualcosa che abbiamo importato e che adesso rappresenta uno strumento promozionale che viene usato in ogni ambito organizzativo, scuola compresa. Quanto serve questa contaminazione, il “guardare fuori” e “portare dentro”? Oppure dovrebbe esserci una generazione nostra di idee?

AC: Ci dovrebbe essere una generazione nuova di idee, da parte di persone che ascoltano il cambiamento, ma di fondo c’è una problema grosso legato al sistema scolastico contrattuale degli insegnanti di oggi. Se non cambi la struttura del contratto qualunque cambiamento si blocca sul nascere. Spetta al Ministero guardare le buone pratiche negli altri Stati e capire come hanno superato questo impasse. Forse l’esperienza e gli errori di altri Paesi, potrebbero aiutarci a commetterne di meno prima di trovare la nostra struttura ottimale: la Finlandia o la Thailandia sono esempi di eccellenza da cui potremmo imparare molto. E non ci dimentichiamo del talento italiano: siamo talentuosi sull’innovazione, se vediamo storicamente cosa abbiamo apportato come nuove invenzioni. Credo che sull’esperienza degli altri, e con il nostro talento creativo, potremmo fare qualcosa di veramente buono…

EMI:  … E magari scalare a livello universitario quei ranking che ci vedono abbastanza indietro sulla scena globale, se non per qualche prestigiosa eccezione.

AC:  È perche la cultura da noi non è vista come un valore. Non si capisce perché le famiglie americane iniziano a risparmiare appena nasce un figlio per mandarlo nelle Università più prestigiose al mondo, mentre da noi la cultura è vista come un costo e non come un’opportunità.

EMI:  Ma in America, l’Università costa cara perché sono le migliori, o sono le migliori perché costa cara e sono in grado di finanziarla in modo più che adeguato?

AC: Entrambe le cose. I finanziamenti aiutano a migliorarsi, ma avere tanti soldi non vuol dire spenderli bene; li spendi bene se valorizzi quello che hai, dagli edifici, ai laboratori, al tipo di lezioni, al tipo di servizi che metti a disposizione.

EMI:  Spoiler per l’anno prossimo, per le prossime iniziative: quest’anno il focus di “NOW” è stato molto sul digitale: ci sarà sempre più digitale e automation?

AC: Il nostro obiettivo è proprio quello di non creare una contrapposizione tra digitale e non-digitale: non vogliamo fare la battaglia che c’è stata per anni tra televisione e radio, qui non c’è libro o digitale, ma ci sono contenuti, che vanno trasmessi e fruiti a seconda della tipologia. Faccio un esempio: per un alunno, leggere 30 pagine di storia probabilmente è più facile sulla carta, in modo che può sottolineare; ma per fare un esercizio e avere la soluzione in tempo reale, che ti permette di decidere, di capire se hai bisogno o meno di approfondire, il digitale diventa imprescindibile. Quindi non c’è una contrapposizione, ma una integrazione dei due sistemi. Finché non passa la paura che il digitale mangi la carta e che la carta si debba difendere dal digitale, e non si impara a utilizzare bene i contenuti sui device, questa cosa non la supereremo. È il contenuto il vero valore, e la fruizione deve avvenire nel migliore dei modi possibile.

EMI:  Sul palco di oggi e in platea ci sono tanti docenti e tecnici dell’istruzione: ma se ci fossero gli studenti, cosa suggerirebbero loro a noi?

AC: Non saprei, potrebbe essere un bel suggerimento per l’anno prossimo, grazie dell’idea!

Valeria Alinei

Professionista nel campo del Marketing e della Comunicazione. Grazie ad un background accademico internazionale, ha svolto ricerche in merito all’applicazione del marketing al settore dell’istruzione, a partire dal lavoro di Tesi magistrale dal titolo “Higher Education Marketing a supporto dell’internazionalizzazione delle Università”, che le è valso una Menzione Speciale da parte dell’AICUN - Associazione Italiana Comunicatori d’Università. Ha collaborato con l’Ufficio Marketing dell’Università Cattolica di Milano ed è - dal 2016 - una firma stabile del blog di Education Marketing Italia. Nel dicembre 2019 ha pubblicato con la McGraw-Hill il suo primo libro dal titolo "Education marketing. Strategie e strumenti per comunicare il valore nel mondo dell'istruzione".

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