Metodologia, metodo e strategia didattica: facciamo chiarezza

"Metodologia didattica", "Metodo didattico" e Strategia didattica" sono termini noti a chi lavora nell’ambito dell’insegnamento, ma spesso, erroneamente, considerati sinonimi.

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Si tratta di elementi chiave nell’organizzazione dell’insegnamento, e per questo è bene fare chiarezza sul loro significato. Ognuno di essi, infatti, fornisce un contributo nel migliorare la didattica, (la scienza della relazione educativa), con l’obiettivo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’insegnamento del docente e dell’apprendimento dell’alunno.

Per aiutare a fare chiarezza abbiamo pensato di fare l’identikit di ognuno:

 

Metodo didattico

È il modo in cui l’insegnante organizza i contenuti da presentare in aula per permettere l’apprendimento degli alunni.

Esattamente il metodo è la risposta alle domande: cosa insegnare? A chi insegnare? Con quali strumenti insegnare?

I diversi metodi che un docente può mettere in atto durante le lezioni, sono i seguenti:

  • Espositivo, tecnica unidirezionale in cui l’insegnante espone gli argomenti e gli alunni ascoltano
  • Operativo, si stimola l’alunno a partecipare proponendo delle soluzioni ai problemi posti dal docente
  • Investigativo, invoglia gli studenti a sviluppare un sapere scientifico, attraverso una ricerca che si sviluppi nell’individuazione di un’ipotesi, la ricerca dei dati e l’analisi di quest’ultimi
  • Cooperativo, si invitano gli alunni a sviluppare l’apprendimento attraverso un lavoro di collaborazione, attraverso il lavoro in gruppi

 

Metodologia didattica

Con l’espressione di metodologia didattica si intende il quadro teorico individuato dall’insegnante, che permette di determinare le migliori tecniche di insegnamento ai fini dell’apprendimento. Concerne tutte le procedure da mettere in atto per affrontare le singole unità didattiche, con l’obiettivo di garantire una personalizzazione dell’offerta formativa, apprendimenti autonomi, motivazione e preparazione degli allievi.

 

Strategia didattica

All’interno di una metodologia didattica, si scelgono le strategie didattiche, cioè le procedure concrete da mettere in atto per favorire l’apprendimento. La strategia può essere definita come il piano d’azione scelto dall’insegnante per determinare l’apprendimento in classe. Non esiste un’unica strategia vincente. Si individuano due orientamenti, la strategia espositiva (focalizzata sui contenuti dell’insegnamento), e la strategia euristica (focalizzata sugli stili di apprendimento mostrati dagli alunni).

Le tipologie possono essere di diverso tipo, tra le più innovative troviamo le seguenti:

  • Flipped Classroom, (classe rovesciata), prevede una situazione nella quale il docente lascia la conduzione della lezione agli studenti, dopo aver anticipato il materiale necessario. La nascita della tecnica si fa risalire ai docenti americani J. Bergmann e A.Sams che, registrando un alto tasso di assenteismo tra i propri alunni, decisero di realizzare dei videotutorial. Successivamente, si resero conto che poteva essere utile come nuovo metodo di apprendimento, (A. Bergmann, A. Sams, Flipped your classroom. La didattica capovolta, 2016). Leggi anche: Flipped Classroom: la valutazione degli apprendimenti;
  • Cooperative Learning, consiste nello stimolare gli alunni a lavorare in gruppo. Non tutti i lavori di gruppo possono però essere definiti “cooperative learning”. Secondo Fiorino Tessaro, professore presso l’Università Cà Foscari di Venezia, le caratteristiche che determinano tale tipologia di lavoro sono: la positiva interdipendenza, cioè fare affidamento sugli altri in modo costruttivo, la responsabilità individuale, in quanto ogni studente dovrà dimostrare di aver imparato durante il progetto, l’interazione face to face, che dia vita ad un lavoro interattivo dal quale tutti possano imparare, la capacità di sviluppare una buona comunicazione e, infine, la capacità di valutazione del proprio lavoro;
  • Circle Time, si richiede agli studenti di disporsi in cerchio insieme all’insegnante stesso, che ha la funzione di moderatore, per stimolare ad esprimere i propri stati d’animo e le opinioni sugli argomenti delle lezioni. Sviluppa la comunicazione, l’empatia ed è utile nel risolvere i eventuali conflitti che sorgono tra gli alunni;
  • EAS, (episodi di apprendimento situato), consiste nella presentazione di micro-argomenti da far sviluppare agli alunni in macro-argomenti. Introdotta in Italia dal prof. Rivoltella nel 2014, fa riferimento agli studi dei classici della pedagogia, quali Montessori, Dewey, Bruner, Gardner e Don Milani, (P. C. Rivoltella, Fare didattica con gli EAS. Episodi di apprendimento situato, 2013);
  • Jigsaw, (gioco ad incastro), si tratta del confronto fra diverse informazioni fornite da vari gruppi, che, una volta esposte, ricostruiranno l’argomento come i pezzetti di un puzzle. Ideato negli anni ’70 dallo psicologo statunitense Elliot Aronson, la tecnica del puzzle si basa sulla dipendenza degli alunni l’uno dall’altro per arrivare al successo, stimolando in tal modo alla collaborazione;
  • Peer Education (educazione tra pari), messa in atto da un “pari”, e non da un docente o un esperto. Può essere un coetaneo o comunque qualcuno che ha vissuto una determinata esperienza. Molto utile nella prevenzione dei comportamenti a rischio, stimola la socializzazione all’interno del gruppo classe;
  • Spaced Learning, introdotta dallo scienziato Paul Kelley, basandosi sulle ricerche del neuroscienziato Douglas Fields, (pubblicate nel 2005 su Scientific American), sui brain breaks. La teoria si fonda sull’idea che le cellule cerebrali abbiano bisogno di un breve riposo tra una stimolazione e l’altra. Così, Kelley ha ideato la lezione basata su tre momenti della durata di 15 minuti, con intervalli di dieci minuti, in modo da rendere il cervello più recettivo.

 

Strumenti didattici

Aggiungiamo, in conclusione, una menzione su cosa e quali siano gli strumenti didattici a disposizione del docente in aula. Si tratta di qualsiasi risorsa materiale che possa aiutare nell’erogazione del contenuto della lezione e favorire l’apprendimento. Diventano il perno intorno al quale il docente può costruire la didattica.

Nella scuola odierna, parliamo soprattutto di strumenti tecnologici digitali, come ad esempio, LIM, Ebook, sussidi audiovisivi, ma anche, più genericamente, mappe concettuali e libri.

Per completare l’argomento, consigliamo di approfondire con Progettazione e Programmazione didattica: chiariamo i dubbi, i documenti didattici nei quali il docente può specificare le scelte relative alla metodologia, il metodo, le strategie e gli strumenti da adottare.

 

Le vostre domande più frequenti

Quali sono le 7 metodologie didattiche?

Le principali metodologie didattiche innovative includono: Flipped Classroom (classe rovesciata dove gli studenti studiano a casa e applicano in classe), Cooperative Learning (apprendimento collaborativo strutturato in gruppi), Circle Time (discussione in cerchio per sviluppare comunicazione ed empatia), EAS – Episodi di Apprendimento Situato (micro-argomenti che si sviluppano in macro-contenuti), Jigsaw (tecnica del puzzle dove ogni gruppo contribuisce con informazioni specifiche), Peer Education (educazione tra pari dove coetanei fungono da mediatori), Spaced Learning (apprendimento distribuito con pause per ottimizzare la memorizzazione). Queste metodologie si basano su principi pedagogici diversi ma condividono l’obiettivo di rendere l’apprendimento più attivo, coinvolgente e personalizzato. La scelta dipende dagli obiettivi formativi, dalle caratteristiche degli studenti e dal contesto educativo specifico.

 

Quante sono le strategie didattiche?

Non esiste un numero fisso di strategie didattiche, poiché esse si evolvono continuamente con la ricerca pedagogica e l’innovazione tecnologica. Tuttavia, si possono identificare due macro-categorie principali: strategie espositive (focalizzate sui contenuti dell’insegnamento) e strategie euristiche (centrate sugli stili di apprendimento degli studenti). All’interno di queste categorie si sviluppano diverse famiglie strategiche: strategie collaborative, individualizzate, inclusive, metacognitive, ludiche, digitali e multisensoriali. Ogni strategia può poi declinarsi in varianti specifiche adattate al contesto, alla disciplina e alle caratteristiche degli studenti. La ricchezza delle strategie didattiche deriva dalla loro natura flessibile e adattabile: gli insegnanti possono combinare, modificare e personalizzare gli approcci per rispondere alle esigenze specifiche della propria classe. L’importante è scegliere strategie coerenti con gli obiettivi formativi e le caratteristiche degli apprendenti.

 

Quali sono le strategie didattiche inclusive?

Le strategie didattiche inclusive sono approcci progettati per garantire l’accesso all’apprendimento a tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro caratteristiche, bisogni o abilità. Includono la differenziazione didattica (adattamento di contenuti, processi e prodotti alle diverse esigenze), l’Universal Design for Learning (progettazione universale che offre multiple modalità di rappresentazione, coinvolgimento ed espressione), il tutoring tra pari (supporto reciproco tra studenti), la gamification (uso di elementi ludici per motivare), e l’apprendimento cooperativo strutturato. Altre strategie includono l’uso di tecnologie assistive, mappe concettuali, organizzatori grafici e metodologie multisensoriali. L’obiettivo è creare un ambiente di apprendimento che valorizzi le diversità come risorsa, promuovendo partecipazione attiva, autonomia e successo formativo per tutti, compresi studenti con bisogni educativi speciali, disturbi dell’apprendimento o background culturali diversi.

Che cos’è il learning by doing?

Il Learning by Doing (letteralmente “imparare facendo”) è una metodologia didattica basata sull’apprendimento attraverso l’esperienza diretta e la pratica concreta. Questo approccio pedagogico si fonda sul principio che gli studenti apprendono meglio quando sono attivamente coinvolti in attività pratiche, sperimentazioni e progetti reali, piuttosto che limitandosi all’ascolto passivo di lezioni teoriche. Nel learning by doing, lo studente costruisce la propria conoscenza attraverso l’azione, l’osservazione dei risultati, la riflessione sull’esperienza e l’applicazione delle competenze acquisite in nuovi contesti. Questa metodologia sviluppa competenze trasversali come il problem solving, il pensiero critico e l’autonomia, preparando gli studenti ad affrontare situazioni reali con maggiore consapevolezza e competenza.

 

Che cos’è la metodologia didattica cooperative learning?

Il Cooperative Learning è una metodologia didattica inclusiva che stimola gli studenti a lavorare insieme in piccoli gruppi per raggiungere un obiettivo comune. Non si tratta semplicemente di “lavorare in gruppo”, ma di un approccio strutturato basato su principi specifici: l’interdipendenza positiva (fare affidamento sugli altri in modo costruttivo), la responsabilità individuale, l’interazione faccia a faccia, lo sviluppo di competenze comunicative e la capacità di autovalutazione del lavoro svolto. Questa metodologia favorisce la “costruzione comune” di procedure, concetti e conoscenze, permettendo agli studenti di imparare gli uni dagli altri attraverso la collaborazione attiva. È particolarmente efficace per sviluppare sia competenze disciplinari che sociali.

 

Quali sono le strategie didattiche metacognitive?

Le strategie didattiche metacognitive sono approcci che sviluppano la consapevolezza degli studenti sui propri processi di apprendimento, insegnando loro “come imparare ad imparare”. Includono l’autoregolazione (pianificazione, monitoraggio e valutazione del proprio apprendimento), la riflessione metacognitiva (analisi dei propri successi e difficoltà), il self-questioning (porsi domande sui contenuti e sui processi), e l’autovalutazione (giudizio critico sulle proprie performance). Altre strategie sono il think-aloud (verbalizzazione dei processi mentali), i diari di apprendimento, le mappe metacognitive e il goal setting (definizione di obiettivi personali). Questi approcci sviluppano autonomia, responsabilità e efficacia nell’apprendimento, aiutando gli studenti a identificare le strategie più efficaci per loro, a trasferire competenze in contesti diversi e a diventare lifelong learners. La metacognizione è particolarmente importante nell’era digitale per sviluppare pensiero critico e capacità di autogestione.

 

Quali sono alcuni nuovi metodi di insegnamento?

I nuovi metodi di insegnamento si caratterizzano per l’integrazione di tecnologie digitali, approcci attivi e personalizzazione dell’apprendimento. Tra i più innovativi troviamo: Blended Learning (combinazione di didattica in presenza e online), Micro-learning (apprendimento in piccole unità facilmente fruibili), Design Thinking (approccio creativo per risolvere problemi complessi), Storytelling digitale (narrativa multimediale per coinvolgere emotivamente), Realtà Virtuale e Aumentata (esperienze immersive per apprendimenti significativi), Intelligenza Artificiale (personalizzazione adattiva dei contenuti), Gamification (meccaniche di gioco applicate all’educazione). Altri metodi emergenti includono BYOD (Bring Your Own Device), Coding e Robotica educativa, Podcast e Videomaking, Classroom Management digitale. Questi metodi rispondono alle esigenze di studenti nativi digitali, promuovendo competenze del 21° secolo come collaborazione, creatività, pensiero critico e alfabetizzazione digitale.

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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