L’opinione della Generazione Z sull’università in Usa e in Italia

Cosa pensano dell’istruzione universitaria le matricole o gli studenti prossimi all’ammissione? Capiamolo attraverso due recenti sondaggi.

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La Generazione Z riflette sull’istruzione universitaria e su come vorrebbe che fosse. Sia negli Usa che in Italia, sono stati recentemente svolti dei sondaggi, volti proprio ad indagare le impressioni dei giovanissimi, cioè dei diretti interessati, coloro che hanno appena iniziato a frequentare un corso universitario o che si accingono a farlo.

Si tratta della classe del futuro, e per questo tutti i riflettori sono puntati su di essa. Anche se, secondo le ricerche del Census Bureau, gli americani appartenenti alla Generazione Z sono circa 68 milioni, un numero inferiore rispetto a coloro che fanno parte della Generazione Millennial, circa 73,4 milioni.

 

Cosa pensa dell’università la Generazione Z degli Usa

Dai dati del sondaggio Gallup and Walton family foundation-state of American youth survey, svolto tra il mese di aprile e maggio 2023, emerge che l’83% dei 3114 ragazzi tra i 12 e 26 anni intervistati, ritiene l’istruzione universitaria “molto” o “abbastanza” importante.

Tra le donne si registra la maggiore percentuale di positività, l’87% infatti è convinta della necessità di frequentare un ateneo, rispetto al 80% degli uomini.

Già coloro che frequentano la scuola superiore si dichiara per la maggior parte positivo nei confronti dell’università, il 62% ritiene che frequentarla in futuro sarà utile. Probabilmente tali affermazioni potrebbero essere influenzate dalla spinta dei genitori: il 55% degli intervistati, infatti, ammette di sentire forte la pressione dei genitori nella scelta di un buon college.

Questo dato appare, in parte, curioso, se riflettiamo sul fatto che solo il 39% degli adulti compresi nella fascia d’età 35-54 anni, dichiara di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nell’istruzione. Come emerge dai sondaggi Gallup, la diffidenza, probabilmente, è legata all’elevato costo delle università americane, per molti difficile da affrontare.

 

Il problema dell’istruzione americana è il costo

I dati emersi dal sondaggio circa le impressioni della Gen Z sono incoraggianti, se si pensa che le iscrizioni nelle università americane sono in calo, già dal periodo precedente la pandemia Covid. Il futuro delle università in Usa è quindi nelle mani della Gen Z, saranno loro a decretare un ulteriore calo o la ripresa degli atenei.

Ciò che può influenzare l’andamento delle iscrizioni future è soprattutto la preoccupazione per il costo delle rette universitarie: il dato positivo è che, al momento, il 53% degli studenti delle scuole K-12 (il ciclo scolastico della durata di 12 anni che precede l’università), crede di poter affrontare tale spesa economica.

Nella ricerca condotta da Lumina Foundation, è stato rilevato che solo il 9% degli universitari americani ritiene che un’istruzione di qualità sia accessibile a tutti. Il 71% ritiene che non più della metà possano accedere a dei corsi di qualità, ritenuti effettivamente utili per il futuro.

Lo studio Lumina-Gallup State of Higher Education 2022, evidenzia però che, nonostante l’alto costo, il 44% degli adulti afferma che portare a termine un percorso universitario possa garantire opportunità di successo lavorativo maggiori rispetto a 20 anni fa.

 

Cosa pensa la Generazione Z italiana

Nel mese di ottobre, a Napoli, si è svolto il XX Congresso Codau (associazione dei direttori generali di 94 atenei italiani, pubblici e paritari), nel quale si è riflettuto sui dati emersi dal sondaggio condotto dall’istituto demoscopico Lab21.01 in collaborazione con Alé Comunicazione.

Tra i mille giovani tra 18 e 24 anni intervistati, il 45,3% si considera ottimista e fiducioso verso il futuro, rispetto al 36,6% alla popolazione più adulta.

Nel sondaggio, dal titolo “L’impatto sociale delle università italiane e le aspettative della Generazione Z”, si nota che il ruolo che viene riconosciuto all’università da parte dei giovani della Gen Z, è così ripartito: il 52,9% pensa che l’università debba formare e istruire; il 26,9% che debba occuparsi di ricerca; il 25,3% che gli atenei debbano valorizzare e aumentare le conoscenze.

 

L’università ideale per la Generazione Z italiana

I giovani italiani pensano che, nella propria scelta universitaria, incida soprattutto l’offerta formativa degli atenei, per il 35,7%, e la reputazione di cui gode l’istituzione per il 30,2%.

Inoltre, l’università ideale dovrebbe avere un’offerta formativa al passo con i tempi per il 30,7% degli intervistati, dovrebbe permettere di seguire corsi sia in presenza che in remoto nel 26,7% (questi ultimi probabilmente influenzati dall’esperienza vissuta durante la pandemia). Nel 24,4% dei casi si richiede all’università di essere tecnologicamente avanzata, e di implementare il collegamento tra università e aziende per il 24,2% degli intervistati. A quest’ultimo punto, si collega la richiesta di maggiori tirocini e stage da parte degli studenti universitari, in modo da creare un ponte tra la formazione e l’entrata nel mondo del lavoro (approfondisci con Tirocini universitari: il confronto tra Stati Uniti e Italia).

I principali problemi riscontrati dalla Gen Z, sono, nell’ordine: le tasse universitarie troppo elevate per il 35,1%, lo scarso ricambio generazionale del corpo docente per il 34,9%, seguite dalla scarsa disponibilità nei confronti degli studenti-lavoratori per il 30,4% e le strutture universitarie poco tecnologiche per il 30,2% degli studenti.

La particolarità italiana che sta emergendo in questo periodo, è la volontà di frequentare evitando di spostarsi fuori sede. “La Generazione Z è tutta da conoscere”, sottolinea Michele Camisasca, Direttore Generale Istat, “quello che emerge dalle nostre statistiche è che ha un bisogno di collegamento con le proprie radici, questa generazione vorrebbe studiare e lavorare dove è nata”.

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura.

Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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