Come l’emotività agisce sulla pianificazione degli studi universitari in Usa e in Italia

In che modo lo stress può influenzare la scelta universitaria? Vediamo, attraverso diversi studi, quali sono le principali difficoltà emotive degli studenti.

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Il passaggio dalle scuole superiori all’università è un momento transitorio che scatena numerose emozioni nelle future matricole. È una situazione emotivamente stressante, e la capacità di saper gestire i propri sentimenti è un elemento chiave per effettuare la scelta giusta.

 

La pianificazione dell’università in USA scatena l’ansia

La ricerca condotta da RNL in collaborazione con Zeema (app rivolta agli studenti americani degli Stati Uniti, nella ricerca di amici e coinquilini al college, collaboratrice di oltre 2500 atenei statunitensi), ha permesso di individuare le principali fonti di stress per le future matricole. Individuare le problematiche emotive nella fase di transizione scuola-università, permette di poter agire, da parte degli atenei, sui punti chiave, e coinvolgere gli studenti con le forme comunicative più adatte.

Non tutti, infatti, sono pronti al viaggio che li attende: seppur entusiasti, l’università può rappresentare un percorso stressante, già dal momento della pianificazione che, negli Usa, inizia anni prima, durante il periodo scolastico.

Tra gli studenti intervistati, l’86% dichiara di sentirsi spesso stressato dall’argomento, l’82% ansioso e il 73% di essere preoccupato circa il futuro universitario.

 

Le maggiori fonti dello stress durante la pianificazione

Dalla ricerca emergono i fattori più importanti nello scatenare una forte emotività dal carattere negativo:

  • Il 78% teme di non riuscire a pagare il corso di studi
  • Il 77% è preoccupato di non raggiungere buoni voti
  • Il 71% ha paura di dimenticare di presentare eventuali documenti necessari per l’iscrizione
  • Il 56% è ansioso all’idea di affrontare il colloquio di ammissione
  • Il 55% è in difficoltà all’idea di non sapere se entrerà o meno nell’ateneo prescelto
  • Il 55% non crede di saper affrontare il processo di richiesta degli aiuti finanziari
  • Il 47% teme di non riuscire a scrivere un buon saggio di ammissione

Non solo aspetti di tipo burocratico, molte ansie, infatti, riguardano la vita sociale e il cambiamento delle proprie routine:

  • L’83% ha paura di non riuscire a stringere nuove amicizie ed è in apprensione per il coinquilino con cui dovrà condividere la stanza
  • Il 60% teme di non essere a proprio agio nelle nuove classi
  • Il 54% ha paura di andare in nuovo posto
  • Il 47% è stressato all’idea di dover vivere da solo per la prima volta

Questi fattori possono influenzare l’emotività dello studente e, di conseguenza, la capacità di effettuare una scelta ponderata e giusta per sé stesso.

 

Cosa possono fare le università per alleviare le paure?

Il rapporto di RNL, consiglia le attività che gli studenti preferirebbero venissero messe in atto dalle università per placare l’ansia e condurli ad operare una scelta consapevole, che non sia frutto dell’emotività (per approfondire, leggi anche i risultati del nuovo Connected Student Report di Salesforce):

  • Per alleviare le paure relative al pagamento delle rette universitarie, è necessario fornire delle informazioni chiare e coinvolgere le famiglie attraverso delle consulenze finanziarie individuali;
  • Per risolvere lo stress legato all’invio della modulistica, è possibile inviare delle newsletter personalizzate o sms, con le liste degli adempimenti e le relative date;
  • Per mitigare lo stress da prestazione relativo al colloquio di ammissione, si possono condividere sul sito universitario delle interviste tipo e invitare gli studenti a delle sessioni virtuali di incontri per porre eventuali domande e ascoltare le esperienze di chi ha già sostenuto il colloquio. Stessa cosa anche per il saggio di ammissione, meglio realizzare delle collaborazioni con docenti universitari e organizzare dei workshop;
  • L’università potrebbe porsi come intermediaria nello sviluppo di contatti fra futuri coinquilini, per anticipare una primaria conoscenza. Anche le comunità online possono essere una valida opportunità per sviluppare delle conoscenze e non sentirsi “soli” all’arrivo al campus.

 

La ricerca italiana

Lo studio delle psicologhe Tiziana Lanciano e Antonietta Curci (2012), ha cercato di analizzare il rapporto tra l’intelligenza emotiva e il successo universitario.

La ricerca italiana, (condotta dagli studiosi per un periodo di 7 anni, che ha avuto come oggetto di studio la media dei voti, il voto di laurea e il numero di anni impiegati per ottenere il titolo), ha confermato la relazione tra la capacità della gestione dei propri sentimenti e la buona riuscita nell’ambito universitario.

L’Intelligenza emotiva, espressione coniata da Peter Salovey e John D. Mayer, nell’articolo Emotional Intelligence, consiste nella capacità di percepire, comprendere, e gestire le emozioni. L’espressione, che ha poi raggiunto il culmine della notorietà con il successivo libro di Daniel Goleman (Emotional Intelligence, 1995), descrive la necessità di comprendere le proprie emozioni per migliorare le relazioni e la capacità di problem solving. È proprio in una scelta delicata e carica di stress, come quella universitaria, che diventa un elemento indubbiamente a favore del soggetto.

 

Le paure dei neodiplomati italiani

Fra gli studenti italiani, le fonti di maggiore stress che incidono negativamente sull’emotività, riguardano il timore di sbagliare diventando bersaglio dei giudizi altrui, e di non essere all’altezza della scelta opzionata.

Un sondaggio condotto nel 2022 da Skuola.net in collaborazione con l’agenzia per il lavoro Gi Group, in occasione della seconda edizione di “Giovani e orientamento”, ha evidenziato le riflessioni dei ragazzi sull’argomento. Su un campione di 3000 studenti, di cui 1000 diplomandi, 1 studente su 2 ha paura di diventare NEET (un soggetto che non studia e non lavora). Nel sondaggio si legge, ancora, che 1 studente su 3 ammette di non avere idee chiare sul percorso universitario, e 3 studenti su 10 dichiarano di non aver mai fatto orientamento circa la scelta della facoltà universitaria. Oltre che scarse, le attività di orientamento sono state giudicate qualitativamente non idonee dal 59% degli intervistati.

Come si legge sul sito di Almalaurea un orientamento efficace è il primo passo per far scelte consapevoli e raggiungere i tuoi traguardi”. L’importanza dell’orientamento è quindi fuori discussione, per questo motivo, proprio dall’anno scolastico in corso, nel sistema italiano, è stata introdotta la figura del docente orientatore (approfondisci nell’articolo Docente tutor e docente orientatore: cosa c’è da sapere), per supportare i futuri diplomandi ad una scelta consapevole che possa aiutare a gestire il carico emotivo che porta con sé. Anche gli Open Day sono una risorsa importantissima per aiutare gli studenti a comprendere al meglio l’offerta formativa e le opportunità che scaturiscono da un determinato percorso formativo; dalla nostra lunga esperienza nell’organizzazione di eventi di orientamento, abbiamo creato molti materiali che possono aiutare le scuole a creare open day efficaci (per iniziare puoi partire dall’articolo Come organizzare un Open Day a scuola).

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Ilenia Valleriani

Ho conseguito con lode la laurea specialistica in Comunicazione d’Impresa, successivamente alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma. Insegnante nella scuola superiore di secondo grado, dal 2017 ho iniziato l’attività di content writer, in particolare sui temi del marketing e della comunicazione, per seguire la passione che coltivo sin da bambina: la scrittura. Da luglio 2021 collaboro con il blog di Education Marketing Italia.

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