Generazioni a confronto: dove eravamo rimasti?

Chi sono i ragazzi e le ragazze di queste nuovissime generazioni, contrapposte alle generazioni di cui fanno invece parte i loro insegnanti.

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Abbiamo già pubblicato, in passato, alcuni articoli che cercano di delineare il profilo delle Generazioni Y e Z: nel 2017 vi abbiamo parlato dei valori, del profilo di fiducia e consapevolezza sociale e politica, delle opinioni religiose e quelle relative al lavoro e all’educazione della famigerata Generazione Z (leggi l’articolo); nel 2015, abbiamo messo a confronto la Generazione Y e la Z (link), sottolineando le differenze che è necessario tenere in considerazione al momento di comunicare con gli uni e con gli altri, anche in classe.

 

 

Facciamo però qualche passo indietro e cerchiamo di soffermarci su chi sono i ragazzi e le ragazze di queste nuovissime generazioni, contrapposte alle generazioni di cui fanno invece parte i loro insegnanti. Vediamo le caratteristiche di queste generazioni, evidenziate in un articolo di Iberdrola, “From the baby boomer to the post-millennial generations: 50 years of change

–        I Baby Boomers sono i nati tra il 1945 e il 1964, in pieno dopoguerra. Sono così chiamati perché in quel periodo, nei Paesi anglosassoni, si sperimentò il “baby boom”, un aumento notevole delle nascite. Questa generazione è associata con il rifiuto o la ridefinizione dei valori tradizionali, e hanno conosciuto un benessere sconosciuto alle generazioni precedenti, portando ad un incremento sostanziale del consumismo.

–        La Generazione X include, invece, i nati tra il 1965 e il 1981: è il periodo di ricostruzione post-bellica. La vita non era facile, l’economica non era florida e il lavoro è diventato dunque un valore centrale per questi individui, che sono orientati alla produzione, all’individualismo e all’ambizione. È conosciuta come una delle generazioni più intraprendenti, a cui si deve di fatto l’espansione di Internet, ma è anche generalmente caratterizzata da mancanza di ottimismo nel futuro, scetticismo e sfiducia nei valori tradizionali e nelle istituzioni. Hanno goduto di stabilità lavorativa e familiare, adattandosi al mondo 4.0 che cambiava intorno a loro.

Ma cosa è successo alle generazioni successive? La risposta è nella rivoluzione digitale, un insieme di eventi, invenzioni e nuovi comportamenti che hanno determinato un netto spartiacque nei modelli di comportamento e nel rapporto degli individui con la realtà e con la società.

–        La Generazione Y, o Millennials, nati fra il 1982 e il 1994, è formata dai cosiddetti “nativi digitali”, da coloro per cui la tecnologia è una parte integrante e inscindibile della vita quotidiana, che vedono la realtà attraverso il filtro di uno schermo: pur essendo nati poco prima dell’esplosione di Internet, sono cresciuti mentre Internet stesso cresceva e si evolveva, generando un rapporto simbiotico che ha reso facile e naturale la migrazione verso l’uso costante della tecnologia. Tuttavia, sono anche cresciuti durante la crisi economica, in un mondo che richiede loro uno sforzo notevolmente superiore a quello richiesto ai loro genitori o nonni per trovare una stabilità lavorativa. L’insoddisfazione è un sentimento diffuso, così come il disagio verso un mondo che appare poco ospitale per colpe che ricadono sul consumismo sfrenato dei decenni precedenti: la tecnologia diventa un rifugio sicuro, un filtro necessario. Eppure, la generazione dei Millennials è etichettata come pigra, narcisistica e viziata.

–        La Generazione Z, dei post-Millennials o dei Centennials, dei nati fra il 1995 e il 2010, è la generazione dei nati con Internet: non conoscono un mondo che non sia connesso, con effetti diretti sulla concezione che hanno delle relazioni, della società e dell’educazione. Il loro rapporto con la tecnologia è simbiotico, e si traduce spesso in un disagio o inabilità a muoversi nel mondo delle relazioni non virtuali. Sono abituati ad operare in multi-tasking e ad ottenere una risposta immediata ad ogni loro esigenza, con la velocità a cui Google risponde ad una loro domanda: da qui deriva una naturale impazienza, una difficoltà nel ricercarsi da soli risposte ed opportunità, dello sforzarsi a mantenere un prolungato livello di attenzione e concentrazione. I modelli di comportamento sono influenzati dai pochi esponenti dotati di popolarità social; hanno però una grande abitudine ad esprimere la propria opinione e a promuovere idee di impatto sociale, con una grande apertura mentale su argomenti spesso ignorati dalle generazioni precedenti (si pensi al movimento #MeToo, che riguarda gli abusi sulle donne, o #BlackLivesMatter, sulle differenze di trattamento subite da persone di colore, o ancora la sensibilità diffusa verso diversi orientamenti sessuali o identità di genere).

–        La Generazione Alpha, o Generation Glass (“Generazione Vetro”, dallo schermo dei dispositivi ormai così largamente diffusi – da cui anche il termine “screenagers”, coniato come crasi tra “teenagers” e “screen”, schermo), è la proposta di denominazione della nuovissima generazione dei nati dopo il 2010, l’anno in cui è stato lanciato il primo iPad ed in cui è stato creato Instagram. Mark McCrindle, sociologo, demografo e ricercatore, che ha proposto tale denominazione, prevede che la Generazione Alpha sarà quella che godrà, rispetto alle precedenti, del più grande avanzo tecnologico, della più alta formazione culturale ed accademica e, in generale, del maggior benessere (link). Ancora non può essere definito il modello comportamentale di questi soggetti, per cui è ancora aperto il dibattito su quanto sarà evidente il gap generazionale con i Centennials che li precedono.

Secondo le stime del 2016, della Banca americana Merril Lynch, al mondo i Millennials e i Centennials rappresentano rispettivamente il 27% e il 32% della popolazione.

Non c’è insegnante che non abbia notato, nei confronti dei giovani allievi, la difficoltà anche meramente linguistica di questi ultimi, abituati sempre più al linguaggio di Internet, frammentato e poco organico: la capacità di pensiero laterale sembra ridotta e la soglia di attenzione sempre più bassa. Ad avere tutto a portata di click, si fa fatica a ricordare, memorizzare, calcolare, scrivere manualmente. “Tutto e subito” è l’espressione chiave, e i media (social network in primis) cambiano il rapporto dei giovani con l’informazione e la conoscenza, con il tempo che diventa il fattore critico determinante: aumenta la disponibilità di informazioni e si riduce il tempo per fruirne e l’attenzione ad esse dedicata, frutto di costanti sollecitazioni che arrivano da ogni lato. (link)

Considerate le enormi differenze generazionali evidenziate rispetto ai Baby Boomers e alla Generazione X – che attualmente ancora predominano nelle posizioni dirigenziali, governative e, in generale, di potere, così come nelle aule nel ruolo di insegnanti – è evidente che siamo alla vigilia di un cambio di rotta più che significativo, verso una direzione sempre più in linea con le aspettative, le esigenze e i nuovi valori dei nativi digitali e degli “screenagers”, verso una vera e propria nuova definizione antropologica di ciò che l’uomo è  o non è in grado di fare: dimenticheremo, ad esempio, come si memorizza una poesia o come si calcola una divisione? Oppure assorbiremo la velocità dei computer che abbiamo nel palmo delle nostre mani sotto forma di smartphone e tablet?

E ancora… Che effetto avrà tutto ciò sulla società e sull’educazione delle future generazioni? È davvero impossibile prevederlo.

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Valeria Alinei

Professionista nel campo del Marketing e della Comunicazione. Grazie ad un background accademico internazionale, ha svolto ricerche in merito all’applicazione del marketing al settore dell’istruzione, a partire dal lavoro di Tesi magistrale dal titolo “Higher Education Marketing a supporto dell’internazionalizzazione delle Università”, che le è valso una Menzione Speciale da parte dell’AICUN - Associazione Italiana Comunicatori d’Università.

Ha collaborato con l’Ufficio Marketing dell’Università Cattolica di Milano ed è - dal 2016 - una firma stabile del blog di Education Marketing Italia.

Nel dicembre 2019 ha pubblicato con la McGraw-Hill il suo primo libro dal titolo "Education marketing. Strategie e strumenti per comunicare il valore nel mondo dell'istruzione".

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