Come usare la Realtà Virtuale a scuola? L’abbiamo chiesto a Prof Digitale

Dico sempre: "La rete è una miniera d'oro per gli insegnanti: esistono già tantissimi contenuti validissimi e che possono essere riutilizzati".

5/5 - (1 vote)

Parliamo ancora di AR, VR e Tecnologie: è meglio crearsi i propri contenuti o trovarli in rete? Meglio usare la Realtà Aumentata o Virtuale? Quali sono le maggiori difficoltà che un professore potrebbe incontrare?

Oggi vi proponiamo un’intervista in cui abbiamo fatto rispondere a queste e molte altre domande chi, in questo campo, ci lavora da anni come insegnante, ma anche come divulgatore e grande appassionato. Stiamo parlando di Alessandro Bencivenni, che forse vi sarà già capitato di incontrare nelle vostre ricerche nel web, conosciuto anche come ProfDigitale, dal nome del suo sito web www.profdigitale.com in cui divulga consigli e buone pratiche.

 

 

Ciao Alessandro. Cominciamo con una piccola presentazione: chi sei, di cosa ti occupi, quali sono i tuoi interessi…

Sono un docente di lingua e cultura francese in un Liceo Linguistico e Liceo Economico sociale della Provincia di Arezzo, il Liceo Giovanni da San Giovanni. Sono animatore digitale, sono funzione strumentale e quindi all’interno della mia scuola mi occupo di tutto ciò che ha a che fare con le tecnologie. Sono un formatore, tengo e ho tenuto corsi sulle tecnologie in ambito didattico, soprattutto collegate a Google. In passato ho tenuto corsi sulla cittadinanza digitale, sia per gli studenti che per i genitori. Oltre a questo faccio il divulgatore online grazie al mio sito profdigitale.com con i social collegati tra cui il canale YouTube dove pubblico video tutorial e video di recensioni sempre relativi alla educational technology.  

 

Come hai iniziato ad usare questi media nelle tue classi? Per quali materie? È stata una proposta tua o del tuo istituto?

Ho iniziato per la mia materia già ad inizio carriera, ovvero 14 anni fa. Ho iniziato subito a usare quello che avevo disponibile, e quindi anche strumenti miei: mi portavo il computer da casa, lo collegavo a un proiettore nelle classi in cui non c’era la LIM. Mi ha sempre affascinato questo rapporto con le tecnologie soprattutto perché volevo fare le cose in maniera più efficace e farle anche in maniera più veloce per me come insegnante, e semplificarmi la vita, sempre tenendo sott’occhio gli obiettivi didattici.

 

È stata una proposta tua o del tuo istituto? Se tua, come è stata accolta?

È stata una proposta mia quando ad esempio nella mia scuola abbiamo aderito alla G Suite (1). Quindi sì, di solito sono sempre stato io a proporre gli strumenti perché convinto del fatto che potessero essere utili non solo a me ma anche ai vari colleghi.
La proposta è sempre stata accolta in maniera molto positiva. Ho avuto la fortuna di avere sempre dei dirigenti scolastici che mi hanno appoggiato, che hanno capito che il mio ricorso alla tecnologia era un qualcosa di equilibrato e comunque sempre dettato dalle esigenze didattiche di lavoro. Da questo punto di vista posso ritenermi decisamente molto fortunato perchè non è sempre così.

(1) G Suite è una suite integrata di applicazioni per la produttività e la collaborazione native per la cloud e sicure, con la tecnologia IA di Google.

 

Hai usato contenuti già presenti o li hai creati ad hoc?

Ho utilizzato contenuti presenti in rete. Dico sempre che la rete è una miniera d’oro per gli insegnanti: esistono già tantissimi contenuti validissimi e che possono essere riutilizzati senza problemi e questo ci semplifica ulteriormente la vita. Quando non sono riuscito a trovare contenuti fatti da altri, invece, li ho fatti io in prima persona. Penso a video didattici per la classe capovolta, o altri contenuti che ho utilizzato durante le lezioni.

 

Come scegliere quale di queste due strade seguire?

Come dicevo prima, il fatto di trovare un contenuto che funziona e, se pensiamo che possa funzionare per la nostra classe, secondo me questo pensiero dovrebbe spingerci ad utilizzare quel contenuto trovato. Il “trucco” è tenere a mente la classe all’interno della quale vogliamo utilizzare un determinato strumento o contenuto: qualcosa che funziona per una classe non è detto che funzioni per l’altra. Avendo in mente il pubblico, il target, si riesce a capire se uno strumento può funzionare o no, oppure se c’è bisogno di crearlo da zero totalmente ritagliato intorno alla nostra classe.

 

Come scegliere se usare la AR o la VR?

Si tratta di due strumenti che hanno a che fare con il virtuale ovviamente. Spesso si tende anche a confondere AR e VR (come sa bene chi ha letto i nostri atricoli dei mesi scorsi, ndr), ma sono due strumenti però diversi. Trovo sicuramente più affascinante la VR anche se la AR ha dalla sua il fatto di essere più immediata, sia per noi docenti, sia per gli studenti: oltre allo smartphone, non abbiamo bisogno di tantissime altre cose per usarla, cosa che non è così per la VR in cui si hanno bisogno di strumenti come i visori che, nonostante siano comunque economici, richiedono una spesa se non da parte nostra, da parte degli studenti.

 

Come si scelgono gli strumenti?

Sulla base degli obiettivi didattici. Non si sceglie uno strumento semplicemente perché è alla moda o la tendenza del momento ma lo si fa perché lo strumento ci aiuta nell’arrivare con una classe ad un certo livello di obiettivi. La cosa importante è avere bene chiaro il pubblico quindi gli studenti ai quali ci rivolgiamo. È lo strumento giusto se ci aiuta ad arrivare lì in maniera più efficace anche stimolando la creatività e l’attenzione, anche con un minimo di effetto wow, lo ammetto. Se riusciamo ad agganciare gli studenti indubbiamente la tecnologia ci può aiutare. Ma ricordiamoci che la tecnologia è sempre un mezzo, non il fine.

 

Si può iniziare una sperimentazione di queste tecniche senza che la scuola abbia molte risorse economiche?

Indubbiamente sì: ci sono per quanto riguarda la VR come dicevo prima dei visori chiamati cardboard che sono economici e costano dai 2 ai 6 euro. Si tratta di scatolette in cartone che contengono due lenti asferiche. Si inserisce dentro lo smartphone e si può iniziare un’esperienza in realtà virtuale. Per quanto riguarda gli strumenti di creazione, ci sono strumenti gratuiti forniti ad esempio da Google come il Tour Creator che ci permette di creare dei tour in VR senza spendere praticamente niente. L’unica spesa che si deve affrontare è quella del visore in cartone che costa veramente poco. Per la AR è ancora più semplice perchè basta un applicazione (come Metaverse Studio) che ci permette di realizzare esperienze in realtà aumentata senza spendere praticamente niente, sfruttando gli smartphone degli studenti per poi vedere effettivamente i nostri prodotti in realtà aumentata.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà nel tuo percorso?

Direi che per la maggior parte degli insegnanti le difficoltà sono spesso di tipo strutturale. Se non c’è una buona infrastruttura di rete, se non si ha a disposizione un wifi di un certo livello, questo tipo di esperienze diventano più difficoltose. Così come se non si hanno a disposizione dei computer a scuola, le cose di fanno leggermente più complicate perchè non è sempre possibile affidarsi al bring you own device per realizzare cose anche abbastanze complesse come quelle di cui abbiamo parlato.

 

Ciò che credevi fosse più complicato e che invece si è rivelato facile?

Realizzare questo tipo di esperienza. Di solito si pensa che per realizzare esperienza con AV o VR si debbano avere delle competenze veramente eccezionali. In realtà, si possono realizzare dei prodotti dignitosissimi senza essere degli ingegneri informatici o senza avere delle conoscenze a livello di linguaggi di programmazione. Ormai troviamo a nostra disposizione applicazioni che sono pensate non solo per noi insegnanti, ma anche per studenti che talvolta non sanno usare bene il computer quanto lo smartphone. Sono strumenti caratterizzati da interfacce semplificate e funzionalità che risultano essere veramente molto molto semplici.

 

Che feedback espliciti o impliciti ricevi dalla classe?

Al primo impatto i ragazzi manifestano tantissimo entusiasmo perché si tratta di una novità. A un certo punto, però, capiscono che in quello che stiamo facendo c’è una bella componente di divertimento ma anche tanto lavoro e percepiscono che stiamo perseguendo degli obiettivi, e che dobbiamo realizzare effettivamente qualcosa. Lì capiscono che stiamo facendo sul serio, che non stiamo semplicemente giocando, e allora qualcuno può cominciare a manifestare meno entusiasmo e magari può lamentarsi. Però poi quando alla fine capiscono ciò che vogliamo realizzare ovvero spesso un lavoro per ottenere qualcosa di tangibile che può essere mostrato anche al di fuori delle mura della scuola, lì effettivamente riescono a tirare fuori il meglio di sé stessi.

 

Consiglieresti di usare questi media ad altri professori e perché?

Sì. Ci permette di agganciare i ragazzi, lavorare sulla motivazione, far lavorare loro su argomenti come le competenze digitali ma allo stesso tempo farli lavorare su delle competenze che sono relative alla propria materia specifica. Penso alla esperienza in VR che ho realizzato con le classi terza e quarta del mio liceo lo scorso anno: abbiamo realizzato una guida in realtà virtuale del museo del centro storico di San Giovanni Valdarno: per me non è stata semplicemente un voler creare una guida in realtà virtuale, ma è stato importante, da insegnante di lingua quale sono, farli ragionare, far acquisire loro un lessico specifico, spronarli a parlare all’interno delle guide, farli scrivere. In realtà, è semplicemente un mezzo per ottenere un qualcosa di concreto a livello didattico. I ragazzi sono stati decisamente motivati e il lavoro svolto ottimo.

 

Hai qualche consiglio in particolare da dare?

Programmare tutto in maniera molto dettagliata. Si tratta di attività che non si improvvisano ma che richiedono una programmazione molto meticolosa soprattutto per quanto riguarda le tempistiche e la gestione delle varie fasi di lavoro. Questo è il consiglio che mi sento di dare. Non è una cosa che si realizza dall’oggi al domani.

 

Servono corsi o abilitazioni?

No, assolutamente non servono abilitazioni. Ovviamente se ci sono dei corsi vicino a voi frequentateli perché lavorare con un formatore indubbiamente ha i suoi vantaggi. Esistono comunque tanti tutorial. Io stesso ne ho realizzato uno sul mio canale YouTube e con quello già alcuni docenti e colleghi mi hanno scritto che iniziano a capire che piano piano inizieranno anche ad utilizzare in classe questi strumenti.

 

Tre ragioni per convincere chi ci legge ad avvicinarsi a queste tecnologie?

  1. La motivazione che riusciamo a far venire fuori nei ragazzi.
  2. Il fatto che gli studenti riescano ad essere più creativi utilizzando questi strumenti.
  3. È interessante per i colleghi il rinnovarsi di continuo. Personalmente, fare le stesse cose per dieci, venti, trent’anni è qualcosa che non riesco a concepire. Il trovare delle strade nuove per arrivare agli obiettivi che ci siamo dati, utilizzando mezzi nuovi, per me è stimolate e dà una motivazione non solo ai ragazzi ma anche a me come insegnante.

 

Tre raccomandazioni?

  1. Programmare con largo anticipo le tempistiche e le modalità.
  2. Confrontarsi anche con altri colleghi perché spesso e volentieri si rischia di “cantarsela e suonarsela” da soli. La cosa importante è chiedere il parere anche di altri colleghi che magari non siano propriamente dentro la tecnologia, insomma chiedere feedback.
  3. Sentite anche le opinioni degli studenti, questo vi aiuterà la volta successiva ad arrivare dritti al punto magari togliendo quello che c’è di superfluo e quello che i ragazzi hanno trovato poco interessante o troppo difficoltoso. Quindi la voce dei ragazzi deve essere sicuramente ascoltata il più possibile quando si arriva alla fine di questi progetti.

Dopo questa intervista siete sicuramente pronti per passare all’azione seguendo il nostro tutorial su come sperimentare con la Realtà Virtuale in classe!

Giulia Cattoni

Lavoro dal 2013 nell'ambito della comunicazione e del marketing. Mi sono appassionata e specializzata sui temi riguardanti il territorio, l'innovazione e l'educazione diventando professionista dell'uso del linguaggio e della creazione, gestione e organizzazione dei contenuti. Mi sono laureata in Comunicazione con una tesi sull'uso della lingua per l'infanzia, ho frequentato corsi sulla didattica emozionale e sulla robotica educativa. Trasversalmente, ho carpito la sensibilità dalla mamma insegnante e l’ho fatta mia lavorando con entusiasmo per sette anni come istruttrice di pallavolo nel settore giovanile comasco. Lavoro con orgoglio per Education Marketing Italia dal 2016 come autrice del blog e dal 2020 sono entrata a far del team che offre servizi e consulenza strategica per le scuole.

Host Consulting srl - Via F.lli Recchi, 7 22100 Como - P.IVA 01434150197 | © 2022 | Privacy Policy - Cookies Policy
expand_less